Metà carino, metà vecchio: insomma, un CA-CCHIO. – “Contagion”

Mi ispirava. A me tutti questi generi di film, ispirano e quindi trascinai i miei amici a vederlo al cinema. Forse mi ispirava perchè non essendo nulla di nuovo, tra me e me, mi dissi “Vediamo com’è ‘sta volta..”

Poi è pieno di attoroni. Ok, so benissimo che non c’entra niente, però è una scusa che funziona benissimo per convincere amici ad andare a vedere anche una merda. A questo proposito, scusate amici. Ma, comunque, non è così brutto. E’ tristemente nella media, solo che l’ha fatto Soderbergh e quindi si urla al filmone.

La trama: dopo l’H1N1 (Aviaria), arriva una nuova malattia contagiosa che uccide in poche ore e che si prende facilmente tramite contatto. I più intuitivi di voi, ora, avranno capito il motivo del titolo. Il film segue le vicende di varie persone: Gwyneth Paltrow e la sua famigliola con Matt Damon, Laurence Fishburne (20 kili dopo Morpheus) che fa ricerche sul virus, Jude Law che è un blogger pieno di sé che sa tutta la verità su tutto, Kate Winslet che è una dottoressa di ghiaccio che poi fa la fine che fa e altre decine di attori che fanno millemila parti in un’ora e 45 minuti di film. Il mondo comincia ad ammalarsi e precipita nel caos.

Volevo trovare una foto di Morpheus senza occhiali per farla passare come immagine di "Contagion". Ma poi ho trovato questa... Mettetevi gli occhialini blu/rossi.

Certo, non è assolutamente nulla di originale. Niente zombie che camminano o corrono, niente alieni dallo spazio profondo, niente Natura che si ribella e fa suicidare gli essere umani, niente di tutto ciò. Solo un morbo che si evolve rapidamente e che non causa altro che la morte del contagiato. Tutto estremamente realistico. Ed è forse questo il punto di forza, l’unico, di questo film: il realismo che ti trasmette quel senso di terrore, tensione e un po’ di ansia e che ti fa pronunciare più e più volte, durante la visione, la domanda “Ma… ma… ma se capitasse ora?” Se capitasse ora, pazienza. Ce ne faremo una ragione. Ma non stiamo parlando di quello, torniamo al film. Insomma, la tensione c’è, però basta. I personaggi sono piuttosto piattini, nonostante si cerchi di introdurre situazioni famigliari. Matt Damon non riesce a cambiare espressione nemmeno quando il virus gli ammazza moglie e figlio (ooops, SPOILER) e tiene sempre la stessa per tutto il film, Laurence Fishburne, che personalmente non mi dispiace, tiene pure lui la stessa espressione. Praticamente tutti, tengono la stessa espressione seria, professionale e concentrata nonostante muoiano migliaia di persone e il mondo vada a farsi fottere.

Bastavano poche e semplici regoline.

Poi, la trama è vecchia, è sempre la stessa. Non si cerca nemmeno un po’ di originalità. E’ come se Soderbergh avesse detto “Inventiamo una nuova malattia super cattiva, ammazziamo un sacco di gente e intanto facciamo muovere dei personaggi in questa situazione.” Ma c’hanno già pensato in mille prima di te, caro Steven. Nonostante fosse un film horror, Romero, l’aveva già fatto nel 1968, caro Steven. Niente di ché, sempre la stessa storia, la fine è quella che è, anche se forse è una delle cose più carine. Correggo, tolgo “carine” e metto “decenti”.

Poi c’è la questione doppiaggio. Io i doppiatori li odio. Vi odio tutti. Non è possibile. Marion Cotillard (“La Vie En Rose”, “Nine”, “Inception”) interpreta una dottoressa francese. Avete già capito. No? Per un’ora e passa di film, viene doppiata con un accento francese che sembra di vedere l’Ispettore Clouseau de “La Pantera Rosa”. Pietoso.

Il film è carino, se volete vedere un filmino su una malattia con scenario apocalittico ma non troppo. Ma nulla di ché. Ce n’è sono tanti molto migliori e tanti molto peggiori. Se non avete nulla da fare, si può vedere.

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