myhorriblemovies presenta “Non capisco ma mi adeguo: parte II” – “The Holy Mountain”

Riassunto della prima parte: Il magnifico e supremo capo intergalattico mi ordina di fare uno speciale in tre parti su quei meravigliosi film in cui la trama è relativamente importante. Molto relativamente. Quindi mi dice di scegliere tre film di crescente intensità di questo fattore. Si parte da Gozu ma mi trovo davanti ad un film piuttosto semplice come gradazione di incomprensibilità. Quindi mi preparo ad affrontare la seconda sfida. Che la seconda parte abbia inizio.

Giorno 1

Devo guardarlo. Devo trovare il coraggio e la forza di affrontarlo. Ma come faccio? E se non sono all’altezza? E se è troppo anche per me? Come faccio a trovare un terzo film peggio di questo se già questo è veramente impegnativo? E se è una delusione? Dai… Basta! Vado ad accendere l’hard disk, mi metto sul divano, stendo le gambe, accendo il televisore e… Eh, guarda! Un episodio de I Griffin che non ho visto…

Giorno 4

No, non ci riesco. E’ da un mese e mezzo che l’ho “in archivio” e non l’ho ancora guardato. Proprio non riesco a trovare il modo di affrontarlo. Ma come faccio? Da un lato ho una voglia pazzesca di scrivere ma dall’altra ho una serie di film registrati su mySKY e non che potrei guardare al posto di questo. E, sinceramente, mi sembrava ora di scrivere una parte due di questa rubrica. Perchè è una rubrica, vero? Va beh. Ho capito, allora eh. Voi aspettate buoni buoni che tra due orette torno. Facciamo tre perchè in mezzo ci metto pure delle pause. Le pause fanno sempre bene. D’accordo, provo.

Giorno 10

Sta diventando difficile. La questione è più complessa di quello che sembra. E il film non dura nemmeno troppo, eh. Sarà sicuramente un qualche condizionamento psicologico. Quindi sta tutto nella mia testa. Quindi, alza il culo e vai a vedere il film! Niente ma! Niente storie! non voglio sentire altre giustificazioni del cacchio! Ora, tu e lo schermo di qualsiasi riproduttore multimediale state insieme per due orette e guardi quello stracazzo di film! Vai! Subito! Immediatamente! ADESSO!

Un’ora, cinquantacinque minuti e trentadue secondi dopo.

Parlare di questa pellicola può risultare incredibilmente difficile perchè è uno di quelli che racchiude in sé una quantità tale di significati latenti e di metafore da far impazzire qualsiasi critico serio. Ho scritto “critico serio” quindi per me non c’è nessun problema. La trama è quella e la storia è bene o male chiara. D’accordo, un po’ meno di chiara però si capisce in linea di massima. Ma partiamo dal principio: oggi parliamo di The Holy Mountain, un film di Alejandro Jodorowsky.

Iniziamo e terminiamo la parte Wikipedia in poco tempo e vediamo di andare avanti perchè di questo film c’è da scrivere parecchio. Alejandro Jodorowsky è un regista, sceneggiatore e drammaturgo che ha lavorato nel campo del cinema, dei fumetti e del teatro. Un po’ ovunque, insomma. Quello che caratterizza tutti i suoi lavori sono il grande surrealismo composto da immagini di forte impatto emotivo e incredibile violenza psicologica. Il tutto condito da questa misteriosa roba chiamata Psicomagia. Wanna Marchi, ascolta e prendi appunti, mi raccomando. In grandissima sintesi, la Psicomagia consiste in questo: il paziente, in cura da un guaritore, c’ha dei “probbblemi”. Per superare questi “probbblemi”, il paziente ricorre a qualche strana forza e/o energia che ha dentro di sé grazie alla quale riesce a guarire o ad accettare la sua patologia. Bah, meglio lasciare queste cose a Giacobbo e a Voyager. Ora, sembra che vi abbia spiegato una roba completamente inutile e stupida ma capirete più avanti che è legata profondamente alla pellicola. Detto questo, possiamo iniziare. Fate un respirone, contate fino a dieci e buttatevi.

