Solo due parole: Cinema. Cecoslovacco. – “Spalovac Mrtvol”

Oh oh ooh! Buon Natale a tutti quanti, anche se già passato! Periodo in cui tutti dovrebbero essere tutti più buoni. Periodo in cui le case sono addobbate e illuminate da mille decorazioni. Periodo in cui i bambini hanno atteso il grassone con la barba vestito di rosso Babbo Natale.

Periodo in cui si è più felici. E quindi ho deciso proprio di guardare, per restare in tema con lo spirito della festa, un film che in lingua slovacca si chiama Spalovac Mrtvol, che in lingua inglese si chiama The Cremator e in italiano si chiama L’uomo che bruciava i cadaveri. Botta di vita, eh.

Fermi, fermi, fermi. Non cominciate subito a dire “No! Anche tu con il cinema impegnato?” perchè… A dire il vero, non ho spiegazioni. Anzi, sì e visto che ci sono, la uso come premessa.

Classico periodo di crisi. I film da vedere scarseggiano e sbatto la testa in quà e in là per trovare qualcosa di non visto e che mi possa attirare. Poi inciampo in un sito internet molto ma molto carino. Si chiama My duck is dead. Va beh, tralasciate il nome, per cortesia? In questo sito, ci sono moltissime pellicole censurate in molti paesi o quei film considerati cult per un motivo o per l’altro. Insomma, ho trovato questo bellissimo e inquietantissimo film e ho deciso di procurarmelo, in un modo o nell’altro. Pensavo che fosse un horror in piena regola, non violento, e che usasse la sua potenza visiva e terrorizzante tramite atmosfere e musiche. Che in un certo senso, è pure così. Solo che non è proprio un horror horror. Anzi, a mio parere proprio horror non lo è più di tanto. D’accordo, la smetto di vaneggiare e passo alla trama.

La trama. Non è per nulla complessa perchè praticamente non accade nulla. Il film si svolge a Praga, poche settimane prima che i nazisti la invadano. Quì vive il nostro uomo che bruciava la gente ovvero mister Kopfrkingl, che per comodità vostra ma soprattutto mia, chiamerò Kop. Kop ha una bella famigliola standard con due figli, maschio e femmina, e una adorabile e fedele moglie. Kop lavora al forno crematorio e questo lo rende un individuo incredibilmente fuori di testa. Mentre per giorni e giorni, continua a vaneggiare sulla bellezza e la misteriosità della Morte, i nazisti si avvicinano a Praga. Un amico di Kop gli propone di entrare nel partito. Ad una condizione: essendo già lui non troppo di sangue “germanico” e quindi essendo già lui uno strappo alla regola, doveva eliminare la sua famiglia perchè per loro non ci sarebbe stato posto. Quindi esegue e in mezzo ad una valanga di parole, fa fuori i tre famigliari. Dopodichè arriva un comandante nazista che lo porta via e gli propone un incarico importante. Gli propone di costruire enormi forni crematori che poi non saranno altro che quelli che verranno utilizzati nei campi di concentramento. Fine. Buone Feste.

Ogni fotogramma di questo film, lo trovo inquientantissimo.

Devo dire che una volta terminata la pellicola, ho deglutito pesantemente per mandare giù questo boccone impegnativo, che è questo film. Perchè è veramente impegnativo. Ma tanto tanto. Io pensavo di trovarmi davanti ad un horror inquietantissimo ma innocuo, uno normale insomma. Inquietante tipo la sequenza in Shining in cui Wendy vede dalla porta di una camera, un cameriere ed uno strano figuro vestito da pseudo-orsetto che si alzano dal letto. Una roba del genere, dai. Invece no. Ma proprio no. Perchè questo è un film drammatico molto ma molto cupo in cui si respira aria pesantissima per 90 interi minuti. Perchè di sangue non ce n’è nemmeno l’ombra, di spaventi non se ne trova nemmeno uno e la violenza è realizzata maluccio però riesce a colpire in maniera ugualmente dura lo spettatore. Ma il vero protagonista insieme alle atmosfere pazzesche, angosciose ma allo stesso tempo incredibilmente fredde e realistiche, è lui: mister Kop.

Leggo ora da MyMovies.it che la definizione ufficiale di mister Kop sarebbe “Un benpensante e ipocrita cerimoniere, uno schizoide impigliato nelle consuetudini di un macabro rituale, un saccente becchino-filantropo…”. Ma su di lui ci sarebbe moltissimo da dire e probabilmente non basta una riga e mezza. E’ razionale ma allo stesso tempo folle, riesce a trasformare e a manipolare tutto quello attorno a lui con la forza della parola e con ragionamenti tanto assurdi quanto realistici. Affascinato continuamente dalla Morte, egli afferma che la cremazione sia la soluzione definitiva, la via che allevia ogni dolore e che, distruggendo il corpo cioè il legame con la vita terrena, cancelli quindi tutte le sofferenze e le pene in cui il morto incorre dopo che ha smesso di vivere. La cremazione è la via per superare la paura della Morte, in sintesi. Sì, è fuori di testa. Sì, lo è parecchio. Ma è incredibilmente e terribilmente affascinante. Perchè durante tutta la durata del film, questo personaggio, parla sempre. SEMPRE. Probabilmente aveva un copione di 100 pagine e tutti gli altri di 3 o 4, se andava bene. Troviamo scene di pranzi o cene con amici o parenti, durante le quali parla solo e sempre lui. Fa dei monologhi pazzeschi con tutti quelli seduti a tavola che lo guardano con ammirazione e annuiscono. Ah, e se per caso non aveste ancora capito, tutti i suoi monologhi sono sulla MORTE. Quindi anche un bell’argomento leggerino da trattare a tavola o da qualsiasi parte che non sia in un forno crematorio. Ma se da un lato, questo fatto dei continui monologhi sia una cosa eccellente per il film perchè rende il tutto, una cosa assolutamente inverosimile dentro un contesto realistico, dall’altro, alla lunga, stanca un pelino l’orecchio. Perchè dopo un’ora che senti parlare sempre con lo stesso tono e sempre con la stessa voce di sempre le stesse cose, a meno che non stiate guardando il film seduti su una “comodissima” sedia di legno e con stuzzicadenti che tengono spalancati i vostri occhi, l’abbassamento delle palpebre e un lento declino dell’attenzione verso lo schermo sono naturali. Proprio per questo, ho affrontato il film in due round da circa 50 minuti l’uno. Due tempi con cinque minuti di recupero a tempo, ecco. Eh, gli stop erano frequenti, per questo c’è stato molto recupero. “Beh, e gli altri personaggi in questo film, che fanno?” Bella domanda.

