Niente esorcismi durante il fine settimana – “The Devil Inside”

Esci da questo corpo, o stupido demonio! Esci, forza! Padre Giovanni, mi passi l’acqua santa. Eccola, padre Alfredo. Grazie, e ora, o meschino diavolo, preparati ad essere distrutto davanti alla forza di nostro grande, immenso e potentissimo Signore. Al mio tre, verrai inondato di luce, di purezza e di bene, condannando il tuo spirito maligno ad un’esistenza piena di dolore e di tormento!

Ehm, scusa, Padre Alfredo.. Uno! Padre Alfredo? Permette una parola? Due! Mi vuole ascoltare, padre? Due e mezzo! No, vorrei solo farle notare che… Due e tre quarti! Padre Alfredo? Che c’è, Padre Giovanni?! No, volevo farle notare che è mezzanotte passata. E quindi? Quindi è sabato. Ah, chiaro. Beh, caro e simpatico diavoletto, mi spiace. Ci vediamo lunedì mattina. Puntuale alle 8, eh. E non provare a chiamarmi al cellulare di notte, blaterando in aramaico antico o in lingue che non capisco, eh. D’accordo, arrivederci e buon fine settimana.

E non sto scherzando. C’è precisamente una scena del film nella quale i due esorcisti parlano con la ragazza protagonista e si dicono “Eh, è un bel po’ di lavoro per un venerdì”. Dopodiché il film fa un salto di 4 giorni, arrivando alla settimana dopo. Facendo una pausa nel fine settimana. Ok, avete ragione. D’altronde il settimo giorno si riposò, quindi posso ritenere attendibile la spiegazione. Quindi se c’è una cosa che questo film mi insegna sugli esorcismi è che il sabato e la domenica, gli esorcisti fanno festa. Ma, ora che ci penso meglio, questo film insegna molte cose, non solo nel campo degli esorcismi. Perciò cerchiamo di elencare tutte le nozioni che questo film ci inculca nella nostra mente nell’arco di un’ora e un quarto.

Prima lezione: Non necessariamente si ha bisogno di una storia per fare un film. Beh, questa non è una novità, a dire il vero. “E di che parla ‘sto film?” Ecco, questa è la trama, o qualcosa del genere: Isabella Rossi è figlia di Maria Rossi. Maria Rossi è una donna che ha ucciso tre persone nel 1989 durante un esorcismo praticato su di lei. Quindi viene rinchiusa in un istituto psichiatrico e, ad un tratto, viene trasferita a Roma. Perciò, anni dopo, Isabella decide di andare a incontrare la madre, che non la riconoscerà, e quindi cerca di capire meglio le dinamiche dell’esorcismo. Si unisce a due esorcisti che professano di nascosto dalla Chiesa, padre Ben e padre David. E da quel momento in poi, delirio. La trama, che ho descritto fino ad ora, occupa una cosa come venti minuti. Fino ad arrivare al delirante finale di cui parleremo più tardi perchè si merita un capitolo a parte. Parlando chiaro, questo incipit non è assolutamente originale e non aggiunge assolutamente nulla al genere horror.

Bubu settete.

