“L’Ultimo (e speriamo sia veramente ma veramente l’ultimo) dei Templari”

Erano ormai due settimane che i miei genitori mi rompevano le palle perchè volevano vedere un film in italiano considerando che li guardo tutti in lingua originale con, la maggior parte delle volte, i sottotitoli. Mia madre aveva espresso il desiderio di vedere “L’Ultimo dei Templari” e io puntualmente l’avevo accontentata. Maledico SKY che quella sera non riuscì a proporre qualcosa di migliore e quindi guardammo questo magnifico film.

Premessa 1: Come al solito, i traduttori di titoli italiani si sono ubriacati prima di sceglierne la traduzione o l’hanno scelta girando la ruota e scegliendo una vocale e una consonante alla volta, trasformando “Season of the Witch” (La stagione della strega, il tempo della strega, ‘nsomma na roba del genere) in “L’ultimo dei templari” cercando di catturare quel pubblico pirla che leggendo “templari” sulla locandina e vedendo Nick, ci casca in pieno e paga 8 euro minimo per un film del genere. Come mia madre e mio padre.

Premessa 2: Ho un cane. Bene, e che cazzo ci interessa? La motivazione per cui ho seguito, anche se non attentissimamente questa meraviglia cinematografica è che, essendo il film pieno di, primo, cavalli, secondo, lupi pseudomannari ma anche non, e terzo, mostracci, il mio simpatico cagnolino tendeva a salire e a lanciarsi verso il televisore per cercare di spaventarli. Ora, andateglielo a spiegare voi che quello è un televisore e che quelle cose non sono lì, al cane. Quindi ho dovuto distrarlo per un’ora e mezza mentre guardavo questo capolavoro.

Fase 1: primi minuti e tentativi di comprensione razionale del film.

Il film comincia che sembra di guardare “Le Crociate”, una carrellata di battaglione in posti che basta controllare l’Atlante per verificare che gli sceneggiatori non conoscono nemmeno lontanamente la geografia. O basta andare su IMDB.com. Primo, la Stiria è una regione interna dell’Austria e quindi, buona fortuna a trovarmi le coste della Stiria. Secondo, il golfo di Edremit esiste. E dov’è il problema allora? Il problema è che il golfo di Edremit è rappresentato come il Sahara affacciato sul mare mentre si troverebbe nella parte nord ovest dell’Anatolia che ha un clima temperato oceanico. Ma se uno non indaga sulla geografia, va avanti, legge dei nomoni sullo schermo e si limita a dire “Cazzarola!”. Conosciamo i nostri due “simpatici” eroi: Nicky, crociato (?) sborone ma che ha una crisi mistica quando ammazza una donna innocente e allora manda a cagare tutti e diserta. Poi c’è Ron (no, non è il nome del protagonista, è Ron Perlman, quello matto e deforme ne Il Nome Della Rosa) che è la classica spalla che ogni tanto dice una qualche minchiata e serve per far vedere quanto Nicky è figo. I due vengono catturati da Chris Lee (Cristopher Lee) che dice che li libererà se scorterà una pseudostrega in un monastero dove è custodito l’ultimo libro con il rituale per sconfiggere lei e la peste che aveva provocato. E va beh, insomma è un viaggetto, ma qui arriva una delle mie parti preferite. Il prete mostra il percorso di viaggio sulla piantina e Nicky dice che, dovendo attraversare una foresta da cui nessuno era tornato, un burrone con un ponte che sta su con gli sputi e un fiume, non gli sembra un buon tragitto. Allora vanno a prendere l’imbroglione di turno alla gogna che conosce perfettamente la strada. Indovinate la strada che, alla fine dei conti, l’imbroglione di turno gli fa fare? Esatto! La foresta, il burrone e il fiume! Geniale! Il metodo più superfluo per allungare un film. Fatto sta che arriva anche il ricciolino di Misfits, per il quale sono stato lì a pensare venti minuti dove cazzo lo avevo già visto, e poi si parte.

Fase 2: la parziale realizzazione della tipologia di film che si sta visionando, comincia a provocare leggeri sintomi schizoidi.

Il viaggio comincia. L’ho già detto? Ah, scusate stavo sperimentando il metodo di allungamento dell’articolo scrivendo cose già dette. Dicevo, il viaggio comincia. E la pseudo strega comincia a rompere le palle tra il gruppo eliminando i classici soggetti che non sono assolutamente necessari per lo sviluppo della trama. Se uno è bravo, riesce a capirlo sin dall’inizio chi muore e chi no. Si attraversa la foresta con dei luponi pseudomannari con cui il mio cane stava trovando da dire, si attraversa il classico burrone con ponte di merda che non regge nemmeno una cavalletta a dieta e poi in qualche modo si arriva al classico monastero sulla montagna. Tipo quello de Il Nome Della Rosa. Vedere Ron Perlman qui e poi immaginarselo ne Il Nome Della Rosa ti fa guardare questo film come se fosse uno pseudo prequel. Prima, crociato contro le streghe e poi impazzisce e diventa monaco, poi arriva Sean Connery e… va beh, sto divagando.

(SPOILERONI)

Nel monastero sono, ovviamente morti tutti. La strega non è una strega ma è posseduta. Il prete fa l’esorcismo peggiore della storia del cinema facendo accoppare praticamente tutti. Sì, ho detto praticamente tutti. E poi finisce come finisce. Dai, la fine finale non ve la dico. Sono buono, eh? Eh? Eh?

Fase 3: la totale disposizione a fare qualsiasi cosa per far passare il tempo più velocemente.

Insomma a me questo film ha fatto cagare. Le Crociate, per quanto fosse bruttino anche quello, è da Oscar in confronto. Trovate da videogame, luci a tratti senza senso, effetti speciali un solo gradino superiore a quelli di Birdemic e interpretazioni… beh, standard. Mia madre alla fine ha detto “Ma io pensavo che fosse un film sulla cavalleria, sui duelli, con la strega che alla fine non è una vera strega e quindi Nicky faceva di tutto per dimostrare che non lo era, non una cosa con i demoni!” Ok, mamma, il prossimo lo scelgo io, chiaro?

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