Guarda. Ascolta. Impreca. – “Mangia Prega Ama”

Sapevo già più o meno dove mi stavo avventurando quando decisi di guardare questo popò di film. E quì, popò è inteso come escremento, eh. Ero sempre riuscito ad evitarlo fino a questo momento, ma quella sera Sky Cinema mi obbligò a prenderne visione causa penuria di film decenti su altri canali. Quindi disgustato a priori, ho deciso di guardarmi “Mangia Prega Ama” che è il seguito non ufficiale di “Dire Fare Baciare Lettere e Testamento”. Ok, non è vero ma se hanno fatto un film su questo potrebbero benissimo farlo su quest’altra roba.

Ma veniamo al film. La trama: una troietta  signora di New York con un cazzo da fare e una quantità notevole di denaro incappa in una “crisi mistica” durante il suo percorso di vita e quindi decide di partire per riscoprire se stessa, stando un anno in giro tra Italia, India e Indonesia. E tutto ciò potrebbe essere una tramuccia da quattro soldi per una commediola se non fosse che è tratto da un (????) Bestseller, scritto da questa Elizabeth Gilbert in cui racconta la sua esperienza autobiografica. Ora, chiedo perdono per l’eventuale linguaggio scurrile e non signorile che potrei utilizzare nel corso di questa pseudo recensione/articolo, ma potrei semplicemente dire: “Ma che cazzo me ne fotte a me di questa vacca americana ricca sfondata che decide di non fare un cazzo per un anno (permettendoselo) perchè ha una crisi sentimentale e non riesce a trovarsi un cazzo di compagno decente e quindi parte in tre posti dove viene accolta come Madre Teresa????” Chiedo umilmente perdono di nuovo ma quando ci vuole, ci vuole. Ma andiamo per gradi. Il film è diviso in (tre? quattro? tre? quattro? tre? quattro? va beh, quattro, dai) quattro macrocapitoli che proveremo ad analizzare insieme per gradi:

Parte I: la vacca protagonista si sposa e dopo aver comprato casa, quasi pianificato un figlio e fatto un matrimonio in grande stile con, a mio parere, un vestito orribile addosso a miss Julia Roberts, decide che questo non le basta e quindi molla il recente marito e comincia a convivere con James Franco, attorucolo che mette in scena il libro scritto da Julia e sembra perennemente fulminato e sotto effetto di acidi con le sue frasi da saggio buddista e i cambi di umore degni di un paziente psichiatrico borderline. Ma la stracciacazzi simpatica protagonista non vuole nemmeno questo. Eh, ma cazzo deciditi! Che minchia vuoi? Nemmeno lei lo sa e quindi decide di partire per un viaggio lungo un anno. Ah, l’ho detto che c’è la classica amica della protagonista di colore che sfodera battute stupide in un linguaggio folgorante e veloce per dare una sorta di tempo comico a questo inizio di una pseudo commedia come di solito sono quelle americane? No? Ecco, ora l’ho detto.

"Mio padre ha perso tutto e ora io, povero Harry Osborn, devo guadagnarmi da vivere."

