Italians do It better. But also no. – “Bastardi”

Aaaah, che goduria. Il cinema italiano non smette mai di sorprendere le mie aspettative. Attendi un film decente fatto da un buon regista e, invece, le case produttrici ti colpiscono con un calcio sugli attributi, servendoti una puttanata diretta da una coppia di ciechi. Giuro, ho ancora i brividi: ho appena finito di vederlo. Sento quasi l’adrenalina che mi circola in corpo.

Erano settimane, ma che dico, mesi che non mi trovavo ad un simile capolavoro Merdaio con la M maiuscola del cinema nostrano. E, si sa, il nostro cinema ne produce veramente tanto. Ma questo, beh, questo merita. Non so come abbia potuto sfuggire dalla mia vista per così tanto tempo. Ma dov’eri stato fino ad ora, eh? Ti eri nascosto? Beh, a dire il vero, hai fatto bene a nasconderti. Hai fatto molto bene.

Dal “Libro delle Favole del Cinema: volume 1”

C’era una volta, una coppia di uomini. Questa coppia di uomini non sapeva che fare durante la giornata e, quindi, si annoiava terribilmente. Inizialmente pensarono di organizzare un torneo a squadre della antica disciplina del “Salto del fosso per la lunga” ma, durante le prove, un membro della coppia si ruppe una gamba, costringendo l’altro ad attività sedentarie. Perciò si misero in testa una nuova idea: costruire una riproduzione 1 a 1 della Statua della Libertà con le tessere del domino. I due sfiorarono l’impresa ma la riproduzione in costruzione venne distrutta dal loro ornitorinco domestico che stava rincorrendo uno scarafaggio per cibarsene. Depressi e sconfortati dal fallimento anche di quest’ultimo obiettivo, decisero di dedicarsi ad una cosa molto più semplice, rilassante e fattibile. Ovvero scrivere una sceneggiatura oscena da vendere al mercato del cinematografo italiano. Del tipo “Se hanno guardato Boldi e De Sica per vent’anni di fila, possono guardare anche noi”. Quindi decisero di mettersi al lavoro e cominciarono a scrivere. I due uomini si chiamavano Noa Palotto (Eh?) e Dardano Sacchetti (Come, scusa?).

A parte il fatto che la prima cosa che mi viene da dire è “Ma che cazzo di nomi sono Noa e Dardano” ma non vorrei sembrare troppo discriminatorio nei confronti di quelli che hanno dei brutti nomi. La questione è che tutto questo film è osceno come i loro nomi.

Ma i due uomini persero la loro ispirazione. E, quindi, cinque minuti dopo che avevano iniziato a scrivere, stavano per gettare nuovamente la spugna. Quando, ad un tratto, suonarono il campanello. “Ehilà, sono Lorenzo De Luca e avrei un sacco di brutte idee non efficaci da condividere. Ho sentito che state scrivendo un film, vero?” E così la coppia divenne un trio. Perciò il trio ricominciò a lavorare. E scriverono, scriverono, scriverono così tanto che dopo 15 minuti terminarono la sceneggiatura. “Finita! Ora manca un regista che non provi nessuna vergogna a girare quello che abbiamo scritto!” “Ma perchè solo uno? Dice il saggio che du gustis is megl che one, quindi io prenderei ben due registi che non provano nessuna vergogna a girare quello che abbiamo scritto!” Gli altri due appoggiarono l’idea e il terzetto cominciò a cercare una coppia di nuovi amici per continuare il loro spensierato pomeriggio ludico.

Prima di continuare, mi sento in dovere di fare una pausa per capire meglio chi sono questi tre simpaticoni a cui piace chiamarsi sceneggiatori con lo stesso diritto che ha un rappresentante di classe di chiamarsi Capo Assoluto e Dominatore dell’Ambiente Scolastico. Il primo è Noa Palotto e di lui non voglio dire troppo se non che ha sceneggiato un altro capolavoro Merdaio del cinema (?) italiano che ha il nome di Parentesi Tonde. Il secondo è Dardano Sacchetti. E chi è? Terrorizzato circa quello che posso trovare, mi reco su IMDb.com e scrivo il suo nome. Oddio! Ma… Ma… Ma non è possibile! Sacchetti ha scritto robe come Zombi 2 e Paura nella Città dei Morti Viventi, e fin qui nulla di strano. Ha scritto le sceneggiature di Pierino il fichissimo e di Pierino la peste alla riscossa, e da qui comincio a preoccuparmi. Poi tra il 1989 e il 1990 scrive Killer Crocodile – Coccodrillo Assassino 1 e 2, firmandosi con un altro nome. Eh, fai bene a vergognarti eh. Poi, finalmente, si svela l’arcano e si capisce perchè ha scritto una roba così oscena. Dardano Sacchetti, oltre ad avere esperienza come sceneggiatore di episodi del telefilm La Squadra di Rai 3, ha sceneggiato… rullo di tamburi… Alex l’ariete. Alex l’ariete ovvero il film con Alberto Tomba e Michelle Hunziker come protagonisti. Ma dimmelo prima, allora! Bastava solo questo. Ma, non abbiamo finito, perchè manca il terzo sceneggiatore ovvero Lorenzo De Luca, il quale ha scritto capolavori come Natale sul Nilo e Natale in India. Vi cito solo che ha scritto anche la sceneggiatura di un popò (inteso come cacca) di filmone che si intitola Aitanic nel quale Nino D’Angelo interpreta il protagonista ovvero tale Leonardo di Capri. Non riesco a smettere di ridere, scusate. Non ce la faccio. No, dai, aspettate un momento, non riesco.

