Sbiadito. – “Footloose”

C’è crisi. C’è grossa crisi. Anche di idee. E chi non lo sa meglio della gloriosa e magnifica industria cinematografica di Hollywood. Quella industria che ogni giorno fa vivere con l’ansia migliaia, ma che dico milioni, di fan di film diversi che sperano che nessun produttore, vivente e non, si azzardi a fare un remake del loro film preferito. A volte si vive una vita intera con l’ansia e a volte Hollywood distrugge uno dei tuoi ricordi migliori in ambito cinematografico.

In tal caso, i fan di Footloose o sono morti di infarto appena hanno saputo la notizia, o hanno guardato il remake per curiosità e per poi dire “Mavaffanchiappa! Che merdata che è venuta fuori!” oppure l’hanno semplicemente ignorato, facendo finta che esso non fosse mai stato realizzato. Ma, invece, a quelli che non sono fan, non ci pensa mai nessuno?

Lo dico immediatamente: io non sono un fan di Footloose. Cioè non è che lo odio, anzi. Solo che non mi fa né caldo e né freddo. E’ un film. Punto. Certo, ha segnato una generazione, è considerato un film cult, c’è un Kevin Bacon fighissimo da giovane (lo dico alle ragazze perchè a me non è che proprio interessi lui, eh) e c’è, soprattutto, una colonna sonora molto importante. Ma a me non ha convinto. Giudizio personale. Poi arriva il remake.

Di remake ce ne sono tanti ma tanti tipi. Si può andare dalla tipologia di remake chiamata “L’originale è così vecchio che non se lo ricorda nessuno” a quella detta “Io sono figo e ti faccio un rifacimento artistico chiamandotelo riproposizione, re-installamento o come cazzo vuoi” oppure alla tipologia che un branco di furboni, mischiati a deficienti, hanno deciso di chiamare “Reboot” ovvero re-inizio. Cioè un rifacimento pure quello, esatto. Ma la categoria più pericolosa e più temuta è quella dei remake imposti dai produttori, fatti tanto per incassare qualcosa dalle nuove generazioni che sono così sceme che guardano robe tipo la Gerini e De Luigi che prendono lezioni di sesso da Timi in 3D. Sto uscendo dal discordo. Comunque, il Footloose di cui voglio parlare è il remake, passato inosservatissimo come un film qualsiasi di Massimo Boldi, del 2011.

La trama è quella, dai. La sapete, suvvia. La devo proprio scrivere? Va beh, in breve, eh. Dei ragazzi, tornando da un ballo (o una cosa simile), hanno un incidente, si schiantano e muoiono. Quindi il consiglio della città decide di bandire tutti i tipi di balli o musiche “peccatrici” che non siano consentite in ambito scolastico o ecclesiastico. Tre anni dopo, arriva il figo della nostra storia, tale Ren MacCormack. Il ragazzotto arriva, fa il ribelle, conquista la figona della scuola e finisce che, dopo pianti e storie simil commoventi, viene realizzato un ballo per i diplomandi, poco fuori la cittadina, aggirando così la legge. Poi “..loose, footloose, na nannana shoes..” e via tutti a ballare. Sì, i nomi dei personaggi sono sempre quelli, il nome della cittadina è sempre quella, cambiano le canzoni e, ovviamente, gli interpreti. Ma… Ma c’è qualcosa che… C’è qualcosa che.. Avete presente quando si sa che c’è qualcosa che non sta andando per il verso giusto ma non riuscite a capire di che cosa si tratta? Ecco, il remake di Footloose ti lascia questa sensazione per un’ora e 48 minuti, titoli di coda compresi.

Aggiungete più lucette, sostituite Kevin Bacon e, et voilà, avete il vostro ballo finale del remake.

Se l’originale era quasi una dichiarazione di ribellione della gioventù americana degli anni ’80, questo remake dice solo quanto i filmetti adolescenziali e gli High School Musical abbiano cambiato il panorama giovanile internazionale, circa il cinema. Perchè sono tutti belli. Tutti fighi. Guardatelo e ditemi se ci sono delle ragazze normali. Forza, fatelo, vi sfido a trovarle. Esse si trovano solo in due punti del film. Punto primo, l’amica della protagonista, che essendo una figona, deve essere, secondo canoni cinematografici, inferiore di bellezza per non farla sfigurare. D’altronde Ren si deve innamorare di lei, mica dell’amica, no? Punto secondo, durante la sequenza del ballo finale per circa 30 secondi, in cui si vedono ragazze normali che aspettano i ragazzi che le invitino a ballare. Poi i ragazzi le invitano a ballare e… e… e spariscono. Perchè parte il balletto finale dove ci sono solo i figoni e le figone. Zack Efron, Vanessa Hudgens e company, questa è solo colpa vostra. Per punizione, vi obbligo a guardare mille puntate della sit-com dei Jonas Brothers.

