mammamiachetristezzadiunfilm.org – “FeardotCom”

Ci sono tipologie di film che quando si è bambini non si può vedere. Ovvero quasi tutto tranne cartoni animati e talvolta nemmeno quelli sono veramente adatti. Sì, Anastasia, sto parlando con te e, soprattutto, con il maledettissimo Rasputin che non mi fece dormire per tre notti di fila.

Ma appena un bambino con una passione per il cinema cresce un minimo, comincia a capire che non ci sono solo i cartoni e vede tante altre locandine appese in giro per la città. O meglio, vedeva, quando c’erano ancora i cinema cittadini e non erano stati eliminati uno dopo l’altro dalla mega iper super multisala. Sto divagando.

Insomma, quel bambino vedeva locandine di altri film e voleva vederli. Esatto, quel bambino ero io! Grande intuizione. Uno dei primi film di cui ho memoria e che volevo vedere era il remake di Zombi di Romero che si chiamava Dawn Of The Dead ed era diretto da Zack Snyder. Era al Cinema Nuovo, me lo ricordo chiaramente. Mi ricordo anche che cercavo disperatamente qualche mio amichetto, delle elementari probabilmente, con cui andarci insieme. Ma detto tra di noi, erano delle pippe, non avevano coraggio e quindi rimasi a bocca asciutta. Alla fine, il film venne ritirato dai cinema e per un po’ di tempo, lo relegai in un angolo sperduto della mia mente, facendolo dimenticare alla mia parte razionale di pensiero. Intanto crescevo, guardavo altre cacate, fino a quando un qualcosa scattò e mi fece ricordare che volevo vedere quel film. Dopo anni, finalmente, vidi Dawn of the Dead. Sarebbe molto più bello se ora scrivessi che mi fece cagare, annullando così tanti anni di bellissima attesa e causando un colpo di scena improvviso, ma devo ammettere che mi piacque. A proposito, vado a segnarmelo nella lista dei dividì da prendere per la mia collezione. Comunque, tutta ‘sta roba per dire che Paura.com (FeardotCom in originale) rientra assolutamente nella categoria che volevo vedere da piccolo ma che non riuscii a vedere (più o meno, essendo del 2002 avevo… mmmh, due calcoli rapidi… 10 anni circa, d’accordo ero piccolo) e che finalmente sono riuscito a vedere dopo anni di attesa. Ringrazio Sky Cinema per avere portato alla scoperta questa perla. Ma anche no.

Che tu possa morire, Rasputin.

La trama. E’ un pelino intricata ma, diciamo che, è la parte più complessa del film. Esatto, perchè il resto è un merdaio terribile con picchi che arrivano a toccare la qualità dei film del sabato pomeriggio di Italia1. Tipo Fantaghirò 3 o Alla Ricerca della Valle Incantata 8.  Insomma, la pellicola racconta di questo fantomatico sito internet che uccide 48 ore dopo che ne si ha preso visione. Il sito internet è di un serial killer che uccide le persone in diretta (che originalità, eh) ma le persone muoiono 48 ore dopo, non per mano sua, ma per mano di qualche altra cosa soprannaturale: E’ uno spirito scroccone che abusivamente usa gli indirizzi IP dei siti internet dei serial killer. Come non ricordare i sit in di protesta dei serial killer davanti alla Microsoft, i quali rivendicavano di essere i soli possessori dei propri siti internet, arrabbiandosi furiosamente contro demoni, fantasmi o qualsiasi presenza non terrena. Ok, era sarcasmo, state tranquilli, eh. Non c’è bisogno di agitarsi così per una battuta. Comunque ad inseguire il serial killer e lo spirito abusivo, ci sono un detective e una del ministero della salute.