La trama. E tutto il resto. Saltiamo l’introduzione e i titoli di testa e ci troviamo di fronte ad un personaggio, similissimo nell’aspetto a Gesù che condivide con lo stessa persona anche il fatto di trovarsi crocefisso. Più o meno. Il personaggio, il Ladro, viene preso a sassate da bambini che passavano di lì per caso, i quali vengono fermati da un uomo senza avambracci e senza gambe. “Quindi i due scappano dai bambini.” Non proprio. “Allora rispondono e contrattaccano tirando sassi.” Ehm, nemmeno questo. Lo storpio scaccia i bambini e i due si fumano insieme una sigaretta. Vaaaaaa bene. Fumata la sigaretta, i due amiconi si recano in città dove assistiamo a immagini apparentemente insensate e, appunto, surreali ma capaci di colpire in maniera incredibilmente efficace la mente dello spettatore. E la mia mente, essendo fragile e facilmente influenzabile, viene travolta, non colpita. Vediamo gente nobile che cammina in ginocchio, una processione di animali squartati e crocefissi, plotoni di esecuzione che sparano a persone già morte con intorno simpatici turisti che fotografano e riprendono allegramente tutte le scene. Insomma, tutte cose tranquille e poco impressionabili. Poi un uomo del plotone d’esecuzione si reca da una signora e cominciano ad amoreggiare in pubblico, mentre il marito di lei, immortala il tutto come se tutto ciò non fosse altro che un’esperienza in più della vacanza. E siamo al minuto 7 e 48 secondi, eh. Dopo una rappresentazione dell’invasione spagnola per colonizzare l’America realizzata con rospi e iguana, ritroviamo il nostro simpatico Ladro che beve come una spugna insieme a degli individui obesi travestiti da soldati romani, tranne uno che è travestito da Madonna. No, non la cantante, l’altra. Quella vera. Anche se, probabilmente, è più vera la cantante dell’altra… D’accordo, sorvoliamo.

Insomma, il nostro Ladro beve così tanto da svenire. Quindi viene preso dai simpaticissimi amici obesi (questo film è pieno di gente simpaticissima, quindi fateci l’abitudine) e viene spogliato già più di quanto non sia, considerando che, per un’ora di film su due totali, gira per le ambientazioni con in dosso solo un perizomino e… e basta. Perciò, stavo dicendo, gli obesi soldati romani e la Madonna cominciano a realizzare decine e decine di riproduzioni di (Cera? Carta pesta? Non ricordo) del Ladro/Cristo crocefisso. Il quale si sveglia e si ritrova completamente circondato da esse. Il quale s’incazza e le distrugge tutte, una ad una, spaventando gli amici obesi che scappano a gambe levate. Distrugge tutte le statue tranne una che comincia a portarla con sé come se stesse realizzando una processione. Passa davanti ad una cappella dove pregano delle prostitute che cominciano a seguirlo. Passa davanti ad una (ascoltate bene, eh) chiesa distrutta dentro la quale suona una banda e ballano soldati con maschere a gas mentre il prete è a letto con il Cristo crocefisso che sgrida il Ladro per averlo disturbato. Tra le prostitute c’è una rimasta particolarmente colpita (innamorata è un termine troppo forte) dal Ladro che comincia a seguirlo per tutto il film accompagnata a manina da una scimmia. Una scimmia. Io non so voi ma ho bisogno di fare una pausa. La mia mente è spappolata. Vado a prendere la paletta e cerco di rimetterla dentro al cranio ma non credo che tornerà come prima. Adesso capite perchè c’ho messo tanto tempo ad affrontare questa pellicola?!

“Lascia stare me e il mio amico e trovati un altro posto dove fare il barbone da solo, Tarzan dei poveri!”