Seconda lezione: L’Americano a Roma non sempre è comico. Partiamo con il dire che la scelta dei nomi dei due personaggi principali è stata fatta con un’originalità incredibile. “Ragazzi, mi serve un nome e un cognome per i nostri protagonisti..” “Mmh, fammi pensare.” Lo sceneggiatore prende in mano una rivista dove c’è una pubblicità di un’assicurazione/carta di credito/tessera fedeltà o simili e vede il classico classicissimo esempio Mario Rossi. “Ah, chiamiamole Rossi di cognome.” “Geniale! E di nomi?” “Boh, prendi il dizionario dei nomi e scegline due a caso”. Ecco, probabilmente la scelta è stata fatta così. Metà, grazie a mega stereotipi italiani e metà, con completa casualità. Poi il film si sposta subito a Roma dove assistiamo ad uno dei “migliori” film americani realizzati in Italia. E, voi, sapete cosa significa? Esatto, significa continui tentativi imbarazzanti per far parlare i personaggi ogni tanto nella lingua madre del nostro Paese. Cioè l’italiano. E via di risate. La protagonista, tale Isabella Rossi, arriva a Roma, passando ovviamente davanti a, primo, il Colosseo e, secondo, il Vaticano. Va beh, è il minimo. Poi Isabella, accompagnata tutto il tempo da Michael che passa tutto il film dietro alla telecamera, entra tranquillamente in Vaticano e arriva alla Scuola per Esorcisti. Ed entra, durante una lezione, mentre Michael filma tutto tranquillamente, senza che nessuno dica nulla. Già qui, abbiamo qualcosa di strano. Ma andate avanti. Poi collegate il tutto: Roma, Vaticano, Scuola per Esorcisti, lezione in corso. Secondo voi in che lingua sarà la lezione? “In italiano, ovvio.” No. La lezione è in inglese. Ma perchè? Decido di passare sopra pure a questo, prendendo in considerazione la scusa che era una lezione per classe di stranieri, anche se nella mia testa ha un minimo di senso ma mentre sto scrivendo il tutto, mi sto accorgendo che è una cagata bella grossa. Poi la ragazza si avvicina a due esorcisti e gli chiede “Posso venire a vedere gli esorcismi non autorizzati che fate di nascosto dalla Chiesa e filmarli tutti con la telecamera per un documentario del quale non si capisce a chi possa fregare un cazzo di vederlo?” E gli esorcisti rispondono che, ovviamente, può venire. Quindi la premiata ditta arriva in una casa dove c’è una poveretta posseduta. Arriva la madre che apre la porta e, dopo aver tentato qualche frase in italiano, comincia a parlare in inglese, pure lei. A questo punto, mi è venuto da pensare: ma se dovevano fare un film in cui tutti parlano in inglese perchè non l’hanno ambientato da qualche parte in cui la lingua nativa è l’inglese? Sì, sarebbe stato troppo semplice. E’ più divertente complicarsi la vita.

Terza lezione: Gli insulti in romano non sempre rendono così bene in inglese. Qui ci troviamo davanti ad uno dei più alti momenti di questo film. A mio parere, ce ne sono due: questo e il finale, a cui arriveremo più tardi. Insomma, gli esorcisti sono arrivati dalla ragazza posseduta. Isabella e Michael, stando tra le palle, registrano il tutto. L’esorcismo comincia e il demonio dentro la ragazza comincia, come routine prevede, ad insultare i due preti. E che gli dirà? Reggetevi forti. La ragazza si agita e mentre cerca di liberarsi, urla “All’anima de li mortacci vostri!” Come, scusa? Grassissime risate. Giuro che ho stoppato, sono tornato indietro e l’ho riascoltato tre o quattro volte. Ma la cosa non finisce quì, perchè durante la pronuncia di suddetto insulto da parte della ragazza posseduta, assistiamo alla traduzione in inglese di esso, tramite sottotitoli. Le risate si fanno ancora più forti nella mia testa. Così forti che quasi devo interrompere perchè non riesco più a seguire il film. Ma siamo sicuri che questo sia un horror?

