La peggiore ora e mezza dei miei 19 anni. – “Die”

Mezzanotte. L’orologio a pendolo batte i rintocchi di quell’ora notturna. No, d’accordo, non c’è nessun orologio a pendolo ma, sì, era mezzanotte.

Sono in brutto periodo: uno di quelli in cui scarseggia la roba carina da guardare, quindi mi ero segnato tra i preferiti questo film che brilla assolutamente per originalità. Frase che ho terminato sarcasticamente, nel caso non l’aveste capito. Sì, so che avevo promesso da due recensioni “Cube Zero”, ma mi sa che ne farete a meno. Molto probabilmente, ne farete a meno. Ve ne farete una ragione, oh.

La trama. Prologo. Uno si spara davanti al figlio dopo aver deciso, tirando un dado, quanti proiettili inserire nella pistola. Poi comincia il film. Sei sfigati che hanno tentato il suicidio vengono catturati e vengono sottoposti a prove che poi tanto prove non sono ma si basano solo su un lancio di un dado e quindi non sono altro che una botta di culo fortuna o di sfiga sfortuna. Intanto, una poliziotta indaga per cercare il suo mentore che l’ha voluta in polizia, scomparso e intrappolato insieme alle altre cinque persone. Poi finisce come finisce, io non ho capito molto bene.

Come inizio della mia vita da diciannovenne, posso dire che poteva andare meglio. Molto meglio. Non dico che poteva andare peggio perchè non so se poteva andare veramente peggio. Questo film è inutile, noioso ed è una brutta copia di tutti i film con maggiore tensione degli ultimi dieci anni. Bella merda. La formula delle prove basate sul gioco dei dadi poteva essere sfruttata meglio, invece non rimane altro che il lancio di un maledettissimo dado e poi vedere lo sfigato di turno che muore. Praticamente sempre. Quindi i protagonisti sono proprio sfigati: già sono stati catturati, già hanno tentato il suicidio, fallendo e infine vengono catturati da questo matto che vuole dargli una possibilità di rinascita, uccidendoli o facendoli sopravvivere ad un nuovo tentativo di suicidio. Ma.. un momento… io questa motivazione l’ho già sentita. Sì sì, l’ho già sentita. Ma dove? Ma chissà dove. L’ho sentito in sette cazzo di film di “Saw”, forse?! Inoltre il film tenta continuamente di imitare la saga dell’Enigmista con trappole, atmosfere e ambientazioni. Fallendo clamorosamente. Le trappole o le Prove, come vengono chiamate nel film, non sono né originali, né violente in modo particolare, né memorabili, né ti trasmettono tensione o terrore, assolutamente nulla. E’ pura noia. Giuro che avrò guardato più di venti volte, quanto mancava alla fine durante quest’ora e mezza. Che dura un’ora e mezza ma sembra che duri sei ore e un quarto. Un supplizio. Poi c’è il cattivone.

Non sprecate un'ora e mezza: 10 immagini, 1 riassuntone.

Il cattivone è patetico. Si chiama… oddio, come si chiama? Non me lo ricordo… ah sì! Si chiama Jacob Odessa e non è altro che il bambino che ha visto spararsi il padre nei primi due minuti del film. Non vi metto nemmeno che questo è uno spoiler perchè è intuibile dal terzo minuti della pellicola. E’ scontato. Non c’è praticamente nessun colpo di scena, va beh ci arriviamo dopo. Insomma, il cattivone ha scritto un libro che parla di come si possa affrontare la propria vita secondo il volere del dado. Una filosofia di vita che funzionerà tipo così: “Vorrei un caffè macchiato.. Anzi no, vorrei un cappuccino… Anzi no, mi fa un espresso?” “Quindi, cosa desidera?” “Un momento. Allora, se viene fuori 1 o 6, mi fa un caffè macchiato, se viene fuori 2 o 5 mi fa un cappuccino e se viene fuori 3 o 4 mi fa un espresso, d’accordo?” “Ma vada a cagare.” Esattamente. Una filosofia di vita che non fa altro che affidare al dado, cioè al caso, tutte le decisioni. Ma che cacata è? Ma cerco di sorvolare, anche perchè se mi metto a cercare un senso logico a questo film, muoio di vecchiaia. Ma la cosa che non mi va particolarmente giù è che sbagliare un film del genere è impossibile. Questo è un genere di film che crea da solo la tensione, in cui la violenza è inevitabile e deve aiutare tantissimo per portare a casa la pagnotta. Invece non c’è nulla. Proprio nulla. Il cattivone compare subito, non lascia nemmeno un momento di suspance. Non hai nemmeno il tempo di chiederti “Ma chissà che li ha intrappolati lì?” che spunta già fuori il cattivone. Oplà! Ma dai! L’Enigmista quando spuntava fuori nel suo film? Esatto, alla fine. E quì, viene subito fuori ed usa pure una pistolina. Altra regola del genere: la pistola non va usata, mai! Abbassa la tensione, abbassa anche il livello di malvagità del cattivone e lo riduce ad un normalissimo cattivo di un film tv thriller del sabato sera su Rai2. Ecco a cosa assomigliava! Proprio un film tv thriller del sabato sera su Rai2. Perfetto solo per quella fascia oraria e per quel momento. Comunque dicevo che in un film del genere, il cattivo deve essere inquietante, imprevedibile, deve dare l’impressione che può cambiare qualcosa da un momento all’altro. Invece sembra un clone matto di Bob Sinclair con la pistolina e che spara frasi a caso sulla rinascita, sulla vita e sulla morte. Ma vai a cagare. No, non tu, Bob Sinclair.

