Dopo la seconda prova, aspetta aspetta che mi rilasso un po’…- “Insidious”

Arrivato dopo sei ore di scritto della seconda prova della maturità e impossibilitato a dormire causa i due caffè presi durante la mattinata, decisi di mettermi sul divano per cercare qualcosa di rilassante da vedere. Mia madre si sedette di fianco a me e con fare tranquillo mi disse “Allora? Che mi fai vedere oggi?” Ciò significava che avrei dovuto cambiare i miei piani per l’ennesima volta: tutte le volte che voglio vedere un film per il quale avevo aspettato giorni (oh, per me sono tanti anche due giorni) per dei maledetti sottotitoli, arriva il membro della famiglia di turno che dichiara “Ascolta, puoi guardare quella roba lì (riferendosi a qualunque tipo di film che io sto guardando anche se si tratta del sequel di “Winnie The Pooh e gli Efelanti”) quando sei a casa da solo?” E lì, girano un po’ le palle. Ma sta volta mi prometto di essere inflessibile: “Guardo Insidious, mamma. Un horror”. La risposta “Ok, allora vado a stirare” potette dare il via alla mia proiezione pomeridiana.

Premetto che ne avevo letto su internet e anche benino, dai. Classico horrorino uscito al cinema, fatto con quattro dollari e incassati milioni. Poi la locandina mi spara un “dai creatori di Saw e Paranormal Activity” che mi attira a vederlo. E so che mi piacerà anche se saprò (nel subconscio) che verrà considerata una cazzata a livello planetario. Play. Però spero che si salti sulla sedia.

I primi due minuti mi fanno venire l’ansia immediatamente nonostante non ci sia assolutamente niente di pauroso. Solo una buonissima colonna sonora, che nonostante non sia niente di speciale, è perfetta per il film perchè riesce a costruire da sola, la metà del film. E via di archi e pianoforte. Per i primi quaranta minuti sembra di vedere un “Poltergeist” versione 2.0 con atmosfera più cupa e non da commediola horror. Persone che compaiono dal nulla, porte che si chiudono, sbattono e si aprono da sole, rumori durante la notte… aspetta, aspetta, aspetta: ma sta roba l’ho già vista, solo che lo sceneggiatore ne ha moltiplicato le apparizioni. Dev’esser stato il produttore Oren Pel(at)i che visto che per un’ora di PA non ha mostrato una beneamata mazza tranne una porta e un’ombra ha deciso di darci dentro in uno pseudo secondo round. Come se avesse detto al regista “Ascolta, io ho fatto una cazzata. Tu esagera, al massimo fai una cazzata anche tu.” L’apparizione migliore, a mio giudizio, che mi ha lasciato addirittura con una risata in bocca è quando il grammofono cambia musica tutto ad un tratto e compare un (boh, non ho capito bene che tipo di personaggio fosse) che balla davanti ad esso con una scioltezza che nemmeno Emanuele Filiberto in “Ballando con le Stelle” aveva mostrato al pubblico. Poi arrivano i medium e gli sceneggiatori si svegliano. Via con la fantasia. Però si salta sulla sedia.

(Ora leggerete un po’ di trama. Se non volete saperne, guardate il film e poi continua)          Quella è una famiglia che da generazioni è formata da viaggiatori. No, non prendono nessun treno, traghetto o aereo e so che la battuta, oltre ad essere di basso livello, è banale. Scusatemela. Il padre e il figlio possono proiettare le loro forme astrali fuori dal loro corpo e viaggiare dove cacchio gli tira durante il sonno. Solo che quel pirla del figlio è rimasto imprigionato nel “Further” (i sottotitoli l’hanno tradotto come L’Oltre) dove ci sono tanti essere brutti e cattivi. Il padre prima manda a cagare tutti, non credendo a niente e mostrando la classica vena razionale che in un film del genere deve venir mostrata per almeno 5 secondi e poi decide di andare a recuperare il figlio con la sua forma astrale ed affrontare il cattivone: un Darth Maul in versione ragnesca. Però si salta sulla sedia.

L'avevo detto che si saltava sulla sedia

Concludendo, tranne una piccola parte del film in cui la fantasia ha creato un po’ troppo a mio parere, si tratta di un buonissimo horror. A me piace questo tipo: quello in cui i mostracci o le varie robe saltano fuori all’improvviso facendoti fare la popò nelle mutande. Ma allo stesso tempo odio farmi la popò nelle mutande. Però prevale più la parte che me li fa amare. Rimane un buon film con i suoi colpetti di scena, con i suoi spaventi e con una buona atmosfera. Una delle pecche principali, forse, è la faccia da pesce lesso del padre. Ma uno ci passa sopra, suvvia. Se volevi vedere qualcosa di impegnato guardavi altro, eccheccavolo.

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