Pace e bene a tutti gli uomini di buona volontà – “Act of Valor”

“Cari fedeli, siamo giunti alla fine di questo periodo di penitenza e di sacrificio. Finalmente la Quaresima è finita e siamo quì riuniti per celebrare la resurrezione di Nostro Signore. Egli dopo 20 anni di direzione del TG4 (no, non va bene), numerosi mandati come segretario della Lega Nord (no, nemmeno questo) essere stato crocefisso, è risorto! Gloria a Nostro Signore! E’ tornato, è risorto! Perciò preghiamo tutti insieme e lodiamo la potenza del regno dei cieli! Anche quest’anno Pasqua è giunta e celebriamo la pace e l’uguaglianza di tutti gli uomini su questo Pianeta.

Celebriamo i doni che il potente Creatore ci ha donato, in particolare la vita ovvero il dono più prezioso. Ricordiamo i volti dei bambini sorridenti, ricordiamo i giorni di festa come quelli che ci fanno stare bene, ricordiamo i momenti felici in famiglia. Oppure gli amici che ci stanno accanto nel momento del bisogno. Ma anche la persona amata che ci comprende in qualunque occasione. Celebriamo la pace e la felicità. Quindi chiniamo il capo e preghiamo.”

Quindi devo pseudo-recensire Act of Valor. Un film che racconta di marines sboroni in lotta contro terroristi scemi. Un film che mi sembra perfetto per il periodo Pasquale. Ma anche in periodo Andrea. Scusatemi, era una battuta pessima ma non ho resistito. Ora, con il permesso del vescovo lì sopra e di tutti i suoi fedeli, vorrei parlare di un film in cui esplode roba, vengono dette frasi patriottiche esageratamente nauseanti e muoiono persone. Perchè, si sa, il vero significato della Pasqua è questo.

Io e la religione cristiana siamo vicini come l’educazione sessuale e Bob L’aggiustatutto. Sì, cari amici religiosi, sono un eretico. Ho presenziato a 3 (TRE) lezioni di catechismo e poi ho deciso di dedicarmi al basket e al divano, inconsapevole che sarebbe diventato il mio sport preferito. Il divano, intendo. Quindi ho frequentato la parrocchia tante volte quanto ho frequentato la bocciofila. E nel caso aveste dei dubbi, volevo dire che l’ho frequentata zero volte. Sia la parrocchia che la bocciofila. Cioè, venitemi a trovare nel passato e provate ad ascoltare se ho mai pronunciato una frase tipo “Mamma, Papà, esco! Vado in parrocchia!”. Non credo. Quindi per me la Pasqua equivale a dire pranzo con i parenti, uova di cioccolato con dentro Silvestro e Titti e turno di campionato di calcio anticipato di un giorno. Detto questo, posso cominciare a parlare di questa roba intitolata Act of Valor. Finalmente, eh.

Act of Valor è un film di guerra moderno. Basta trincee, basta comandanti che ordinano ad eserciti di uomini di attaccare avamposti nemici impossibili da prendere e basta bombardamenti aerei sganciati alla cazzo. Quì si spara solo di precisione, si agisce solo se si è sicuri e si lanciano missili solo se il capo supremo galattico ci dice che, d’accordo, si può lanciare un missile. Il tutto con un realismo da Call of Duty o da Battlefield. Perchè se cercate un film di guerra realistico probabilmente è meglio che vi gettiate su altre pellicole del tipo La Sottile Linea Rossa o Salvate il Soldato Ryan.

Parlare della trama, in questo film, è estremamente semplice. Così semplice che quasi mi sento a disagio. E’ troppo semplice; sono stato abituato a trame più complesse o almeno più lunghe. Va beh, la storia è questa: un gruppo di super marines viene richiamato perchè c’è una missione da compiere, dopo un attentato ad una scuola nel quale rimane ucciso un ambasciatore americano. C’è da liberare una agente della CIA sotto copertura che è stata rapita da un contrabbandiere soprannominato Christo. Ecco, vedete che siamo in tema! C’è anche un personaggio che si chiama Christo! Che volete di più? Va beh, torniamo a noi. I marines lasciano le loro famiglie e sparando a destra e a manca arrivano e liberano l’agente segreto. Durante l’operazione scoprono che Christo stava collaborando con Abu Shabal, un super mega iper terrorista mediorientale. Quindi i marines rintracciano lo yacht di Christo, ammazzano tutti e lo interrogano. Il quale, parlando in termini tecnico-militari, si defeca addosso e dopo un secondo rivela tutto il piano del più o meno alleato. Si viene a scoprire che Abu Shabal stava progettando millemila attentati agli Stati Uniti tramite giubbottini imbottiti di palline di simil ceramica (credo) che non potevano essere scoperte dai metal detector e quindi potevano entrare ovunque. Inoltre si scopre che Abu sta andando in America, passando dal Messico, grazie all’aiuto del Cartello della droga. Alé, poi? Quindi i marines arrivano in Messico, ammazzano tutti, Abu Shabal compreso e completano la missione. Ovviamente, durante lo svolgimento di quest’ultima, muore l’unico soldato che a casa ha una moglie incinta. Sfondo nero, scritte che recitano robe tipo “Questo film è dedicato a tutti gli uomini e le donne che lottano contro il terrorismo” e via con i titoli di coda. Beh, e i super mega attentati terroristici che ci hanno promesso per un’ora e cinquanta? Ma… ma… ma…