Parte II: La testa di minchia protagonista arriva in Italia e questo segna l’inizio della parte più “divertente” per noi italiani, condannati ad essere preda delle macchiette stereotipate di Hollywood. Miiiiinchia, pizza, mafia e mandolino. Ok, non c’è la mafia ma il resto sì. La protagonista conosce una svedese (credo?) in un bar di Roma dipingendo la scena con decine di persone che si accalcano l’una contro l’altra per ordinare un caffè, come se fosse normale. Va beh, sarà un caso e si va oltre. La Julia conosce (il povero) Luca Argentero, trascinato in questa buffonata più per mostrare le sue capacità che per altro. E si ritrova a fare la guida turistica a Julia sparando una banalità dietro l’altra sulla classica gestualità da italiani, celebre popolo di mimi ovviamente, sulla bontà della cucina, con Julia che mentre mangia un piatto di spaghetti al pomodoro, sembra simulare con la faccia un orgasmo provocato da quel gusto incredibile. Cazzo, Julia, sono spaghetti al pomodoro, eh. Il tutto mentre io continuavo a scuotere la testa, non credendo a cosa stavo per vedere e cambiando continuamente l’audio dal doppiaggio italiano a quello originale per vedere la maestria dell’italiano di Julia e company. Per i film americani che si svolgono in Italia, dovrebbe essere obbligatorio la visione in originale per apprezzarne la pietà. Il tutto nei paesaggi di una Roma praticamente deserta, attraverso i classici vicoletti e i soliti monumenti. Riguardo questo, vorrei sapere che cazzo è l’Augusteo: Julia dice che viene portata nell’Augusteo, posto dove Augusto (e chi sennò?) si è fatto seppellire, e riesce a riscoprire… qualcosa di cui non ero molto interessato, stavo giocando col cane e non ho fatto attenzione. Se non fosse che né io, né i miei conoscenti sappiamo che cazzo sia e dove sia questo Augusteo. E tra i miei conoscenti ho messo anche Google, eh, che non è una conoscenza da poco. Tralasciando la piccolissima parte ambientata a Napoli (stereotipi a go-go), non posso concludere non parlando della “grandissima” mamma di Luca Argentero che, dovendo interpretare l’italiana vecchia e tradizionalista, si ritrova a dire una valanga di stronzate e di ovvietà che nemmeno John Cena in tutti i suoi film riuscirà a dire. Poi Julia va in India.

Parte III: la puttana simpatica signora arriva in India. Qui riesce a scoprire molto su se stessa… ok, la smetto di dire cazzate. Vuole meditare per guarire la sua crisi ma non riesce a farlo e quando riesce a farlo, vuole spacciare una meditazione di 20 minuti al giorno come prodigiosa per risolvere i problemi. Quando fa voto di silenzio per una settimana, si interrompe dopo nemmeno due ore perchè una qualsiasi le offre un lavoro. Beh, ‘nsomma Julia, tu sì che ci sai fare con i voti. In India riesce a conoscere una promessa sposa del posto confortandola e tranquillizzandola e riesce far regalare una casa, a una mamma e la figlia conosciute lì, dai suoi amici per il suo compleanno. I suoi amici speravano di cavarsela con un portachiavi o un mazzo di fiori ma invece lei li obbliga a fare un assegno a ‘ste due che nemmeno conoscono. Attualmente non riesco a ricordare se questo pezzo si trova qui o nella quarta parte, ma va beh. Non ero attentissimo. Ah, conosce anche un tipo abbastanza simpatico con dietro la classica storia strappalacrime nascosta. Dai valà, andiamo alla parte finale che è meglio.

"Ciao a tutti. Sono Julia e, quando non mangio o non sono con il compagno di turno, ho sempre questa espressione per 120 e passa minuti!"

Parte IV: Javier Bardem spero che ti abbiano pagato il giusto per fare sta porcata. La simpaticona arriva a Bali dove si incontra di nuovo con il suo sciamano: esatto, il personal sciamaner. Lui, ovviamente si ricorda e meditano insieme, amen. Lei incontra Javier mentre per sbaglio la stava per mettere sotto con l’auto. In quel modo, ci saremmo risparmiati circa quarantacinque minuti in meno di film e sarebbe finito in modo divertente. Javier (nell’osceno doppiaggio italiano) sfodera un accento brasiliano/portoghese da far rizzare i capelli mentre i minuti vanno avanti in un tira e molla di questa storia d’amore tra lui e Julia. Ovviamente (SPOILER) lei non torna a casa e, per il momento, rimane lì con lui. Fine del film. Io ho accompagnato i titoli di coda con sonori commenti tipo “vaffanculo”, tipo “ma andate a cagare” e tipo “mamma, i prossimi venti film li scelgo io”.

Concludendo si tratta di un film pessimo con una storia inutile che non fa altro che provocarti l’ulcera e innervosendoti sull’inettitudine e l’incapacità di questa protagonista che, ahimè, è una persona realmente esistente. Quella scrittrice, per quanto possa essere ritenuta tale, dovrebbe fare il muratore, per quanto mi riguarda.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...