Un Venerdì di Ordinario Squallore: parte seconda – “SWAT: Firefight”

Riassunto della parte prima: “I Fantastici 4” del 1994 è una puttanata. Pensavo quindi di avere concluso con le puttanate per quella giornata. Mi sbagliavo. Di grosso, anche.

Odio i miei genitori. Li odio profondamente da un punto di vista cinematografico. Giuro, non li sopporto più. In particolare il mio babbo. Sì, proprio tu papà. Tu che ogni volta che scegli un film, lo scegli male e poi ti addormenti puntualmente prima di aver visto il titolo del film nei titoli di testa. Perchè è successo, se ti ricordi. Dico solo due parole: John. Rambo. Ma va beh, in quel caso si poteva minimamente tollerare, ma proprio minimamente. È Rambo, c’è Stallone, si sparano e la gente muore dopo esplosioni visibili anche ad occhio nudo dallo spazio: qualcosina di decente guardabile c’era. Ma questo, assolutamente no.

Avete presenti quei film che, tutte le volte che andate a guardare i dvd nel vostro centro commerciale vicino a casa, si trovano in quello stesso scaffale per mesi e mesi fino a quando un intervento divino decide di buttare tutti questi film, che sono invenduti (e lo resteranno per sempre), in un cassone? Il Cassone con la C maiuscola. Quello che quando lo vedi, ti ci avvicini senza farti notare da qualcuno perchè sotto sotto ti vergogni a cercare come un barbone cercherebbe qualcosa di buono nella spazzatura. Nel quale trovi puntualmente la cazzata enorme che hai sempre voluto comprare e che ora che costa solo 2 euro e 99 ti sembra di fare un affarone. Questo è il film che non vorreste mai comprare e che vedrete sempre nel cassone, quel film che marcirà insieme alla pellicola di plastica che lo incarta, quel film al quale attaccato ci saranno sempre più etichette con un prezzo diverso e sempre più basso: questo è “SWAT: Firefight”.

In questo caso, il film non esisterà.

Trama: Uno sborone della SWAT di Los Angeles (credo) è un fenomeno. Così tanto un fenomeno che gli dicono “Ehi sborone! Sei così bravo che potremmo darti una promozione, ma invece ti mandiamo a Detroit al freddo a sbatterti mentre cerchi di addestrare una squadra SWAT fatta di cani.” Cioè non letteralmente, fatta di idioti, intendevo eh. E a Detroit, c’è un cattivo che vuole farlo fuori insieme alla squadra.

Detta così, potrebbe anche una tramina decente e normale. Certo, nulla di originale però le premesse per qualcosa di spettacolare, ci sono. Correggo, ci sarebbero potute essere. In realtà le cose vanno così: lo sborone è un fenomeno, e fino a quì ci siamo. Arriva a Detroit, città fredda, grigia e pieno di muri scrostati dall’intonaco, dove girano i classici afroamericani vestiti da barbone con i berretti da rapinatori e la bottiglia di vino nel sacchetto marroncino di carta della spesa. Ok, non c’è nessuna bottiglia di vino, ma tutto il resto c’è. Viva gli stereotipi delle città americane. A quanto pare, secondo questi film, vista una città della parte centrale degli Stati Uniti, viste tutte. “Ma va beh, sarà un caso..” ti dici e poi pensi che l’ambientazione non è importante, dai, e quindi vai avanti. Idiota.

La squadra da allenare, ecco veniamo a loro. Anche quì, seguiamo gli stereotipi più classici e ovvi di un film d’azione, se così si può chiamare. La squadra è composta da un afroamericano cretino, che deve esserci in ogni film in cui c’è una squadra, che fa le battute di spirito e a cui è affidata la vena comica (comica?) della pellicola (pellicola?), poi c’è un altro imbecille che è l’imprudente del gruppo, quello super impulsivo, che arriva quasi alle mani con il capo e infine quello normale. Eh sì, ci deve essere uno normale, perchè altrimenti non capisci quanto sono idioti tutti gli altri personaggi del film. Ma… Ma, scusate, non vi sembra che manchi qualcuno? Sì dai, qualcuno. Ma chi? La figona. Arriva. C’è anche lei, viene chiamata dallo sborone capo e arriva alla mezz’oretta. E ora che ci siamo tutti si può cominciare.

