Caricare. Girare il caricatore. Mirare. Sparare al regista. – “13”

Ben trovati, il film di cui voglio parlare oggi è “Sharm El Sheikh”. Sì, quello con Panariello e Brignano, proprio quello. Uno dei tanti (come si chiamano, boh) “Cinepanettoni estivi” anche se in estate non si mangia il panettone. Oppure se c’hai voglia, lo puoi mangiare ugualmente. Va beh. Il film è… no, un momento. Ma non c’è scritto “Sharm” nel titolo dell’articolo. Beh, meglio così, anche perchè quando l’ho guardato oggi pomeriggio, mi sono perso la fine perchè l’ho dormita. A mia discolpa, dico che su Sky non avevo trovato niente da vedere: Hell’s Kitchen l’avevo finito, i telefilm registrati non li avevo, nessuna partita della Copa America in diretta. Tra l’altro, si può fare le semifinali alle 2 e 30 di notte, cazzo? Il film di cui voglio parlare è “13”, diretto dal “grandissimo” Gela Babluani che nel suo curriculum vanta altri film come… come… come “13 – Tzameti”. Sì, perchè questo regista fa parte di quella serie di registi pirla, come Haneke (con “Funny Games”), che una volta fatto un film, cercano di usarlo fino alla fine, guadagnandoci il più possibile. Quindi realizzano un remake americano e fanno due volte i soldi con lo stesso film. Mi manca ancora il remake per il mercato russo e giapponese, a dire il vero ma sono sicuro che nel profondo ci hanno pensato e che potrebbero provvedere presto. Io spero di no. Comunque questo è il remake americano. C’è Statham e mi basta.

E passiamo al film. No, 13 non sono gli anni né dello sceneggiatore, né del regista che tra l’altro è sempre il “grandissimo” Babluani. La trama? Un ragazzotto, caratterizzato da una mono espressione, fa l’elettricista. Il padre è in ospedale e la famiglia si ritrova ad ipotecare la casa per pagare i conti dell’ospedale. Il ragazzotto sente da quello per cui lavora che gli viene proposto un qualcosa per fare tanti soldi in un giorno. Ma il tipo muore per overdose e il ragazzotto prende il suo posto. Ma finisce al centro di un torneo di roulette russa. Ora cominciamo con tutte le osservazioni su questo capolavoro e dicendo capolavoro, dico cagata. Ah, non verrà seguito un ordine particolare, anche perchè non ho voglia di organizzare le mie idee. Comunque dirò tutto. Ma tutto tutto. Ok, almeno ci proverò.

Il grande Gela Babluani mentre sta scrivendo la sceneggiatura.

Punto 1: Non è malaccio del tutto. Nonostante la trama non sia delle più originali, c’è una buonissima atmosfera. La tensione si percepisce pienamente e questo è uno dei meriti che riconosco a mr. Babluani. Anche se a lungo andare può risultare ripetitivo, il regista capisce quando ci si sta rompendo le palle e quindi modifica i ritmi della sfida, cercando di cambiare un minimo. Ma proprio un minimo.

Punto 2: I personaggi fanno cagare. Almeno a me non sono piaciuti. In un film del genere, il riconoscimento in un personaggio è fondamentale. In questo modo, se ti identifichi con qualche personaggio, nel momento in cui muore o vince o fa qualcosa, riesci a provare una qualche emozione. In questo film, ciò non accade. Tutti i personaggi sono abbozzati e a volte ridotti a macchiette. Mickey Rourke (sì, c’è pure lui) ha un ruolo imbarazzante per la sua carriera: il classico uomo vissuto con le cicatrici che ha rapinato un furgone blindato e che è stato messo in galera dopo aver nascosto il malloppo. Curtis Jackson ha un ruolo puramente da “nome da mettere sulla locandina per attirare spettatori”. Chi è Curtis? Ah, giusto.. E’ 50 Cent. Insomma, i personaggi non sono altro che omini che si aggirano nello schermo nell’attesa che muoiano o facciano qualcosa di cui non te ne fregherà niente.

Punto 3: Jason “il mio attore, tra virgolette, preferito” Statham. Non c’è niente da dire, è il mio idolo. Nei film d’azione, lui è il migliore. Se c’è Statham in un film, questo migliora. Però gli devi dare anche una parte decente. Qui ha una parte da fesso, in cui recita in modo sempre uguale. Inoltre quando (SPOILERONE) gli fanno fuori il fratello nel duello finale, non fai altro che ripetere, dopo un versetto di terrore, “Mai fare incazzare Jason. Mai fare incazzare Jason. Mai fare incazzare Jason”. E’ inutile dire che, alla morte del fratello, si incazza. La fine è in puro stile “The Mechanic”. Chi vedrà capirà.

Il grandissimo Gela Babluani durante l'ultimo giorno di riprese.

Punto 4: E’ una tramuccia. Scritta male, con pochi approfondimenti e con buchi che nemmeno la Salerno-Reggio Calabria è così ben fornita. E’ poco chiara. Fosse poco chiara alla “Donnie Darko” al fine del quale puoi comunque dire “Ma, cazzo, che figata di film”, ma qui parliamo di un filmetto con una tramina che ti lascia a fissare lo schermo anche durante i titoli di cosa pensando alla cagata guardata. Ah, voglio difendermi riguardo alla frase su “Donnie Darko”: io la trama l’ho capita, mi è stra piaciuto ed è tra i miei film preferiti. Io ho decine di film preferiti e c’è anche lui, certo. Quindi ho un alibi.

Concludendo, è un filmetto, che probabilmente uscirà solo in dividì, anche perchè al cinema ci andranno in dieci a vederlo. Si può vedere solo per l’idea (che comunque rimane carina), per l’atmosfera e la tensione che, come detto prima, sono molto ben fatte e per lui. Per Jason. Per lui, questo e altro.

 

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