In principio furono i giapponesi con Ringu che, no, non è un parente stretto di Pingu. D’accordo, scusatemela ma dovevo farla. Ringu non è altro che The Ring, il tanto famoso “guarda la cassetta, ti telefona Sadako e ti dice che dopo 7 giorni saresti morto”. Quello fu l’inizio della fine: gli Orientali non ci videro più e si buttarono nel cinema occidentale con cloni, simil cloni e cloni parziali di questa pellicola. Vedi The Call, The Call 2, The Call 3: Final, Phone che per fortuna ha avuto solo un capitolo e non è continuato e poi anche The Ring ha avuto ben due, anzi no, tre seguiti cioè The Ring 0, The Ring 2 e il meno conosciuto Spiral. Insomma, valanghe di film che avevano come tema il cellulare/telefono, qualcuno chiamava e chi rispondeva, moriva. Poi sono arrivati gli americani che, con la loro prodigiosa capacità di inventiva, hanno deciso di rifare tali e quali i film appena citati poco sopra, per il pubblico occidentale: e via con One Missed Call, remake di The Call e con i remake di The Ring. Però l’Europa si sentiva sola e dimenticata, poverina. Per fortuna, sono arrivati Limor DiamantMoshe DiamantJean-Marc Félio che, per la cronaca, non ho la più pallida idea di chi siano, però su Wikipedia c’è scritto che sono loro i produttori di questa porcata e quindi sono i colpevoli. La banda Bassotti vuole fare un film. “Dai, facciamo un film?” “D’accordo. Su cosa lo facciamo?” “Io ho un’idea! Una segreteria telefonica che soffre di solitudine e che si ascolta i messaggi da sola e che uccide le coppie innamorate!” “Ma no dai! Io ho un’altra idea! Un frigorifero con una bassa autostima e che si sente grasso e che uccide la gente magra per vendetta!” E, leggenda narra che la discussione per trovare una trama decente andò avanti per 40 giorni e 40 notti, fino a quando arrivarono a “un sito internet che uccide chi lo vede”. Che scritto così, sicuramente non spicca per originalità, però ci si può comunque provare a costruire un qualcosa di decente. E allora un membro della BB si mette insieme ad un altro genio e scrivono la sceneggiatura e il 30 Agosto 2002, esce sta cagata.

Toh! Una bambina vestita tutta di bianco con sguardo inquietante! Che idea innovativa!

C’è da dire che tutta la vicenda si svolge a New York e se state pensando che abbiano quindi filmato a New York, vi sbagliate di grosso perchè la città americana è stata “ricostruita” (non so come, sinceramente) a… Lussemburgo. Una città che ha tantissimo in comune con la Grande Mela e che sono praticamente uguali. Sì, è sarcasmo, questo. Poi mentre si continua ad immaginare sempre di più che la vicenda si svolge veramente a Lussemburgo e non a NY, viene fuori che è anche una produzione tedesca e quindi si aggiunge anche la (brutta) sensazione di stare guardando un episodio de Il Commissario Rex o di Squadra Speciale Cobra 11. Perciò il contesto non è dei migliori e non aiuta lo spettatore momentaneamente inconsapevole del genere di film di cui sta prendendo visione.

Inoltre, ci sono gli attori principali che, ad occhio e croce, potrei dire che sono tre. Abbiamo Stephen Dorff, un attorucolo massimo da telefilm che interpreta il detective che puntualmente (SPOILER) muore alla fine, lasciando ovviamente solo la protagonista femminile allo scontro con il cattivo/cattiva di turno. La protagonista femminile è Natascha McElhone che o non ha una vaga idea di come si reciti o il doppiaggio nuoce gravemente alla salute: passa tutto il film con la stessa espressione, parlando con lo stesso tono di voce, dicendo cose completamente inutili. Tra l’altro interpreta una esperta del Ministero della Salute perchè, inizialmente, si pensava che queste morti fossero causate da un misterioso virus anche se poco dopo si scopre che non è così. E nonostante si scopra che non si tratta di un maledettissimo virus, la ragazza continua a seguire le indagini da diretta interessata e entra nei dipartimenti di polizia, frugando nelle scrivanie in maniera così semplice come se si trattasse di fare una passeggiata al parco. Poi abbiamo Stephen Rea che interpreta il Dottore ovvero il cattivone umano che trasmette le uccisioni via internet, il quale assomiglia incredibilmente al cannibale di In The Market: blatera, blatera, blatera e blatera per minuti e minuti di film, pronunciando discorsi sulla società malata e robe varie che fanno sempre scena e donano al cattivo almeno una motivazione apparentemente plausibile. Ho scritto apparentemente, eh.

"E bla, e bla, e blablabla. Ah, dimenticavo blabla blablabla!"

“Va beh, ma è un horror. Cosa ti aspettavi? Performance recitative da Oscar?” Certo che no ma almeno degli effetti speciali dignitosi. Non chiedo tanto, solo un qualcosina. Invece nulla: qualche schizzo di sangue quà, qualche schizzo di sangue là, quando una eventuale lama trafigge un eventuale corpo si sente solo il rumore e non si vede mai nulla. Quando si tratta di una scena che per il regista dovrebbe essere disturbante, ci si limita ad inserire una valanga di filtri video per modificare l’immagine o per velocizzare/rallentare il tutto: roba che si realizza in un quarto d’ora con Windows Movie Maker. Insomma, effetti piuttosto scarsini. E’ un horror targato Disney Channel: è questo che ho pensato mentre lo guardavo. E, inconsapevolmente e incredibilmente, avevo quasi ragione perchè il “grandissimo” regista quì presente, William Malone, ha girato delle puntate di sit com per il canale Disney. Beh, siamo a cavallo allora. Il prossimo film con tensione e colpi di scena facciamolo scrivere a Tinky Winky, Dipsy, Laa Laa e Po. A proposito di colpi di scena…