Il Bob Sinclair de noi altri.

Ma il cattivone si confronta con altri personaggi. Totalmente inutili. Sei di questi sono intrappolati: c’è la prostituta che ha cercato di suicidarsi, c’è il poliziotto indagato che ha cercato di suicidarsi, c’è una infermiera che ha perso il figlio che ha cercato di suicidarsi, c’è lo psicologo in crisi che ha cercato di suicidarsi, c’è un riccone italo-americano che recita come un attorucolo da fiction di Rai Uno che comunque ha cercato di suicidarsi e infine c’è una che… non mi ricordo bene chi fosse e che facesse prima ma so che ha tentato di suicidarsi. Esatto, siete proprio intuitivi. Il motivo per cui le sei persone sono nello stesso posto è perchè hanno tutte provato a suicidarsi. Ma i personaggi sono caratterizzati malissimo. Hanno tutti lo stesso volto anonimo per il quale dovresti segnarti uno per uno i nomi con i rispettivi ruoli nel film per fare un riepilogo ogni 5 minuti e riportarti alla mente chi sono e che cosa fanno. Interpretazioni da film tv del sabato sera su Rai2, come già detto e poi arriva il meglio: Caterina Murino.

La prima volta che compare, mi assale quella sensazione che mi viene tutte le volte che vedo un viso famigliare che però non ricordo chi è. Grazie al cielo, esiste IMDB.com e sono andato a controllare. Sì, c’è Caterina Murino nel cast! Sì dai, quella che ha fatto “Casino Royale” con Daniel Craig. Quella che mi pare che muoia alla fine. Ops, spoiler. Ma non è importante. Quì interpreta la poliziotta che non viene cagata da nessuno che però ha le intuizioni giuste per risolvere (più o meno) il caso. Non c’è bisogno di dire che la sua capacità recitativa è pari alla capacità di terrorizzare che può avere Dodò de “L’Albero Azzurro”. Si limita a deambulare per lo schermo per circa 90 minuti, bisbigliando frasi e cercando di interpretare una poliziotta che vuole prendersi una rivincita sul suo capo. Cerca di interpretare. Perchè non ci riesce assolutamente. E’ una capace di interpretarti un personaggi in “Centovetrine” o in “Un Posto al Sole”, non di sostenere un film in un ruolo praticamente da co-protagonista.

In conclusione, questo è un film brutto. Non perchè fatto male tecnicamente perchè non è malaccio da quel punto di vista. E’ che manca di tensione, manca di ritmo, manca di violenza, manca di colpi di scena. Insomma manca tutto quello che dovrebbe invogliarmi ad andare avanti a vedere una copia qualunque di “Saw” misto a qualcos’altro che ora non ricordo. Però c’è la Noia con la N maiuscola. Se volete passare lentamente un’ora e mezza perchè avete proprio intenzione di annoiarvi, guardatelo. Altrimenti mettete su Real Time e guardatevi “Cucine da Incubo” con Gordon Ramsay. Ma quanto è figo quell’uomo, eh?

PS: Ah, non ho spiegato il “fighissimo” doppio senso che ha questo “fighissimo” e “originalissimo” titolo. “Die”, in inglese ovviamente, significa sia “Morire” che “Dado”. Mamma mia, che figo.

Mamma mia. Che tensione. Che terrore. Che interpretazione.

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