“Ma perchè si chiama The Holy Mountain ‘sto film? Dov’è sta stracacchio di montagna sacra?” Non cominciate a fare troppe domande o vi metto in punizione dietro alla lavagna. Siate pazienti. Insomma, il nostro Ladro, dopo un’altra serie di robe che (vi prego) vorrei sorvolare, arriva in una piazza dove si trova una torre altissima molto simile ad un campanile. Da esso viene calato un gancio al quale è legato un sacchetto con dentro dell’oro. Allora gli abitanti, per ringraziare di questo tributo, caricano del cibo e cose simili sul gancio. Ma il nostro Ladrone è curioso quindi corre, butta per terra tutto il cibo e le cose simili, si attacca al gancio e si fa trascinare su, riuscendo così ad entrare nel campanile/torre.

Una volta entrato, il Ladro si trova davanti ad un uomo vestito completamente di bianco che siede in un trono tra due capre imbalsamate (eh?): egli è l’Alchimista. Di fianco a lui si trova una donna completamente nuda con vari simboli e scritte tatuate completamente sul suo corpo (EH?). Allora il Ladro comincia ad attaccare l’uomo bianco, il quale con una mossa a metà tra quelle di Ken il Guerriero che fanno esplodere il corpo e la tecnica dell’esplosione del cuore con cinque colpi delle dita di Kill Bill Volume 2, paralizza il nostro simpatico amico. Quindi l’Alchimista e la donna tatuata, alzando i capelli lunghi del nostro Cristo, trovano un brufolone enorme. Roba che nemmeno cinque barattoli di Nutella di fila sono capaci di realizzare. Il brufolone viene aperto con una lama e viene estratta una schifezza blu. La schifezza blu simboleggia una roba tipo l’aggressività che viene estirpata dall’uomo. Credo. Cioè, mi sembra. Considerando che quando l’Alchimista libera dalla paralisi momentanea il Ladro, egli è molto più calmo, tranquillo e ben disposto verso gli sconosciuti.

Dopo una sequenza memorabile dove il Ladro defeca in una ciotola e, successivamente, la cacca viene trasformata in oro, si scopre che l’Alchimista vuole addestrare il Cristo de noartri. “Addestrare” è un parolone. Forse più “condurre sulla retta via”, ecco. Ma non sarà solo perchè sarà accompagnato da altri 7 personaggi socialmente e politicamente potenti. Uno più fuori di testa dell’altro. E via con la rapida carrellata.

Sopra: Procedimento in corso della trasformazione di Cacca in Oro. Ora andate pure alla descrizione dei sette personaggi.

  • “Il mio nome è Fon. Il mio pianeta è Venere“. Von è un industriale. Progetta materassi e, principalmente, innesta chip (o simili) nei cadaveri per permettere ai cari rimasti in vita di godere della loro compagnia anche se ormai trapassati. In che modo? Tipo un prete che può, automaticamente e roboticamente, celebrare da solo il proprio funerale.
  • “Il mio nome è Isla. Il mio pianeta è Marte“. Isla, oltre a giocare nell’Udinese (pessima battuta), produce armi e droghe che provocano rabbia nell’uomo, portando allo scoperto i loro lati più animaleschi. Inoltre produce anche armi: da segnalare l’arma per buddisti ovvero una pistola con il buddha sopra, l’arma per ebrei ovvero una pistola candelabro, l’arma per rockettari ovvero un fucile con una chitarra elettrica e l’arma per cristiani ovvero una pistola con sopra… beh, avete capito, mi fermo quì.
  • “Il mio nome è Klen. Il mio pianeta è Giove“. Klen ha una moglie che lo schifa, un’amante molto hippie e una fabbrica d’arte. Sì, fabbrica. Così, tanto per dirvi, un’opera d’arte, prodotta in essa, sono dei disegni prodotti ottenuti grazie ad impronte di sedere fatte con la tempera. Mmmh, li comprerei sicuramente. Poi ha anche prodotto una macchina per fare l’amore ma le descrizioni sarebbero troppo lunghe. Consiglio la visione per rimanere perplessi davanti allo schermo.
  • “Il mio nome è Sel. Il mio pianeta è Saturno“. Di giorno clown ecclesiastico, di pomeriggio produttrice di armi giocattoli e di notte…. beh, di notte dorme. Di giorno fa gioire i bambini con spettacoli e gag divertenti e di pomeriggio produce giocattoli che inducono le nuove generazioni ad odiare determinate popolazioni o Paesi per poi favorire una possibile nuova guerra in un prossimo futuro. Producendo, per esempio, bambolotti iper sessuati, lassativi chiamati con il nome di quel Paese e altri simpatici oggetti. Mmmh, li comprerei sicuramente.
  • “Il mio nome è Berg. Il mio pianeta è Urano“. Berg vive con una vecchia che gira costantemente per tutto il tempo con le tette  il seno al vento. No, non è un bello spettacolo, garantisco. Il simpaticone lavora per il governo e gestisce gli aumenti e le diminuzioni della popolazione in rapporto alla situazione economica. “Berg, ascolta, siamo in troppi su Urano.” “Perfetto, allora dobbiamo eliminare 4 milioni di persone nei prossimi 5 anni.” Et voilà. Non scherzo, è quello che succede.
  • “Il mio nome è Axon. Il mio pianeta è Nettuno.” Il simpatico Axon è il capo della polizia. Tutta la sua attività consiste nell’andare a cavallo e nel completare la sua collezione di testicoli umani. Eh? Come hai detto scusa? Ho detto testicoli umani. E nel tempo libera randella di mazzate la popolazione. Ah, che tristezza la routine.