Io ho solo scritto "Bastardi 2008" su Google immagini..

Ma, soprattutto, che tipo di film è? Un dramma famigliare su un rapporto padre e figlio distrutto? Un’avventura capitanata dall’eroe di turno alla ricerca di un fantastico manufatto alieno? Il sequel del film di Tarantino? No. E’ una poliziesco/commedia all’italiana ambientata a… a Roma? No, più piccola. A Bologna? No, ancora più piccola. A Gubbio? No, un po’ più piccola. Ve lo dico io che è meglio. A Trani cioè una cittadina di 50 mila abitanti in Puglia. Ora, io non ho assolutamente nulla contro gli abitanti e la città di Trani, ma mi viene da chiedermi una semplice domanda: come cazzo puoi pensare di ambientare un film di questo genere a Trani? Non è possibile. Cioè nessuno ci avrebbe mai pensato. Allora facciamo anche un fantasy a Pizzo Calabro e un horror a Poggio Rusco. Poggio Rusco, esiste, fidatevi.

Siamo giunti al temutissimo momento della trama. Temuto principalmente da me. Perchè è un casino pazzesco di avvenimenti inutili e di colpi di scena imbarazzanti anche per lo sceneggiatore di Pingu. No, non ce la faccio. Ecco la trama, copiata e incollata da cinemaitaliano.info. Grazie, vi voglio bene.

“Le potenti e ricche famiglie degli Iuvara e dei Patene sono rivali storiche. Una sera, in discoteca, Luca Iuvara e Alessandro Patene si contendono l’onore di partecipare a uno spettacolo tenuto dalla bellissima Lenka, arciera d’eccezione. Per scegliere chi salirà sul palco insieme a lei si sfidano a una pericolosa gara in moto. Durante l’emozionante sfida Luca uccide accidentalmente Alessandro. Il padre di Alessandro, Sante Patene, giura vendetta e manda il suo scagnozzo, Brasi, perché uccida Marco, fratello di Luca. Questi, aiutato dal padre, Rene Iuvara, riesce però a sfuggire all’agguato. Intanto Luca, feritosi a sua volta durante la gara in moto, è soccorso da Lenka e da suo zio Oskar, che lo tengono al sicuro dalla vendetta dei Patene. Lenka confessa a Luca che deve sottostare alle volontà dei Patene, perché Sante ha rubato il suo passaporto e tiene in ostaggio sua figlia. Luca giura di aiutarla. Intanto Sante decide di cambiare strategia: manda Brasi dal parroco di paese, Don Alfonso che vive con la misteriosa ragazza Amalia, perché convinca Carmen Iuvara, moglie di Rene, a partecipare a un incontro privato per trattare sui loro rapporti. Carmen accetta di partecipare e Sante si offre di passare sopra all’accaduto solo se gli Iuvara acconsentiranno a rubare per lui la preziosa corona di Re Manfredi, che verrà a breve esposta nel museo locale. Gli Iuvara sono titubanti. Intanto si sparge la voce che
anche Il Gatto, misterioso ladro gentiluomo, è interessato alla reliquia.
Prendono il via terribili macchinazioni, inganni e doppi giochi. Tutto pur di mettere le mani sul gioiello e di annientare la famiglia rivale.”

Un'ora e mezza di trama può essere riassunta così: una bella scalata sugli specchi.

Mi piacerebbe dire che mi sento più leggero ora ma, purtroppo, non è per niente così. Va beh, leggerò un altro pezzetto dal bellissimo Libro delle Favole del Cinema.

