La regola della maggiore grossezza del sequel – “Spiral”

Era veramente tanto tempo che volevo vedere questo film. Ma tanto tanto, eh. Era l’unico che mi mancava per concludere la saga giapponese di The Ring. L’originale l’avevo visto ed era carino, il seguito (cioè Ringu 2) l’avevo visto e, da quel pochissimo che mi ricordo, era sicuramente più accettabile del sequel americano e, infine, anche il prequel, ovvero Ring 0: The Birthday, l’avevo visto. Insomma, mi mancava solo questo.

Quindi ordino da IBS.it, il dvd a soli 4 euro e 99 e, attendo con ansia il suo arrivo. Apro una piccola parentesi: ora il dvd costa 2 euro. DUE. Mavaffan… Comunque il pacco arriva 4 settimane dopo, causa simpatico ritardo di circostanza, e appena arriva, scarto tutti i miei bellissimi dvd e cerco di non guardarlo subito, cercando di fare il disinvolto, anche se la voglia di attaccarmi al lettore dvd, per prenderne visione immediatamente, era forte. Fatto sta che resisto un giorno. E quindi, oggi, dopo anni di attesa, mi guardo Spiral. Ma che cacchio è? E che centra con The Ring/Ringu?

In principio fu Ring. Il romanzo andò molto bene. Poi Koji Suzuki, autore della saga, decise di scrivere un seguito ovvero Rasen. Rasen che poi sarebbe Spiral. I produttori giapponesi, che sono delle volpi in fatto di strategia, decidono di adattare al grande schermo tutti e due i romanzi. E fino a quì, nulla di strano. I film vengono completati e sono pronti alla distribuzione. I produttori, vedendo che entrambi i film sono pronti, decidono di farli uscire in contemporanea. Primo e sequel. In contemporanea. Se anche a voi, questa mossa, puzza di cazzata, è normale. I risultati sono che il primo film, Ringu, è un campione d’incassi, mentre il secondo, Spiral, è un flop bello grosso. I geniali produttori pensavano che, considerando che i due romanzi avevano avuto un grande successo, anche i due film avrebbero avuto un grande successo. In sintesi, hanno buttato anni e anni di regole della distribuzione e del mercato nel cesso. Essendosi accorti dell’enorme cagata commessa, tutti quanti decisero di dimenticarsi di Rasen e di fare come se non fosse mai esistito, procedendo alla realizzazione di un sequel più decente, ovvero Ringu 2. Ma Spiral non viene completamente dimenticato e, nonostante non sia presente  nemmeno nei cassoni degli ipermercati, sono riuscito a ricordarmi della sua esistenza e ho voluto comprarlo e, soprattutto, vederlo. Mamma, papà, se state leggendo, ricordatevi che è costato solo 5 euro.

Oppure potevo prendermi 50 di queste.

La trama. E’ un po’ un casino. Nemmeno Wikiwiki e MyMovies riescono a venirmi completamente incontro. Il primo Ringu finisce che Reiko e suo figlio sono diretti a casa del padre di lei, per fargli vedere il video, considerando che avevano scoperto che l’unico modo per salvarsi la vita era di duplicare la videocassetta e mostrarla a qualcun altro. Quindi lei per salvare il figlio decide di mostrarla al padre. Bella stronza, eh. Poi comincia subito Spiral. Il marito di Reiko, Ryuji, viene trovato morto, ucciso dal video. Poi vengono trovati morti anche Reiko e il figlio, i quali hanno avuto un incidente in autostrada. E allora salta fuori il nostro protagonista: Mitsuo Ando. Mr Ando è un medico legale in super fase depressiva causa la morte del figlioletto. Egli era molto amico con Ryuji durante la scuola di medicina e si mettevano sempre alla prova, sottoponendosi a turno dei codici segreti da tradurre. Bah, andiamo avanti. Quando viene a sapere della sua morte ci rimane taaanto male e scopre che è morto per un tumore sviluppatosi, non mi ricordo dove, in una settimana. Poi Mitsuo, scopre anche che pure il figlioletto di Reiko era già morto prima dello schianto causa lo stesso tumore. Era un tumore, giusto? O una cosa del genere comunque. E la faccenda si fa strana. Ma la faccenda diventa ancora più strana quando arriva un collega di Reiko (che faceva la giornalista) e gli consegna il suo diario, nel quale trova scritta tutta l’indagine circa una videocassetta che uccide. Prima, ovviamente, Mitsuo non crede a nulla e poi comincia ad indagare con l’aiuto di Mai Takano, assistente dell’amico Ryuji. Fino al finale silenziosamente apocalittico. Perchè? Ci arriveremo.