A proposito dei colpi di scena, ora parliamo del finale perchè questo è la parte in cui gli autori hanno cominciato a cliccare più volte il tasto destro del mouse e fare copia e incolla da tutte le sceneggiature esistenti alla loro. Si scopre che c’è uno spirito di una ragazza che infetta il sito internet del serial killer e i due grandissimi protagonisti pensano che ritrovando il corpo della ragazza e quindi riportandola allo scoperto, lo spirito avrebbe smesso di perseguitare coloro che visionavano la pagina web, trovando la pace. I due trovano il cadavere. In quel momento, anche se inconsciamente sapevo benissimo che la cosa non si sarebbe risolta in quel modo, ho guardato e ho visto che mancavano ancora venti minuti alla fine del film. Ho dedotto che ovviamente quella non era la fine. Piccola parentesi: cosa succede in The Ring? Il corpo della bambina viene trovato e la cosa non si ferma lì. Cosa succede in The Call? Il corpo della ragazza viene trovato e la cosa non si ferma lì. Cosa succede in Phone? Il corpo della ragazza viene trovato e… Insomma, il concetto l’avete capito. Quindi, con un grossissimo e inaspettato colpo di scena, il regista ci mostra che il ritrovamento del cadavere della ragazza non è il punto finale della vicenda. E in questo momento si supera.

Quando avevo guardato Paranormal Activity 2 e PA: Tokyo Night e avevo visto che i protagonisti avevano risolto le loro questioni, navigando e trovando le soluzioni su Internet, mi caddero le braccia perchè pensai che una maniera più elementare e banale per spiegare cose altrimenti inspiegabili in quel contesto, non esisteva. Mi sbagliavo. William Malone supera tutti e si posiziona al primo posto. Torniamo a Paura.com. La scena: obitorio, medico legale con il cadavere della ragazza ritrovata sul lettino metallico e i due protagonisti a lato. Entrambi capiscono che la vicenda non è terminata. “E cosa dobbiamo fare, allora?” chiede quella che lavora al Ministero della Salute. Pronta risposta. Il medico legale consegna un bigliettino che ha ritrovato all’interno del corpo della ragazza morta su cui è scritto “Uccidete chi mi ha fatto questo”. In quel momento, la metà superiore della mia faccia ha sbarrato gli occhi per l’incredulità mentre la metà inferiore ha cominciato a ridere. Ho pensato che però almeno nel biglietto non c’era scritto dove trovare il serial killer. ‘Spetta, ‘spetta: il detective gira il biglietto e vede che sul retro c’è scritto l’indirizzo del capannone nel quale il serial killer uccide le ragazze in diretta. E dopo questo, standing ovation, tutti in piedi ad applaudire gli sceneggiatori! Un colpo bassissimo per risolvere tre quarti della faccenda in un secondo. Probabilmente, avevano ordinato le pizze da asporto, erano già in tavola e se avessero aspettato un po’ per pensare ad un proseguimento decente, esse si sarebbero raffreddate. Se il motivo è questo, sceneggiatori, vi chiedo scusa e siete stati bravi.

Concludendo, è un pessimo film. Se per Dawn of the Dead era valsa un po’ l’attesa, per quanto riguarda “Paura.com”, dovevo farmi bastare l’attesa. I colpi di scena sono banali, il sangue non esiste, le interpretazioni sono più piatte e sottili della Gazzetta dello Sport di Luglio, in assenza di Mondiali, Europei o Olimpiadi di qualunque tipo. Trama scopiazzata in lungo e in largo dagli horror più in voga di quel momento e poi il fatto che sia realizzato come una fiction tedesca non mi va giù. Proprio bruttino. Classico film in cui si guardano tutti i titoli di coda solo per accompagnarli con un continuo scuotimento di capo in segno di  disapprovazione e delusione.

PS: Ah, dimenticavo che esisteva già un film su un sito internet che uccide le persone che ne prendono visione e, guarda caso, è giapponese! E’ Kairo, dal quale è stato tratto un remake USA chiamato Pulse. Nemmeno nell’idea di partenza sono stati capaci di fare un lavoro decente, ‘sti cretini.

PPS: Ultima cosa che merita assolutamente di menzione. Il sito internet che uccide non si chiama Paura.com, in originale FeardotCom. “Come non si chiama FeardotCom?” No, si chiama FeardotCom.com cioè Paura.com.com. Ma per favore, nemmeno a creare un maledettissimo dominio internet siete capaci?

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