myhorriblemovies presenta “Non capisco ma mi adeguo: parte I” – “Gozu”

Non tutti i film devono essere comprensibili. Soprattutto, non tutti i film devono avere fatti che accadono secondo una logica. Quanto è bello cercare di sforzarsi per entrare nella mente del regista e dello sceneggiatore per interpretare qualsiasi fatto irrazionale o illogico che accade durante il film?

Qualcuno potrebbe rispondermi che non è bello, certo, ma ha il suo divertimento. In questo caso, parliamo di film nei quali i fatti irrazionali o illogici sono la parte principale del proprio svolgimento.

Quindi, l’altro giorno, mi sono presentato in redazione e ho urlato, durante la solita riunione mattutina delle 6, una roba tipo: “Ma se scrivessimo di film che se visti da ubriachi fanno morire dal ridere?” Ora, io inizialmente mi riferivo ad un qualcosa tipo i Cinepanettoni o agli ultimi film di Seagal (uno a caso, scegliete voi) però il capo boss super supremo e ultra galattico mi dice che è una buona idea e mi spara subito tre titoli, ordinandomi di scrivere su questi film. Perciò, quatto quatto e con le pive nella mia saccoccia, rispondendo mille volte “Oh, grazie signore per l’opportunità” oppure “Molto gentile, signore, grazie.” o anche “Lei, signore, è un brav’uomo. La ringrazio”, mi prendo i miei tre titoli e me ne torno in ufficio. E in questo caso, la parola “Ufficio” sta per divano.

I tre titoli sono uno più pazzo, più surreale e più illogico dell’altro ma, come qualsiasi lettore vorrebbe, partirò dal titolo meno pazzo, passando per una pellicola abbastanza pazza e finendo con l’apoteosi della pazzia. Piccola premessa: la cosa divertente (che poi se è divertente lo vedremo poi) di queste pseudo recensioni è che cercherò di guardare con occhio logico queste pellicole che di logica hanno solo la copertina del dvd. Quindi me ne fotto di tutte le interpretazioni possibile che si possono trovare sul web, me ne fotto del “Eh, ma è pura arte visionaria e il regista è sicuramente un genio dell’astratto” e me ne fotto di… Di… C’era una terza cosa?

Il primo film di cui scriverò è Gozu di Takashi Miike ovvero un uomo che fuma, sniffa, tira o si inietta qualcosa, prima di scrivere ogni suo film. A volte gli viene un trip positivo e altre volte gli viene un trip negativo, insomma va a giornate. Un regista che è capace di dirigere un musical commedia famigliare con una puntina di horror, poi un dramma sociale con finale alla torture porn e poi la storia di un supereroe zebra. E ho già detto tutto. Se una persona normalissima legge di che cosa può trattare Gozu, potrebbe capire che si tratta di un film abbastanza normale sulla malavita giapponese. Questo è quello che trovate scritto su MYmovies circa la trama:

“Valoroso yakuza, Ozaki manifesta evidenti problemi psichici, mettendo in imbarazzo il proprio clan. La decisione è sofferta ma necessaria: il boss degli Azamawari delega Minami, amico e fratello di sangue di Ozaki, di uccidere lo yakuza impazzito, e di liberarsi poi del corpo in uno sfasciacarrozze di Nagoya. Giunto a Nagoya, compiuta a metà la missione, Minami dovrà fronteggiare l’inspiegabile sparizione del cadavere del compagno: durante la disperata ricerca del corpo, il giovane vedrà oltre la facciata di una cittadina anonima, che nasconde in realtà verità grottesche ed è teatro di insospettabili fenomeni.”

Non fa una piega. Insomma, tranne le ultime due parole facilmente dimenticabili, non sembra poi un film così pazzo. Beh, se vi dicessi che c’è un essere con il corpo di uomo e la testa di mucca che lecca il protagonista? Ah, allora siete interessati, eh. Cominciamo con la vera trama, valà. E seguiamola punto per punto, colpo di scena per colpo di scena, non svolgimento per ogni non svolgimento.

Si inizia con una scena che ogni animalista amerebbe. Assistiamo ad una riunione della Yakuza dove ci vengono presentati Minami, il protagonista, e il fratello ovvero Ozaki. Ozaki si potrebbe definire, parlando in un gergo puramente psicologico, uno scemo tutto matto, il quale ha manie di persecuzione. Tipo che fuori dal locale in cui si svolge la riunione, ci sono due ragazze che giocano con un cane e Ozaki dice che è uno cane anti-Yakuza addestrato a prendere i gangstars e ad ucciderli. Tipo che esce dal locale prende il cane per il guinzaglio e comincia a sbatacchiarlo ovunque anche contro la vetrina del locale. Tipo così. Tutto normale, insomma. Fatto sta che il capo della gang capisce che, forse forse, Ozaki è un pelino pericoloso per la famiglia. Quindi incarica il fratello Minami di portarlo allo sfasciacarrozze di Nagoya per farlo fuori e eliminarlo definitivamente dagli affari della “famigghia”.