(da sinistra) l'imbecille imprudente, il nero simpatico, lo sborone capo e la figona... ma... un momento... ne manca uno! Non l'hanno nemmeno messo nell'immagine della copertina, che tristezza...

Veniamo alla comparsa del cattivone. Compare per 5 minuti nella prima ora e c’è una scena oltre i limiti dell’irrealismo. Il cattivone ha preso in ostaggio una donna perchè.. perchè l’amava e lei non lo voleva più.. perchè voleva morire.. perchè… insomma, non l’ho capito, provateci voi, cazzo. La SWAT, quindi, viene chiamata ed interviene ed arrivano di fronte al cattivone. Immaginatevi tutto: la squadrone con i fucili puntati, il cattivone che punta la pistola alla tempia ad una ragazza con una mano e con l’altra la tiene davanti a se per usarla con scudo umano. Lo sborone capo e il cattivone si scambiano le frasone da film d’azione da quattro soldi fino a quando con una rapida azione, liberano l’ostaggio. Quindi è finito tutto? La ragazza è libera? No. Perchè raccoglie la pistola che impugnava prima il cattivone e minaccia di sparare al cattivone perchè… perchè… boh, mi pare di aver capito che era pericoloso se restava in vita. La SWAT la convince a mettere giù l’arma. Quindi è finito tutto? Il cattivone muore, invece? No. Perchè la ragazza non mette giù la pistola e si suicida. Sì, esatto: si suicida. Unico fottuto caso al mondo in cui, cazzo, la SWAT viene mobilitata per liberare un cazzo di ostaggio che si ammazza dopo un minuto che è stato liberato! Ma stiamo scherzando? E allora? Ma che cazzo! Quindi il cattivone si arrabbia e incolpa la SWAT della morte della ragazza.

E allora quì comincia la lotta tra il cattivone e lo sborone capo, vero? No. Il cattivone compare ogni tanto nel film e fa delle cose inutili per mettere in pericolo la squadra fino a quando, nel conflitto finale, (SPOILERONE, anche se non credo che lo guardereste mai questa merda) vengono uccisi due agenti su quattro. Ah, e uno si ritira perchè dice che quella vita non fa per lui. Quindi, riflettiamo: questo idiota allena una squadra delle forze speciali per un’ora e dieci di film e poi in meno di cinque minuti lui ritorna a Los Angeles perchè rifiuta di restare a Detroit, due agenti muoiono e uno si ritira. Insomma, rimane solo un maledettissimo agente. Ma poveretto! E a cosa può servire ora? Andrà a dirigere il traffico, povero sfigato. Un’ora e dieci di allenamento con questa squadra che spara contro manichini oppure spara proiettili di vernice e in cinque minuti, ciao a tutti. Beh, quasi tutti. Aaaah, quanto amo la logica.

In questo caso, il film sicuramente si trova quì in mezzo da qualche parte.

Concludendo, ho lasciato una delle cose “migliori” alla fine. Perchè questa merita. Quando vidi “In The Market”, pessimo assemblaggio di filmati, musica e parlato, rimasi attratto da un dialogo sulle uova che potete leggere nella mia pseudo recensione cliccando qui. In questo film c’è un altro dialogo che quando l’ho sentito, non sono riuscito a crederci e sono scoppiato a ridere, ripetendomelo mille volte tra me e me e ridendo tutte le volte. Allora, completamente in mezzo ad una sessione di allenamento, l’imbecille (o il normale, non ricordo) chiede al nero “Allora, come va il tuo orto?” e lui risponde “Ho piantato, ma non viene su nulla…” In un film d’azione. In una scena di allenamento. Non puoi spezzarmi il poco fottuto ritmo che c’è già! E’ come se in mezzo alla scene di “Karate Kid” in cui il ragazzo si allena, il maestro Miyagi gli chiedesse “Ehi Daniel! Hai fatto i compiti?”. E’ come se mentre Rocky si allena e sale le famose scale durante l’allenamento gli telefonasse Adriana e gli dicesse “Ehi Rocky! Mentre sei in giro, compra le uova che a casa le abbiamo finite!” E se osate contestarmi che all’epoca di “Rocky” non c’erano i cellulare, vi mando a quel paese. Il concetto lo avete capito.

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