    “… E ora che ho completato la collezione, ho diritto alla bicicletta cambio Shimano. O a un televisore 15 pollici. O ad una batteria di pentole. O a…”

  • “Il mio nome è Lut. Il mio pianeta è Plutone.” Ora, caro Lut, non vorrei darti un dispiacere ma il tuo caro Plutone è stato declassato. No, non è più un pianeta. Mi dispiace. No, per favore, dai non metterti a piangere. Ma guarda che è un bellissimo posto lo stesso, Plutone, eh. Insomma Lut è un industriale furbacchione. Gli pongono il seguente problema: “Allora, Lut, noi vogliamo sfruttare al massimo le persone in fabbrica ma non vogliamo nemmeno spendere in vitto e alloggi. Come facciamo?” Quindi, il nostro caro amico, viene fuori con un’idea geniale ovvero alloggi costituiti da una cassa da morto nelle quali le persone possono tranquillamente riposare. Mentre per il cibo c’è la mensa della fabbrica. Così le casse da morto non occupano troppo spazio e si possono impilare in “condomini” alti centinaia di metri. E’ geniale, no? No.

Insomma, dopo essersi presentati tutti ed aver bruciato tutti i loro averi, l’Alchimista li accompagna alla ricerca della Montagna Sacra. Era ora. La Montagna Sacra sarà il luogo dove potranno rinascere con lo spirito distaccandosi da qualsiasi oggetto materiale. Quindi arrivano da questa tribù nella quale cominciano a effettuare diversi rituali che non ho nessunissima voglia di descrivere causa la loro inutilità, il loro scarso impatto visivo e, soprattutto, il loro scarso impatto sulla trama. Se di trama si può parlare, in questo film. Ad un tratto, colpone di scena, uno degli aspiranti alla Montagna Sacra muore. “Eh? Davvero? E come?” Affoga nella ciotola della zuppa. “Va beh, andiamo avanti, allora.”