Minami e Ozaki sono in auto. Ozaki da ancora di matto e, vedendo una macchina qualsiasi che li segue, pensa che essa sia una macchina anti-Yakuza. No, questa volta non prende l’auto per il guinzaglio e la sbatacchia ovunque. Scende dall’auto e sta per sparare alla guidatrice ma per fortuna Minami interviene, lo ferma e lo uccide. Almeno così pare. Minami va nel panico, raggiunge la città più vicina ed entra in un bar. Un bar normale. Il barista è un uomo pelato che indossa un reggiseno e c’è un uomo al telefono che va avanti per minuti e minuti con questo discorso: “Eh sì, ieri era caldo ma lui diceva che c’era freddo. Però ho messo le maniche corte e lui mi diceva che c’era ugualmente freddo. E gli ho detto che non c’era freddo ma c’era caldo. Ma voleva proprio convincermi che c’era freddo, invece no, per me c’era caldo.” E via così. Minami va in bagno e, quando esce, Ozaki è scomparso: il corpo non è più nell’auto. Panico. Comincia a chiedere in giro ma nessuno ha visto il fratello, quindi prende l’auto e lo cerca per la città. Ad un tratto, buca una gomma proprio davanti ad un signore seduto in mezzo a delle erbacce che stava leggendo: esso è Nose, uno strano soggetto che soffre di depigmentazione.

Umorismo nero: depigmentazione tipo così. (Due battutone in una, scopritele entrambe)

Nose decide di aiutare Minami a cercare il fratello e insieme vanno ad una locanda dove c’è una donna anziana che dice cose vaghe e inutili e un uomo che sembra sempre piuttosto preoccupato. Nose e Minami prendono due stanze e dormono lì. Fatto curioso e simpatico: durante la notte, la donna anziana va da Minami e gli chiede se vuole del latte. Latte non della bottiglia. Latte non da una confezione di tetrapak. Latte non a lunga conservazione e, soprattutto, non liofilizzato. Provate a indovinare da dove può venire il latte e continuate la lettura. In caso contrario, fermatevi quì, state in prigione per un turno, fate un salto, fatene un altro e poi tutti giù per terra.

Il giorno dopo, Minami si reca al bar dove assiste ad un’altra conversazione tra due persone sul tempo, sul caldo e sul freddo. Nose si ferma a parlare con i due ritrovati amici e manda a quel paese Minami, il quale ritorna, con la coda tra le gambe e piuttosto rassegnato, alla locanda. Arrivato, la signora anziana gli propone di fare un rito per ritrovare il fratello morto ma scomparso. La signora anziana chiama l’uomo dall’espressione eternamente preoccupata e gli dice di cominciare il rituale. C’è un piccolo particolare: l’uomo non ha la più pallida idea di come trovare un morto scomparso e non sa fare nessun tipo di rituale. Ma si sa, la pigrizia può essere pericolosa e per fare le cose bisogna metterci dell’impegno. Quindi la signora comincia a picchiare violentemente l’uomo per… motivarlo? Fatto sta che, dal nulla, ritorna Nose che porta via Minami, lasciando i due individui a sbrigare gli affari loro. Nose rivela all’altro che Ozaki può essere stato visto ad un negozio che vende riso, considerato malamente perchè… la moglie del negoziante è americana. Beh, chiaro. Mi sembra normale. I due arrivano lì e la moglie comincia a parlare come un robot: infatti si scopre che sta leggendo dei cartelli attaccati al muro, nei quali si trovavano scritte le cose da dire. Maccheccazz… Va beh, la cosa sarà ovvia ma questa visita si rivela abbastanza inutile. Quindi Minami torna alla locanda e scopre che il fratello morto aveva dormito lì, qualche notte prima. Perciò il fratello vivo decide di dormire nella stanza in cui c’era stato il fratello morto qualche tempo prima.

Durante la notte che Minami passa in questo ostello abbiamo una sequenza onirica molto ben fatta e abbastanza inquietante nonostante sia, basta pensarci un attimo, piuttosto demenziale. C’è questo essere, con il corpo di uomo e la testa di mucca, che lecca il protagonista e, dalla bocca, perde un liquidino denso biancastro. No, no, ma per favore. Santo cielo, che maliziosi. Sequenza molto bella che ti lascia un po’ con il fiato sospeso e con una buona tensione.