L'unico vero BOOOOM che si vede. E si vede di striscio.

Ora che vi ho raccontato la trama, vorrei procedere per punti, cercando di analizzare, per quanto possibile, questa pellicola, dimostrando che non sempre se si mettono mitra, marines e terroristi cattivi, viene fuori un buon film d’azione.

Punto primo ovvero quello in cui cerco di dimostrare che questo è un film di super propaganda militaristica. A mio parere, poco ci manca che la locandina del film fosse il classico manifesto “I Want You”. E’ uno dei tentativi più grossi di propaganda militare dai tempi dei Party Posse formati da Bart, Milhouse, Ralph e Nelson in cui cantavano “Join The Navy” come messaggio subliminale. Perchè per un’ora e cinquanta minuti assistiamo a grossi marines fighi con famigliole standard che girano per il mondo sparando tra gli occhi come cecchini e non uccidendo mai, ma proprio mai nemmeno per caso, un innocente. Anche quando gli innocenti sono in mezzo alle sparatorie. Inoltre sono invincibili. Il film, ogni tanto, ci mostra che qualcuno viene ferito solo perchè altrimenti lo spettatore comincerebbe a credere di guardare il film di Action Man. Inoltre, alla fine, ne viene ucciso uno. Per una cazzata, eh. Superano di tutto e questo viene ucciso in un modo scemo, terribilmente scemo. Oh, loro sono marines buoni e forti, eh. Per chi li avete presi?

Il primo progetto, poi scartato, della locandina del film.

Punto primo bis ovvero quello in cui cerco di dimostrare che il realismo di un film di guerra non si basa solo sulle strategie militari utilizzate. Perchè dico questo? Vi descrivo la scena che ho in mente e giudicate voi stessi. I marines entrano ad armi spianate in tutti gli edifici di una cittadina, un marine si stacca dal gruppo (perchè? numero uno) ed entra senza preoccuparsi che dentro ci sia un cattivo che gli possa sparare (perchè? numero due). Quindi entra e trova un uomo con un lanciarazzi che gli spara in pieno petto. Il marine fa un voletto di pochi metri e il razzo non esplode (PERCHE’?! numero tre). Il marine viene soccorso da un suo compagno che passava di lì casualmente, uccidono il cattivone con due o tre spari e, quello colpito dal razzo mentre si rialza, si massaggia la pancia per riprendersi e poi via, verso nuove sparatorie. Direi che c’è una falla bella grossa nel realismo, no? No, loro sono marines invincibili, eh. Per chi li avete presi? Per terroristi cattivoni?

Punto secondo ovvero in cui cerco di dimostrare che i terroristi più scemi della storia del cinema sono racchiusi in questo film. Per prima cosa, Abu Shabal, ovvero la mente di questo piano malvagio, si allea con Christo. La cosa divertente è che Christo non è per nulla d’accordo con gli ideali di Abu ma, non si sa perchè, lo aiuta comunque. Certo, ci viene spiegato che erano amici fin dalla nascita ma la domanda principale rimane comunque la stessa: perché? Caro Christo, sei un trafficante di droga, sei un contrabbandiere di qualsiasi cosa, hai un esercito pieno di uomini grandi, grossi e armati e non sei capace di dire di no ad uno che conosci da (minimo) quarant’anni? Cazzo, un minimo di spina dorsale. Come ci sei arrivato a fare il trafficante? Accarezzando i nemici e dando loro bacini sulle guance? Quindi alla prima occasione che ha, il caro alleato contrabbandiere, pugnala alle spalle Abu. Ma passiamo proprio a lui: Abu Shabal, un uomo di una lentezza impressionante. L’unico terrorista che ci mette una vita a portare una cinquantina di poveri filippini, costretti a farsi esplodere, dal Messico agli Stati Uniti, facendoli quindi ammazzare tutti. L’unico terrorista ad avere un esercito di persone armate fino ai denti che si muovono a casaccio per diverse ambientazioni, prendendo decisioni sceme, in attesa solo di essere uccise dal marine figo di turno. L’unico terrorista che invece di sparare al marine in fin di vita da un posto coperto, nel quale poteva rimanere al riparo, decide di uscire e di fare la sceneggiata hollywoodiana, sparandogli da vicino. Fallendo miseramente perchè da dietro l’angolo arriva un amico del marine e gli spara un caricatore addosso. Bravo Abu, bravo Christo. Siete i cattivi più tristi che abbia mai visto. Quando si dice tutto fumo e niente arrosto, eh.