Per prima cosa, mi piacerebbe dire che poteva venire un buon sequel. Ma davvero, eh. Insomma, tratto dal romanzo di successo, con gli stessi attori del primo, con una buona continuità quasi da telefilm. Dai, poteva venire una cosa degna. Invece no. La noia regna sovrana. I colpi di scena, quando ci sono, sono resi con una tale superficialità che quasi ti pare di non averli colti e se invece li hai colti, non te ne frega più di tanto. Poi c’è da considerare che è il sequel di uno dei più celebri film horror/thriller psicologici degli ultimi anni. Mi devi fare una cosa carina con tensione e almeno qualche spavento. E per qualche spavento, non intendo una persona che ogni tanto compare dietro allo sfigato di turno che si sta guardando allo specchio. No, mi devi fare almeno saltare un minimo sulla poltrona. Correggo, divano nel mio caso. Oppure devi trasmettere un pochino di sensazioni di terrore psicologico come Ju-On. Quello era decente. Ma in questa pellicola non abbiamo nulla di tutto questo. Abbiamo delle gran chiacchere, delle gran facce da culo classico cinema giapponese, le quali moltiplicano per mille ogni tipologia di emozione, abbiamo qualche comparsata di Sadako, la carissima bambina malvagia, che assume un ruolo di cattivo abbastanza insulso quanto Diaboromon nel secondo episodio del film dei Digimon. E, tra l’altro, ha quasi lo stesso scopo finale. Quasi, eh.

Diaboromon.

“Ma che cavolo vuole fare Sadako?” Eh, bella domanda. Allora, con l’aiuto di Ryuji, che doveva essere morto ma in qualche modo è rinato, credo, e quindi ora è di nuovo vivo, si impossessa del corpo di Mai Takano, credo, e praticamente obbliga Mitsuo a collaborare a al suo piano diabolico. Piano diabolico che consiste nel: uccidere tutta la popolazione con la videocassetta o con la pubblicazione del diario di Reiko con le indagini. Perchè, secondo gli sceneggiatori, questi due fattori trasmettevano un virus tramite canale ottico. Tipo “Oh, che stai leggendo? Fa vedere..” Zac, morto. Diaboromon voleva invadere la Terra tramite la rete, Sadako vuole invadere la Terra con tante persone come lei. Le persone che si sarebbero salvate, anche contraendo il virus, sarebbero state poi il primo passo verso una nuova evoluzione del genere umano. Momento di silenzio. Mitsuo dice “Va beh”, prende il suo figlioletto fatto rinascere da Sadako per obbligarlo a collaborare e se ne va al mare. Io l’ho sintetizzato ma il finale è questo. Ah, spoiler. Troppo tardi, dite?

Insomma, potrei dire, come si può sbagliare un film sullo sterminio dell’umanità con un virus per creare una nuova civiltà di soggetti mentalmente super sviluppati e con poteri psicocinetici? La risposta è questo film. E’ tutto noioso, il carattere apocalittico della questione non viene reso per niente, la paura e la tensione non esistono, è abbastanza confusetto e, infine, ci sono troppe chiacchere. TROPPE! Così tante da confondere lo spettatore e non fargli capire più nulla. E’ un peccato perchè una premessa del genere poteva venire sfruttata in maniera differente e, soprattutto, migliore. Inoltre ora capisco perchè hanno deciso di dimenticarsene tutti e di realizzare un altro seguito di Ringu.

Decisamente non questo tipo di scenario apocalittico.

Ah, dimenticavo. Il titolo Spiral fa riferimento al DNA che viene modificato, causa l’assunzione del virus. Ma, sinceramente, anche senza questo dettaglio che non vi ha sconvolto la giornata, vi fa vedere il film in maniera differente? Ecco, la mia risposta è quella.

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