Sì, decisamente inquietante.

Bella domanda che però risulta abbastanza semplice da rispondere. Gli altri o tacciono, oppure dicono qualcosa, ma proprio perchè il protagonista deve riprendere fiato e allora gli viene dato un momento di pausa, oppure muoiono. Ora e quì, vi avrei fatto una distinzione dei personaggi con le loro caratteristiche e tutto il resto però guardando la lista dei nomi, non me ne ricordo nemmeno uno e non riesco proprio a distinguere il volto di un Dvorák dal volto di un Manzel hloupé zeny. Anche perchè lo slovacco o il ceco non è proprio la mia lingua preferita. Quindi ringrazio i sottotitoli in italiano. E ora passiamo al finale che è la parte che mi ha fatto più deglutire di tutto il film.

Il finale. Mamma mia, il finale. E’ pesotto da digerire, eh. C’è l’amico di Kop che mette continuamente la pulce nell’orecchio del nostro simpatico protagonista, circa il partito nazista. Intanto, qualche volta, viene detto che i tedeschi/nazisti si stanno avvicinando alle frontiere. I tedeschi/nazisti si sono avvicinati alle frontiere. I tedeschi/nazisti hanno superato le frontiere. I tedeschi/nazisti stanno per invadere Praga e, io mi fermerei quì. Quindi mister Kop non vede altra soluzione che unirsi ai nazisti. Allora passa mezz’ora della pellicola chiedendo al suo medico se è possibile distinguere sangue germanico o altre tipologie di sangue, ricevendo continui no. ‘Nsomma, fatto sta che il suo amico gli dice che per lui, non di sangue tedesco, sono disposti a fare uno strappo alla regola, ma per i suoi famigliari, questo non è possibile. Quindi, ora, entra in gioco la “fantastica” capacità di ragionamento del nostro protagonista il quale partorisce questa riflessione, in sintesi. I nazisti eliminano quelli senza il sangue tedesco. I nazisti eliminerebbero la mia famiglia. Aspetta aspetta, che allora precedo i nazisti e “libero” la mia famiglia. Dove “libero” sta per “dò un colpo in testa e li butto nel forno crematorio per toglierli dalla sofferenza della Morte”. Ecco, deglutite ancora perchè non è leggerissimo, pensate a me che l’ho visto tutto. Quindi in una sequenza interminabile di 5 minuti di monologo, Kop convince la moglie ad impiccarsi. Poi porta il figlio a vedere il posto in cui lavora e gli dà una sprangata in ferro e poi passa dieci minuti a scegliere la bara giusta in cui mettere il corpo. Poi fa la stessa cosa con la figlia, se non fosse che è la più (intelligente è un termine troppo grosso) sveglia e quindi scappa. “Quindi non fa fuori la figlia? Quindi c’è un sequel? Quindi non finisce?” Nono, finisce. La figlia scappa, Kop esce dal forno crematorio e gli viene incontro una macchina dei nazisti. Scende il suo amico che gli dice che ci avrebbero pensato loro a prendere la figlia e dà l’incarico al simpatico e amorevole protagonista di creare i forni crematori che verranno utilizzati nei campi di concentramento. The End. Fine. Spegni la tv, spegni tutto e vai a leggere un fumetto di Charlie Brown per tirarti su il morale.

Ecco un simpatico musetto per farvi prendere coraggio e per risollevarvi il morale.

Concludendo e parlando più o meno seriamente, mi viene da dire che questo è un bellissimo film come non ne avevo mai visti. E’ stranissimo e incredibilmente innovativo e moderno per quanto riguarda anche il montaggio, spettacolare per l’epoca. Meravigliosamente toccante con il colpo di scena finale imprevedibile che ti lascia con la bocca aperta per alcuni momenti. Grandissime interpretazioni e atmosfere che fanno venire i brividi. Impressionante. Ora scriverò una cosa che negherò sempre se me lo si chiederà di persona ma, probabilmente non tutto il cinema slovacco, ceco, polacco eccetera eccetera è peso come pensavo io. Anzi, c’è del bello. Non tutto, eh. Film da vedere assolutamente, vincitore nel 1968 dell’Oscar come Miglior Film Straniero e bandito dalla Cecoslovacchia fino a dopo la separazione in Repubblica Ceca e Slovacchia. Presto entrerai nella mia collezione di dividì. No, non è una promessa. E’ più una minaccia.

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