“I tre allegri amici zompettavano quà e là per cercare la coppia perfetta che si sarebbe unita al loro magnifico pomeriggio di divertimento. Si guardavano in giro ma non trovavano nessuno che fosse interessato al loro bellissimo progetto. Fino a quando non notarono un povero mendicante che suonava la fisarmonica davanti alla chiesetta del paese lì vicino. “Ehi ciao! Come ti chiami?” chiese uno dei tre amici sceneggiatori. “Yo mi chiamo Andres Alce Maldonado. Tenete qualches moneta por mi?” rispose il simpatico mendicante dalle non troppo chiare origini ispaniche. Gli sceneggiatori si guardarono e capirono che il mendicante era veramente simpatico e risposero alla domanda: “Non abbiamo dei soldi per te. Ma possiamo darti una sceneggiatura da realizzare, così potrai fare un film!” Allora, il mendicante cominciò a saltare su e giù da quanto era contento e, stringendo le mani ai tre amici in segno di gratitudine, disse: “Gracias, amigos! Soy muy contento! Evviva! Evviva! Andale, andale!” E si unì a loro. Ma al quartetto mancava ancora una persona. Un altro straordinario amico che doveva aiutare Andres a realizzare questa stupenda pellicola.

Io non ho proprio capito chi cazzo sia tale Andres Alce Maldonado. Su internet si trovano pochissime informazioni e risulta che abbia realizzato due film: questo e un corto horror/thriller dal nome With a Little Patience. Poi nulla altro. Bah, ne so come prima, a dire il vero.

“I quattro amici zompettavano in quà e in là alla ricerca del loro ultimo componente che avrebbe fatto decollare definitivamente il loro pomeriggio pieno di divertimento. Inizialmente decisero di cominciare le loro ricerche dal centro commerciale lì vicino ma appena videro che era appena stato demolito per costruire un castello con il fossato per il nuovo re, rimasero delusi e puntarono un nuovo obiettivo. Perciò si prefissarono di andare nella locanda più famosa della contea. La locanda Cinecittà. I quattro si fecero strada tra uffici di strozzini e imprese di pompe funebri che regnavano sovrane nelle parti malfamate della città quando finalmente arrivarono alla locanda. Entrarono e cominciarono a chiedere: “Salve amici! C’è qualche bontempone che ha voglia di seguirci per un pomeriggio di divertimenti?” Come risposta ricevettero solo qualche sguardo perplesso da poche persone che erano convinte di un sottile doppio senso nella domanda. Quando, ad un tratto, l’ubriacone di turno, seduto al bancone, si girò e disse loro: “Non c’è nessuno per voi quà. Ma se andate al Monastero del Ritiro Spirituale..”. “Dove, mi scusi?” chiese uno dei quattro amici, non avendo capito il nome del luogo. “Al Tempio del Tempo Passato…” rispose nuovamente l’ubriacone. Ma i quattro amici erano ancora confusi e perplessi, tanto che stavano pensando di andarsene e di dedicarsi a qualche nuova impresa, abbandonando il settore del cinematografo. “Alla Casa di Riposo.” disse infine l’ubriacone, rendendo chiaro il luogo di cui parlava in precedenza. Così i quattro si recarono alla Casa di Riposo e appena arrivarono, videro nel giardino un vecchietto, dalle apparenze simpatiche, che dava da mangiare pop corn ai piccioni. Il suo nome era Federico del Zoppo. E, dopo una rapida riunione, si unì al quartetto. La banda era al completo. Il pomeriggio e il divertimento potevano iniziare.

Tale Federico del Zoppo ha lavorato per tutta la sua vita nel campo del cinema. Principalmente come direttore della fotografia ed operatore, il ragazzo di una volta ha partecipato a, praticamente, solo film di qualità piuttosto scadente. Tipo Alien 2 – Sulla Terra ovvero una delle poverate più povere del cinema fantascientifico italiano. Poi nel 1989, raggiunge l’amico Dardano Sacchetti e gli fa da direttore della fotografia nel famosissimo e celebrissimo Killer Crocodile 1. Inoltre ha lavorato così tanto (ahimè) nel campo del cinema italiano che comincia ad insegnare alla Libera Università del Cinema di Roma. Non chiedetemi che cosa insegni. E’ la piena conferma del detto “Chi sa fa, chi non sa insegna”. Prima di procedere, vorrei segnalarvi due-dati-due che ho trovato nella sua descrizione contenuta nella pagina docenti dell’Università: per prima cosa, è docente per l’Università del Cinema di San Josè in Costa Rica. Apperò. Per seconda cosa, è un giurato del David di Donatello. Se la gente che deve premiare il già nostro povero cinema è questa, siamo messi bene. Comunque Del Zoppo nasce il 22 Agosto 1940. Quindi ha… mmh, faccio due conti… 72 anni. Nel 2008, quando gira questa poverata, ne ha 68. Ora, io non mi sento di dire, largo ai giovani. Assolutamente no. Anche perchè se i giovani sono come Lorenzo Lombardi di In The Market (assemblaggio di file video di cui ho già parlato in precedenza), preferisco di gran lunga i vecchi. Fatto sta che, invece di fare questa oscenità, poteva andare alla bocciofila come fanno molti signori della sua età.