Tu sì che eri un degno cattivo.

Punto terzo ovvero quello in cui cerco di dimostrare che il finale fa veramente cagare. E non solo perchè muore uno dei protagonisti. Protagonisti dei quali non ti frega nulla tranne che sparino e ammazzino gente cattiva in modo spettacolare. Protagonisti che sono così profondamente caratterizzati come… come… scusate, questo paragone non riesco a trovarlo. Protagonisti che non sono profondamente caratterizzati, ecco. Come dicevo, il finale fa cagare. Come in tutti i videogiochi sparatutto. Dopo un’ora e quaranta in cui il cattivone minaccia di distruggere la Casa Bianca o San Francisco o altre città, mi aspetto qualche cosa. Invece il tutto termina in una maniera banale e scontata. I buoni vincono e i cattivi (TUTTI) perdono. Ma che palle! Ma fammelo vedere un quartiere che viene raso al suolo! Va beh, allora solo un palazzo. D’accordo, mi accontento di un piano di un palazzo. Oh, distruggimi almeno una casetta da giardino di legno, cazzo. Niente. Ma proprio niente. Terrorista impedito che non sei altro.

Punto quarto ovvero quello in cui cerco di dimostrare che i veri marines non sono proprio dei buoni attori e che gli stuntmen devono rimanere stuntmen e non improvvisarsi registi. I registi sono Mike McCoy e Scott Waugh ovvero due stuntmen. Il primo ha fatto pochissima roba mentre il secondo lo si trova dentro a progetti come Spiderman 2 o Mr e Mrs Smith, quindi va bene. E, spezzando una lancia in loro favore, posso dire che la regia non è nemmeno troppo oscena. Ho visto di peggio, ovvio. Mediocre e nulla di ché, però. Degna di menzione solo la telecamera posizionata sul caschetto del marine, dando così la  sensazione da prima persona alla Doom, alla Call of Duty o alla <insert nome a caso>. Nessuna novità e, a dire il vero, viene sfruttata pochino e malaccio. Ma veniamo agli attori. Oltre a qualche attore (professionista non riesco a dirlo) vero, ci sono anche numerosi marines e ex marines veri. E non si sa chi siano perchè i nomi non vengono fuori nemmeno nei titoli di coda. Quindi l’unica traccia che lasciano sullo schermo è, quindi, di una recitazione degna da film amatoriale condita con frasi incredibilmente banali e scontate che terminano praticamente tutte in “Bro” o in “Buddy”. Perciò, cari amici militari, tornate dalle vostre famiglie o andate dove volete, ma, per cortesia, fuori dalla palle dal Cinema.

Insomma, cercando di tirare le fila in questo discorso, mi sento di dire che è una puttanata. Cioè piacerà a due persone che hanno giocato a Call of Duty o che sono fissate con i militari ma, credo, che ugualmente molti che appartengono alle categoria appena scritte, rimarranno delusi. Ma tanto. Certo, si spara, ci sono delle esplosioni ma non è sufficiente. Ci vuole un certo coefficiente di sboronata. Solo che in questo film, questo coefficiente viene applicato nei momenti sbagliati. Non puoi pararmi un razzo che non esplode con la pancia. Non puoi presentarmi cattivi che con le parole sono fenomenali ma a fatti fanno più pena di Gargamella. Si tratta di un film di sola propaganda in cui si cerca di mostrare quanto sono fighi i militari e di quanto sia importante il loro contributo al Pianeta e alla Grande Madre America. Con tutto il rispetto, preferisco vedere Tom Cruise che si dondola al centesimo di un palazzo con la corda corta. Con tutto il rispetto, questo è un film di merda.

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