Certo, va bene, ci sono i figoni e le figone. Ma almeno potrebbero essere caratterizzati bene, i personaggi. Giuro che non ci credo nemmeno io mentre lo sto scrivendo. Questo è un remake voluto da un qualche produttore subdolo che voleva fare qualche soldo facile e uno doveva preoccuparsi di dare un minimo di profondità alle interpretazioni? No. Quindi assistiamo ad una carrellata abnorme di stereotipi e macchiette. Abbiamo Patrick John Flueger che interpreta Wes, il ragazzo poi ex, della figona protagonista, Ariel. Il suo personaggio deve essere uno zoticone più grande sborone che ama fare il figo. Quindi diamogli una bella barba per fargli fare il vissuto, facciamogli fare qualche figura pessima durante qualche scambio di battute, facciamogli perdere qualsiasi sfida gli si propone di fare e facciamolo fare a pugni per risolvere i problemi. Bene, un personaggio fatto. Poi abbiamo Ziah Colon (CHI?!) che interpreta Rusty ovvero la migliore amica meno bella e meno interessante di Ariel. A lei che possiamo farle fare? Mmmh, allora direi che le facciamo interpretare la responsabile e l’intelligente, ma non troppo, della coppia di amiche, poi durante il ballo finale la vestiamo benissimo e facciamo vedere che la bellezza è dentro tutti noi e poi le facciamo trovare l’amore in un personaggio secondario, quasi migliore amico del protagonista. A proposito, ora parliamo di lui. Quando io penso all’immagine stereotipata di un campagnolo qualsiasi di un qualsiasi stato centrale/meridionale degli Stati Uniti, mi immagino uno con la salopette di jeans, che è goffo, che va in giro con il cappello da cowboy e che usa modi di dire antiquati. Ecco, il “povero” Miles Teller, interpreta Rusty che è esattamente quello che ho appena descritto. Gli manca solo il filo d’erba che tiene tra i denti e qualche sputacchio per terra ogni tanto e, per me, sarebbe perfetto.

Dei due protagonisti non voglio nemmeno parlare. Lei, Julianne Hough, è stata scelta per due motivi: perchè è bella e perchè sa ballare. Lui, Kenny Wormald, è stato scelto per qualche motivo che non so bene ma so solo che in mezzo c’è la motivazione che, devo ammetterlo, sa ballare. Ma la cosa più umiliante arriva per il cast “anziano” della pellicola. Parlo di Dennis Quaid e, oddio mamma mia, Andie MacDowell. Dennis, mi stai simpatico e quasi quasi mi dispiace per te. So che hai accettato per i soldi, perchè so che non esistono altre motivazioni che ti hanno spinto ad accettare questo ruolo. E si vede che cerchi di tirare avanti la baracca con una buona, ma mediocrissima, interpretazione. Insomma, fai quello che puoi, lo fai benino e lo fai prendendo una barca di soldi. Porta i miei complimenti al tuo agente. Passiamo alla seconda. Andie MacDowell. Una donna che è sparita dalla commedia “che conta” dai tempi di Amori in Città… E Tradimenti in Campagna. Una che sulla pagina di IMDb.com come descrizione personale trovi scritto “Former cosmetics model” cioè modella di cosmetici in pensione. Una che non ti salterebbe mai in mente chiamare dopo un’assenza di più di 10 anni da scene più o meno importanti. “Oh, c’è rimasto da dare a qualcuno la parte della madre…” “Perchè non Andie MacDowell?” O il produttore è appassionato di cimeli anni ’80/’90 o durante il casting hanno assunto qualche tipo di droghe o non me lo spiego.

Due chirurghi estetici sistemano Andie MacDowell prima delle riprese.

Quindi il film scorre via come se niente fosse. Non c’è bisogno di interpretazioni, non c’è così tanta suspense da sconvolgere la mente dello spettatore e non ci sono quei colpi di scena capaci di cambiare le sorti di un pianeta intero. Insomma è un film puramente adolescenziale che ricalca in tutto e per tutto l’originale, aggiornandolo solo da un punto di vista tecnologico. Per esempio, via le musicassette e dentro gli iPod. Oppure… Oppure.. Oppure, basta, mi sa. Cioè di tecnologico ci sono solo gli iPod e qualche cellulare, credo. In pratica, non ci sono tutti questi stravolgimenti dettati dai tempi in cui la storia della pellicola è portata.

Ma, essendo probabilmente ubriaco e sotto effetto di qualche droga allucinatoria durante la visione di questo film, a me non è dispiaciuto totalmente. Certo, bisogna prenderlo con le pinze e assolutamente non sul serio. Questo è un filmetto che vedresti tanto per passare un po’ di tempo, senza pensieri, mentre, che so, sistemi la camera o apparecchi la tavola. Il tipo di film che anche se giri per la casa e non lo segui del tutto, non perdi tutto questo chissà cosa. Però la pellicola è abbastanza simpatica e sono moltiplicati i momenti in cui si balla. D’altronde se ti dico Footloose, tu, oltre a Kevin Bacon, mi rispondi ballo finale e ballo di Kevin Bacon nel capannone. Quindi Footloose vuol dire qualche ballo. Il produttore lo sa e quindi ordina la moltiplicazioni dei numeri di ballo e delle canzoni. Numeri di ballo e canzoni che sono le cose più decenti del film.

Oscurando il volto, questa immagina potrebbe essere chiaramente anche del remake. Invece no.

Concludendo, ripeto, questo non è un bruttissimo film. E’ un film nella media, mediocre e discreto. Niente di che, niente di speciale. Non si distacca dalla massa e non si fa particolarmente notare. Sfrutta solo il nome di un film (cult, per alcuni) anni ’80 per cercare di farsi notare ma fallisce miseramente nell’intento. Perciò si potrebbe dire che questo Footloose sa di già visto, è come se fosse sbiadito. Una pellicola che ti lascia perplesso con un’espressione perplessa sul viso una volta terminata. Però si lascia guardare. Se proprio non avete nulla da fare. O siete curiosi. O se siete fan di qualche attore del film (cosa che però dubito). O se amate Andie MacDowell (altra cosa che dubito). Oh, insomma , fate quel cavolo che volete.

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