“La gang era finalmente al completo. Stavano per girare il film, stavano per iniziare le riprese quando, ad un tratto, uno disse: “Ma non abbiamo attori!” Gli altri quattro si bloccarono come paralizzati. Quindi decisero di prendere chiunque. Gente che non compariva da anni e anni su uno schermo qualsiasi, gente con una reputazione in declino, gente che non ha idea che cosa ci facesse lì in quel momento. Insomma, la cosa importante era che, comunque, fossero tutti pronti per cominciare le riprese. Motore. Ciak. Azione.”

Eh, il cast. Oddio, il cast. Mi sento male, quasi. Cioè, come posso fare a parlare di cast di attori in una pellicola del genere. Una pellicola che al massimo regge il confronto qualitativo con un qualsiasi episodio di CentoVetrine o di Incantesimo. Uno a caso, scegliete voi. Perchè dico questo? Va bene, analizziamo il cast, allora.

Franco Nero (che interpreta Rene Iuvara). Quasi quasi mi dispiace. A pensare che, una volta, era una leggenda del western nostrano che tirava fuori una mitragliatrice da una cassa da morto, che si portava dietro ovunque andasse, per sterminare una banda di cattivoni di millemila elementi. Era Django, per i meno intuitivi. Ridotto ora a recitare in un film osceno come questo e a prestare la voce ad una macchina nel film Cars 2. Ma non lasciatevi ingannare dalle mie parole. Franco Nero non è sparito dal cinema (?), bisogna solo saperlo cercare bene. Ma molto bene. Perchè, ultimamente, ha recitato molto ma solo in film, scusate il gergo tecnico, di merda. O in qualche serie tv, ma va beh. Franco, mi dispiace. Ma tanto tanto, eh. Dai che se passi di qua ti offro una birra. Ah, non bevi? Allora ti offro un caffè. Ah, nemmeno quello perchè c’è la caffeina?

Don Johnson (che interpreta Sante Patane). A dire il vero, inizialmente, il nome non mi diceva nulla. Poi appena ho letto chi è, ho capito che la sua carriera è precipitata ancora di più. Don Johnson ha interpretato il famosissimo detective Sonny Crockett, compagno di Ricardo Tubbs, in Miami Vice, celebre telefilm poliziesco anni ’80. Evidentemente ha partecipato questo film per poche ragioni: o ha perso alle scommesse, ritrovandosi senza soldi, oppure soffre di un grave caso di masochismo.

Giancarlo Giannini (che interpreta il Gatto). Giannini, come ti sia prestato ad una roba del genere, lo sai solo tu. Solo tu mi puoi passare, nello stesso anni, da recitare in una merdata come questa a recitare in Quantum Of Solace con Daniel Craig, Judy Dench e company. Quindi io chiuderei rapidamente questa parentesi cercando di dimenticarmene il prima possibile. Giannini, facciamo finta che non sia successo nulla, va bene?

Enrico Montesano (che interpreta Don Alfonso). E da questo punto comincia la tragica discesa verso gli inferi della recitazione. Quando qualcuno mi dice “Montesano” e “attore” nella stessa frase, dovrei avere il coraggio di sputargli in faccia. O anche sui piedi, va bene comunque. Perchè l’unico film con Montesano Enrico che conosco (?) è Febbre da Cavallo – La Mandrakata. Non riesco più a scrivere altro. Ho paura ad andare avanti.

Barbara Bouchet (che interpreta Carmen Iuvara, moglie di Rene). Risvegliata dopo un periodo di ibernazione, la mummia della Bouchet ha deciso, purtroppo, di continuare la sua carriera cinematografica, con il dispiacere della ormai totalità del pubblico.

