Un tranquillo weekend tra campagne e cure termali – “Calvaire”

(Plin-Plon: Si avvisano, i gentili clienti, di una comunicazione importante) PREMESSA: Sono uno di quelli che se legge che il film è francese, dice che è una palla. Beh, nonostante mi sia messo a guardarlo un sabato pomeriggio, appena finito di mangiare, sdraiato sul divano, in lingua originale con i sottotitoli in inglese, posso affermare felicemente che mi sbagliavo in questo caso. Prego, si inizi la lettura, grazie (Plin-Plon: grazie dell’ascolto).

Io amo i thriller. Ma non quei thriller che in realtà sono dei polizieschi cupi, io amo quei thriller dove o non si capisce niente fino alla fine, e a volte nemmeno alla fine si capisce tutto, oppure quei thriller così dark, oppressivi, angoscianti e terrificanti da essere quasi al confine con l’horror psicologico. “Calvaire” è un thriller (io lo catalogo così) della seconda tipologia. Ed è un signor Thriller, con la T maiuscola.

Il film narra la disavventura, anche se dire disavventura è riduttivo, di Marc Stevens, un piccolo cantante che gira nelle case di riposo e in altri piccoli posti per donare alle persone un po’ di felicità con le sue canzoni. Dopo aver finito l’ultimo concertino in una casa di riposo con soggetti inquietanti, decide di muoversi e di abbandonare il luogo, dirigendosi il più velocemente possibile alla sua prossima tappa del “tour”. Se non fosse che, in mezzo al nulla, il furgone si guasta. A dire il vero, non si trova proprio in mezzo al nulla, perchè in quel caso sarebbe stato molto meglio per il povero Marc. Prima incontra Boris, un “socievole signore” completamente fuori di testa che cerca incessantemente il suo cane nel bosco. Boris lo accompagna in un piccolo albergo, chiuso ormai da anni che però riapre per l’occasione: è la casa di Bartel. Il signore pare simpatico ma si rivelerà un pazzo mentalmente instabile che costringe Marc a interpretare per sempre la parte di sua moglie, morta da tempo. Ma se Bartel è fuori di testa, i vicini dell’albergo cioè gli abitanti di un “ridente” villaggio non sono da meno. il tutto si concluderà nel sanugue. La fine non la racconto, è inutile. Guardatelo.

Il "socievole" Bartel, titolare del "meraviglioso" alberghetto.

Questo è un buonissimo thriller pieno di tensione. Gli attori sono formidabili nelle loro parti: Marc è ottimo e viene interpretato magistralmente, con quella sua ingenuità ma allo stesso tempo con quell’atteggiamento un po’ menefreghista, volendo restare sempre sulle proprie e non prestando molto ascolto al mondo intorno a lui. Bartel è il migliore: un personaggio che riesce a provocarti sensazioni ed emozioni molto profonde in un primo momento, grazie alla storia della moglie, l’ironia fuggita con essa e, quindi, la solitudine. Poi cambia registro: il buon Bartel diventa un pazzo che violenta psicologicamente, ma non solo, il povero Marc costringendolo ad interpretare la moglie morta, facendogli anche mettere dei vestiti o anche negli atteggiamenti in camera da letto. Quella pazzia al limite dell’incredulità che lascia lo spettatore a bocca aperta e con quella sensazione di terrore in un angolo remoto del cervello che, nonostante tutto, riesce a farsi notare. E’ una pazzia irrazionale realizzata ottimamente, non come quella morbosa e reale dei due folli in “Funny Games”, che considero atroce e crudele all’inverosimile ed esagerata. Inoltre tutti gli altri personaggi sono perfetti e ottimamente interpretati in modo da lasciarti quella sensazione di incredulità, come se non si potesse credere a quello che si sta vedendo e a quello che sta accadendo.

"... l'albergo è anche noto per i suoi servizi termali e per il benessere del corpo.."

Le mie scene preferite sono due. No, non è la sodomizzazione da parte di un maiale da allevamento da parte di un matto del villaggio vicino. Ok, l’ho scritto solo perchè volevo dirlo, lo si legge ovunque che in ‘sto film c’è ‘sta roba qui e quindi ho trovato giusto scriverlo anche io per una pseudo recensione più accurata. E sinceramente posso dire che non è niente di ché, ho visto di più violento, impressionante e traumatico. La prima è quando Boris, Bartel e Marc sono a tavola e le risate dei primi due cominciano a diventare sempre più forti e aggressive mentre Marc piange disperatamente, formando un crescendo di confusione e di disorientamento nello spettatore. Il tutto filmato con una ripresa proveniente da una camera posizionata al centro del tavolo che gira, prima, lentamente e fluidamente, quasi tranquillamente al contrario della situazione che si sta sviluppando, e poi, sempre più veloci, con zoom sugli occhi e altre parti della faccia. Personalmente ho trovato più impressionante la prima parte. Poi, la mia seconda scena preferita è il ballo nel bar. Incredulo, non sapevo come interpretare la sequenza, essendo indeciso tra un grande senso di inquietudine e lo scoppiare in una risata. Fatto sta che mi ha procurato molta inquietudine e poche risate. Molto poche. Simile a quello che si prova quando si finisce di vedere “Antichrist” di Von Trier, altro film emotivamente eccellente. Dico emotivamente, eh. Segue il video della danza scatenata di quei simpatici pazzoidi del bar. Comunque è da vedere, un piccolo gioiellino che è un peccato che non sia stato considerato a sufficienza dalla distribuzione che preferisce stronzate peggiori a film decenti come questi.

PS: No, non volevo spaventarvi con tutte queste frasi con un senso compiuto e con un linguaggio abbastanza serio. Lo so che sembra quasi una recensione vera e propria con dei termini quasi azzeccati, però ogni tanto me lo vorrei permettere. Scusatemi. Mi farò perdonare, ok?

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