Quarta lezione: Ma siamo sicuri che questo sia un horror? Per me, un horror ha due scopi principali differenti a seconda della tipologia di film. C’è lo splatter, il super violento, che aggredisce lo spettatore con immagini di alto impatto visivo con buona dose di/enormi quantità di/un sacco di violenza. Oppure c’è l’altro. L’altro è quello che si basa sulle atmosfere, sulla tensione e sull’ansia. E questo è un film della seconda tipologia. Inoltre, l’intero film, è girato con la tecnica, ormai di gran moda negli ultimi anni, della telecamera a mano. Esatto, modello Blair Witch Project o Paranormal Activity. Ma in questo caso si tratterebbe di fare un paragone, come diciamo noi del settore cinematografico, tra merda e cioccolato. Quindi se è girato con questa metodologia, l’intera pellicola deve basarsi sulla tensione, sui cambi di ritmo e su avvenimenti improvvisi che possono essere riassunti nel semplice concetto di “Bubu Settete”. Ma, di questo, non ce n’è traccia. Nemmeno uno. Cioè, a dire il vero, ci prova: qualche occhio aperto di scatto, qualche urletto all’improvviso ma non mi sono spaventato nemmeno lontanamente per neanche una volta. E l’ho guardato di notte, eh. Uno dei pochi horror che ho voluto affrontare di notte che ho guardato come una puntata di Sabrina, Vita da Strega. Ma ‘sto regista, il grandioso William Brent Bell, vuole mostrarci che può sviluppare tutti e due le tipologie del film horror in uno solo: spaventarci e impressionarci. Come ho appena detto, dello spavento non ce n’è traccia. “Dai, vuoi forse dirmi che è pieno di incredibile violenza visiva?” No, perchè non c’è nemmeno quella. Usa sempre gli stessi cliché del genere esorcistico (si dice “esorcistico”?) ovvero la scomposizione di ossa con rumori che dovrebbero dare fastidio, qualche goccia di sangue qui e là e qualche posizione “impossibile” assunta dalla ragazza posseduta di turno. Posizioni che può assumere una contorsionista qualsiasi del Circo Orfei. Quindi, caro William, direi che nemmeno l’impressionare ti riesce tanto bene. Perciò, riflettendo pacatamente, a che stracazzo serve questo film?

Ciao, io lavoro al Circ Du Soleil dal lunedì al venerdì e il sabato e la domenica al Circo Orfei.

Quinta e ultima lezione: Il gran finale. Ho assistito ad uno dei finali più casuali e più tirati su in fretta degli ultimi anni. Allora, la premiata ditta prova a svolgere un esorcismo sulla madre di Isabella, Maria. Non è necessario dire che l’esorcismo va male, anche perchè viene fatto di nascosto e dopo cinque minuti, entrano tutti i medici dell’ospedale e buttano fuori tutti a forza. Geni. I quattro scemi tornano a casa e assistiamo a qualche comportamento strano da parte di Padre David, tipo sorride senza senso alla telecamera e mangia in cucina con la luce spenta, rimanendo in completa oscurità. Padre Ben, che è un grandissimo riconoscitore di gente posseduta, non nota nulla di strano, nemmeno dopo che Padre David, ad un battesimo, quasi affoga un bambino. Tranquilli, tutto normale, capita ogni tanto, eh. Fatto sta che i genitori del bambino denunciano il prete e gli mandano la polizia a casa. La polizia arriva, Padre David fa robe strane per un prete normale e (finalmente, alleluia!) capiscono che è posseduto. Era ora, eh. Poi, a dire il vero, non ricordo bene. I tre rimasti (Michael, Isabella e Padre Ben) salgono in auto e si passano il demone a vicenda. Esatto, il demone era contagioso. Deduzione geniale. Soprattutto, incredibilmente originale. Paranormal Activity, com’era, scusa? Praticamente la stessa cosa. Geniali, anche qui. Insomma, i tre si passano il demone, fino a quando si schiantano con l’auto, lasciando spazio alla schermata nera con scritte in bianco che dice che tutto il caso e rimasto insoluto e robe simili. Wow, altro colpone di originalità, alla fine. Il tutto si svolge in un ordine completamente casuale, tanto per dare un ritmo al finale, che finale non è. Cioè lo scriveva meglio un… lo scriveva meglio un… un… non lo so, ho finito i paragoni, basta.

"Come?! Non abbiamo un finale?!"

Insomma, cosa abbiamo imparato, concludendo? Che è un film di cacca. Le atmosfere sono abbastanza carine e sono l’unica cosa decente ma non ci si spaventa, non ha una trama, ha falle logiche ovunque e ogni 30 secondi e le interpretazioni sono imbarazzanti. La tecnica del mokumentary comincia ad essere troppo sfruttata: bisognerebbe cominciare a pensare un po’ meglio alle idee da realizzare in quella forma. Questa è cacca, non è un horror.

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4 pensieri su “Niente esorcismi durante il fine settimana – “The Devil Inside”

  1. vogliamo parlare del momento in cui uno alla volta sparlano sugli altri da soli davanti alla telecamenra in stile confessionale del grande fratello? PUHUHUHUHAAHHAHHAH!!!

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