E questi sono quelli importanti. Poi abbiamo Massimiliano Caroletti (e chi cazzo è? So solo che interpreta Luca Iuvara, il figlio) che è un cane di proporzioni epiche a recitare e che è un sosia perfetto di Ceccherini. Continuando la lista, abbiamo Randi Ingermann. Oddio, e che ci fa qui? Va beh, ci serviva una e c’era lei a disposizione quindi… Inoltre abbiamo Massimo Vanni che si dimostra un vero esperto del cinema (cagoso) italiano mostrando nel suo curriculum film come Il Ritorno del Monnezza, Zombie 3, Zombie 4 – After Death e, soprattutto, sempre lui, Alex l’ariete. In principio fu Alex l’ariete e, dopo di lui, nulla è stato come prima. Ma non abbiamo finito: c’è anche, rullo di tamburi per favore, Eva Henger, famosa per avere nel suo curriculum film come… Va beh, quì andiamo oltre, d’accordo? E, infine, mi sono tenuto il meglio per la fine. Ovvero Miriana Trevisan (EH?!?), nel ruolo della smemorata Amalia, e Melissa Satta (MACHECCAZ…?!?), nel ruolo di una casualissima inviata di un telegiornale.

So che sto scrivendo uno delle pseudo recensioni più lunghe, se non la più lunga, ma il problema è che c’è veramente tanto da dire. Per quanto riguarda il resto che dire. I set degli interni sono sistemati abbastanza in modo casuale. Del tipo “Sisi, lascia tutto com’è che filmiamo e poi togliamo il disturbo. Ciak, azione, perfetto buona la prima, andiamo, ciao!”. Le musiche, se si possono definire tali, sono originali e non sono altro che gli stessi due brani riarrangiati mille volte e simili alle musichette che vengono suonate negli ascensori o nei bar degli alberghi. Roba che dopo mezz’ora che senti queste note, ti viene da guardare il film senza audio, sforzandoti piuttosto per leggere il labiale. Inoltre la recitazione e il montaggio sono veramente pessimi. La recitazione è veramente sopra le righe. Così tanto che sembra di guardare una parodia, a tratti, ma il problema è che si tratta di un film serio. Vengono dette battute imbarazzanti, pronunciate con facce che ne rivelano chiaramente l’incredibilità. A tratti, poi, sembra di vedere delle scenette da film porno di bassa levatura. Ma proprio bassa. Eva, scusa se mi accanisco con te, ma ci sarà un motivo se di solito le pornostar o i pornostar non si danno proprio al cinema normale quando si ritirano dalla loro carriera hard? E anche tu, Miriana, per favore, reciti che… Va beh, scusami, criticare il tuo modo di pronunciare frasi casuali non scritte da te è come picchiare un bambino che ruba delle caramelle mentre in contemporanea si spara, con l’altra mano, sulla croce rossa. Infine, il montaggio. Il montaggio fa proprio schifo: cioè non ha ritmo. Ci sono scene così corte che risultano di 50 secondi a volte con gli attori (sniff sniff) che, a malapena, riescono a finire di dire la loro battuta che, via, già si corre da un’altra parte con una nuova scena. Così ci si ritrova che nei primi 10 minuti di film succede un sacco di roba, poi per altri 10 non succede nulla e così via. Insomma, un porcaio terribile.

L'unica immagine che posso postare circa l'ex occupazione di Eva Henger.

Concludendo, questa pellicola è veramente uno schifo. Ma la parola “schifo” è troppo riduttiva. Recitazioni penose, trama oscena, montaggio ed audio imbarazzante: beh, sono convinto che se si guarda questo film da ubriachi diventa divertente. E’ probabilmente l’unico modo per farselo piacere. No, forse “piacere” è una parola troppo grossa, eh.

“Le riprese procedevano per il meglio e andarono avanti per minuti e minuti. Quando arrivarono alla fine del pomeriggio, i fantastici cinque ebbero terminato il loro film. E dopo secondi faticosamente dedicati al montaggio, fu pronto anche per essere proiettato. Il giorno dopo, venne mostrato alla corte del Re del regno, il quale trovò questa proiezione incredibilmente offensiva nei suoi confronti, nei confronti del popolo e nei confronti del Cinema. Decise quindi di rinchiudere i cinque simpatici amici nelle più profonde segrete e di lasciarli imprigionati fino alla fine dei loro giorni.”

La morale: “Se non hai nulla da fare e ti annoi, leggi un bel libro, stattene tranquillo e non rompere le palle a nessuno.”

PS: Cavolo, stavo per dimenticarmene. Sapete come muore Sante Patene ovvero il cattivo della storiella? Il suo scagnozzo, in auto con lui, è bagnato fradicio di benzina, per una serie di circostanze che non sto a spiegarvi, e decide di accendersi una sigaretta. Traete le conclusioni.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...