Si assiste ad un pianto generale per la morte del compagno. Superata la disperazione, prendono una barca, che si trasforma, da un’inquadratura all’altra, da barchetta stile scialuppa di salvataggio in peschereccio, e si recano alle rive della Montagna. Arrivati li accoglie un soggetto che gestisce il Pantheon Bar ovvero il luogo dove tutti gli aspiranti scalatori della Montagna Sacra si sono fermati e non sono stati più capaci di andarsene. C’è da sottolineare che l’allegro Pantheon Bar consiste in un cimitero. Nel quale assistiamo ad una carrellata di personaggi uno più fuori di testa dell’altro che credono di aver trovato la propria Montagna Sacra: un barbuto hippie con il cappello americano dello Zio Sam che crede che la Montagna sia nelle sue parole, un finto intellettuale che si impasticca fino a strafarsi che pensa che la Montagna sia nelle sue visioni, un signore biondo e piuttosto in là con gli anni che può attraversare ORIZZONTALMENTE qualsiasi oggetto tramite qualcosa simile al teletrasporto. E quando gli viene chiesto “Eh, ma hai mai scalato la Montagna Sacra?”, lui risponde “No, posso passare attraverso solo orizzontalmente alle cose, non verticalmente.” Io personalmente ho immaginato dentro di me un omino che mandava platealmente e cortesemente a quel paese questo signore biondo. Ma i nostri eroi amici riescono a non farsi convincere a rimanere a questo bellissimo bar e decidono di ripartire. E, finalmente, si comincia la scalata.

Dalla scalata in poi, tutti i personaggi devono superare diverse prove personali: c’è chi si “struscia”, per dirla in modo politicamente corretto, sulla Montagna per unirsi e diventare un tutt’uno (perchè?), c’è chi si deve tagliare delle dita (perchè?!), c’è chi taglia dei pezzi di coscia di manzo e se le mangia così (ma perchè?!?), c’è chi limona con dei capelli e un pugno (perc va beh, basta, mi rassegno), c’è chi viene ricoperto da ragni e, infine, ma non meno importante, c’è chi trova un vecchio con un seno prorompente, o qualcosa di simile, che “innaffia” di latte un personaggio. Vi prego, no. Non osate chiedermi spiegazioni. Fatto sta che arrivano in cima alla Montagna. Il Ladro e l’Alchimista si mettono da parte: il secondo manda via il primo e gli dice di sposarsi con la Prostituta che da due ore gira per tutto il film con una scimmia per mano. E quindi, così, se ne vanno. Poi l’Alchimista si reca con gli altri rimasti e si siede attorno ad un tavolo dove comincia una menata sulla realtà. “…Ma è reale questa vita? No. Questo è un film. Zoom indietro.” E si vede tutta la troupe. L’Alchimista e gli altri personaggi si prendono su e  se ne vanno. Bene. Ok. Grazie. Ehm… Quindi?

Lui ha pensato troppo ai significati delle immagini di questo film.

Quindi boh. E’ un grandissimo film che, a mio parere, mangia in testa a capolavori simbolici (come Antichrist) e sputa in faccia ad registi considerati fenomenali. Lynch, sto parlando con te, eh. E’ veramente geniale, visivamente impeccabile e magistralmente realizzato. E’ affascinante e incredibilmente impressionante. Per quanto riguarda a tutti i significati latenti, di cui il film è pieno fino all’orlo, è interessantissimo capirli per poi vedere la pellicola in una maniera completamente differente. E, nel caso non l’aveste ancora capito, i significati latenti, no, non li capirete in questa pseudo recensione. Jodorowksy si dimostra un incredibile regista, impeccabile dal punto di vista dell’impressionare lo spettatore. Lo consiglio a tutti per due ore di incredulità e perplessità davanti allo schermo misto a sensazioni e, soprattutto, emozioni contrastanti tra loro come orrore e tristezza, come malinconia e allegria. Da avere in DVD.

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2 pensieri su “myhorriblemovies presenta “Non capisco ma mi adeguo: parte II” – “The Holy Mountain”

  1. L’ ho visto 2 anni fa insieme a El topo, uno dietro l’altro. Dopo la visione ho pensato: “Ma sono scemo io o il film è fuso?˝ Poi me lo sono rivisto tipo un anno dopo e mi si e aperto un mondo.
    Un altro film che ho visto di recente che e molto interesante (ma non ho capito) e Beyond the Black Rainbow http://www.youtube.com/watch?v=Q1ertVYn750 .
    Bell articolo comunque. Bravo.

    • El Topo è già tra i miei dvd e, appena trovo il coraggio, affronto anche lui 🙂 Comunque grazie per il consiglio che ho già prontamente inserito nella lista dei miei prossimi film da vedere 😉

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