Non dicevo mica balle, eh.

Dopo un tranquillo e sanissimo riposo ristoratore, Minami si reca allo sfasciacarrozze dove avrebbe dovuto scaricare Ozaki. Entra, ci sono due soggetti che non aiutano minimamente e quando esce trova una ragazza nella sua auto. Una ragazza che dice di essere Ozaki. Esatto, Ozaki. Una ragazza. “Oh, siamo arrivati ad un punto morto…” “Una donna che serve il latte del suo seno in bottiglia?” “Già messo..” “Allora un uomo che porta un reggiseno e che si scopre che è morto da tre anni ma continua a lavorare..” “Già messo pure questo..” “Allora metti che il fratello morto torna ed è una donna.” “Geniale. Sei semplicemente geniale.” E, signori, reggetevi forti perchè il finale merita.

La ragazza, Ozaki, insiste a voler partecipare ad una riunione con il boss della “famigghia” quindi i due si recano ad essa. La ragazza comincia a flirtare con il capone (sottile giochino di parole da “Umorismo: corso base per deficienti”, numero 1) e se la porta a casa. Casa dove i due cominciano a… a… combinare qualcosa. Ma c’è un piiiiiiiccolo particolare. Piccolo piccolo. Nono, tranquilli, una cosa normale, niente di ché. Il boss della Yakuza per avere un rapporto sessuale deve obbligatoriamente e necessariamente avere un mestolo (o una ramina, l’oggetto varia) infilato su per l’orifizio posto tra le due natiche. “Eh, vabbé.. Poi che altro succede in ‘sto film?” Succede che Minami entra dalla finestra e interrompe il rapporto, si porta a casa il fratello/sorella morto/morta e uccide il boss in uno dei modi più indirettamente e psicologicamente dolorosi per uno spettatore che ne sta prendendo visione.

Gran finale! Minami e Ozaki scappano e vanno a casa. E hanno un rapporto sessuale. Va beh, se ci dimentichiamo il rapporto di parentela che una ragazza dice di avere, spacciandosi per il fratello morto pochi giorni prima e poi scomparso, può andare. Se non fosse che, ad un tratto, le cose cominciano ad andare male. La ragazza comincia ad avere dolori alla pancia fino a quando non partorisce Ozaki, versione maschile. No, non bambino. Adulto adulto, esatto.

Ehm... Ehm... Sì, cioè... Insomma.. Va beh, andiamo oltre.

Poi in pochi secondi, ci viene detto che la ragazza è tornata normale dopo un bagno (perchè c’era qualcosa di normale in tutti gli altri?), ci viene mostrata la ragazza che cammina in un parco insieme a Minami e Ozaki e, come immagine finale, un cliente del bar dell’inizio del film che ride, guardando in camera. Inquietante, certo, ma ti lascia con quella leggera sensazione, lungo tutti i titoli di coda che guardi comunque nonostante siano in giapponese, durante la quale ti senti in dovere di pronunciare poche ma dovute parole: “Ma che cazzo ho visto?”

Eh, non lo so. Penso che sia un gran bel film, a parte questo. Realizzato eccellentemente, con attori molto bravi, Miike è uno fuori di testa ma come inventa robe strane lui non le inventa nessuno (per fortuna o no?) e gli effetti speciali sono realizzati magistralmente. Poi in più di una scena, mi sono venuti i brividi o una sensazione di ansia, causa la tensione o gli strani avvenimenti che si susseguono uno dietro l’altro. E’ un film che, a mio parere, mangia in testa a Lynch, regista che, personalmente, ritengo sopravvalutatissimo. Le sequenze oniriche sono molto belle, anche se a dire la verità, tutto il film è molto onirico. Insomma, questo non è un film che guardi per una bella storia o per avere una trama intelligente. E’ un film che guardi per curiosità, per provare sensazioni diverse, per sperimentare un nuovo genere di cinema che, nelle sale cinematografiche italiane, non viene, come si dice, cagato nemmeno di striscio. Parlando chiaro, eh. Concludendo, mi sento di raccomandare questa pellicola, nonostante mi sia piaciuta di meno di altre di Miike. Vedi The Happiness of the Katakuris. Spettacolare.

“Oh, ma alla fine, c’hai capito qualcosa?” “Boh. Il protagonista c’è. Il fratello è vivo. Il boss cattivo è morto. E ora hanno pure una ragazza. In comune, ma hanno una ragazza.” “Quindi?” “Quindi mi sembra che la morale sia chi si accontenta, gode.”

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