138 minuti. 1 pipì. Nessun bagno. – “The Tree of Life”

Ero veramente carico di aspettative quando sono andato a vedere questo film.

Lo facevano in un parco della mia ridente città e quindi arrivato appena in tempo con una mia amica conoscente, ci siamo seduti.

Come ho detto ero carico di aspettative. Avevo visto foto di dinosauri, avevo sentito recensioni che parlavano di questo come se dovesse essere il capolavoro visivo del cinema degli ultimi cinquant’anni, avevo letto che il processo di produzione era stato una cosa infinita. Insomma, volevo vederlo, pensavo fosse veramente un bel film. Ma bello bello. Io sono un tipo a cui piace essere stupito, a cui devono proporre cose originali e certamente fatte decentemente. Ma anche se non fatte bene, basta che si veda lo sforzo. Un pochino. Sì dai, almeno un pochino. Sapevo anche che sarei andato incontro ad uno di quei film che vanno visti quando sei in forma. Quelli che hai bisogno di essere concentrato e che devi essere psicologicamente preparato a tutto. E di solito devi essere preparato al peggio. Dove “peggio” sta per mattonata pazzesca di due ore e 18 minuti in cui non parlano quasi mai e quando parlano, vengono dette delle frasone filosofiche capaci di confondere anche Marzullo nei suoi scarsi momenti di lucidità.

Poi arriva la variabile. Quello che ti fa vedere il film in un modo totalmente diverso. Che spazza via quella preparazione psicologica durata tutta la giornata: la pipì. Ora, se l’avessi visto in un cinema normale, il problema non ci sarebbe stato. Ma visto che era proiettato in un parco, il cesso (scusate la mia volgarità, ma la situazione era grave) bagno non era previsto. Cacchio. Ma basta, sssshht!! Il film sta per iniziare, quindi spegniamo le luci, accavalliamo le gambe e speriamo non ci sia tanta acqua nel film.

Invece nel 35% del film si trovano immagini di acqua, di cascate o di acqua che casca.

In questo quarto paragrafo mi limiterò ad esporre la storia nella sua totalità. Non spaventatevi, la fine appartiene alla categoria di quei finali confusi, strani e cazzoni particolari perciò non rivelano niente e quando vengono svelati, uno non ci rimane male come se ti dicessero (spoiler) Darth Vader è il padre di Luke e Leila è sua sorella. Insomma è un finale tanto per dare una fine al film e per cercare di concludere questo casino di due ore di durata.  Comunque, ecco la trama: una famigliola, con un Brad Pitt capofamiglia piuttosto rigido, ha tre figli. Anni dopo, uno muore. Così i genitori e un fratello, un Sean Penn in una delle sue minori interpretazioni nonostante sia uno dei protagonisti, cominciano a interrogarsi sul vero significato della vita. E la premessa potrebbe essere carina. Potrebbe.

Invece a mio parere viene fuori una mezza cacata. Un film che trattava di un argomento “potente” come la vita e che poteva mostrare in tutto il suo splendore e spettacolarità, la magnificenza di essa, risulta una noia mortale di due ore e venti in cui vengono mostrate immagini grandiose ma mai totalmente spettacolari. Sembra che non si riescano a sparare tutte le cartucce. Avete presente quei film in cui deve succedere un sacco di roba e poi quando questo “sacco di roba” viene rappresentato, si ha la sensazione che non lo si abbia mostrato nel modo giusto, lasciandoti quella sensazione di mezza delusione? Ecco, in questo caso però sono stato deluso interamente. E’ un film super metaforico, pieno di frasi da fenomeno che però non riesce ad impressionare pienamente. A mio parere, risulta un film noioso e lungo, che con il tempo stanca anche. Le interpretazioni non sono tanto apprezzabili, tranne quella del bambino protagonista che recita sempre con la stessa espressione. E poi Sean Penn, come non parlare di lui. L’uomo che per due ore e venti di film non fa altro che andare su e giù con un ascensore e che camminare tra sassi. Non sto scherzando, fa solo quello. E non dice una parola se non come voce fuori campo. Nemmeno ora, sto scherzando.

"Ora, uno dei due, mi spiega che cazzo sta succedendo!"

Infine, concludendo, è una delusione perchè i dinosauri ci sono per venti secondi, tutto questo mega linguaggio metaforico è espresso in modo mediocre e non magistralmente come nell’eccellente “Antichrist” di Von Trier. Quello era tutta una enorme “pippa mentale” ma fatta veramente bene, capace di scatenare in te dei veri e propri sentimenti e delle sensazioni. Se questo film fosse stato presentato alle mie professoresse delle medie, gli avrebbero detto: “Ha le capacità ma non si applica. Potrebbe fare di più, ma non si impegna.” Un buco nell’acqua che poteva essere un capolavoro. Peccato.

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