Non vedo. – “Titanic II”

Giunto a questo punto, non posso non parlare di una casa di produzione cinematografica in particolare. Certo, è una schifezza che produce schifezze che fanno schifo anche agli schifosi però c’è. Purtroppo c’è. Ma talvolta ci regala quei momenti in cui le risate sono causate in maniera totalmente involontaria. Quindi vaffanculo The Asylum ma allo stesso tempo grazie di esserci, The Asylum.

La casa di produzione appena menzionata è formata da fenomeni. Ma quei fenomeni che non sono in realtà dei fenomeni ma che pensano solo di esserlo. Quindi realizzano tutto il loro lavoro con questa mentalità. Sbagliata, ahimè. La Asylum realizza filmacci a bassissimissimo costo e di solito “prende ispirazione” dai blockbusters in uscita per realizzare delle pellicole simili. Simili per quanto riguarda l’argomento trattato, sia chiaro, non per qualità, anzi. Questi film “leggerissimamente ispirati” a quelli originali e realizzati con meno di un centesimo del budget della pellicola reale sono chiamati Mockbusters. Perciò, considerando che nel 2012 si festeggia il 15esimo anniversario di questa (putrida) casa di produzione cinematografica, mi sento in dovere (non proprio, ma va beh) di dedicare tre belle pseudo recensioni in cui insulto pesantemente e critico all’inverosimile queste oscenità di pellicole. Come avranno intuito i più perspicaci di voi leggendo il titolo del post, iniziamo con Titanic II.

Titanic II fa parte di quei film (li chiamerò film anche se mi dà abbastanza fastidio chiamarli con questa nomea) la cui unica funzione è quella di fare bella figura con i tuoi amici. Perchè nessuno penserebbe mai che invece si tratta di un film reale. Essenzialmente perchè nessuno avrebbe mai pensato che Titanic avrebbe necessitato di un sequel. Infatti non lo è, ma si chiama così solo perchè il nome della barca è quello. Ma quelli dell’Asylum sono speciali e, in un periodo in cui sequel e, soprattutto, reboot la fanno da padrone al cinematografo, hanno deciso di fare la loro parte. In sintesi: “…eeh dai, è come dire che c’è Titanic II!” “Ma infatti esiste. L’ho in dvd.” “Davvero?!” accompagnato da uno sguardo meravigliato e perplesso. Inoltre, l’annuncio di pochi giorni fa che riporta in auge la costruzione di un Titanic 2.0, mi offre un pretesto semplice semplice per parlare di questa pellicola.

La trama. La trama è imbarazzante. Cioè mi ricordo che da piccolo, quando giocavo con i miei Action Man, ero in grado di elaborare trame più complesse. Quindi ecco a voi la trama. Hayden è un donnaiolo ricco sfondato che ha costruito il Titanic II. Il giorno del centesimo anniversario inaugura la nave per il primo viaggio percorrendo il tragitto originale. I ghiacci del Polo Nord si sciolgono, fanno cadere blocchi di ghiaccio enormi che causano tsunami impressionanti. Cioè onde che a quelle del Poseidon gli fanno una pippa e che trasportano iceberg. Quindi la nave viene colpita da onde e da iceberg. Alé. Wow, me la sono cavata con poco, eh. Ma se la trama potrebbe essere accettabile per un pubblico costituito interamente da quindicenni decerebrati, è tutto quello che c’è attorno ad essa che (scusate la povera battuta) fa acqua da tutte le parti.

Il realismo pervade ogni singolo fotogramma di questa pellicola.

Perciò vorrei utilizzare il bellissimo e comodissimo sistema a punti per analizzare che cosa non va in questa pellicola. Cioè praticamente tutto. Ringrazio anche mio padre per aver guardato con me parte di questo film nonostante l’avessi già visto. Probabilmente se lui avesse saputo che lo avevo già visto, mi avrebbe mandato a cagare. Quindi cominciamo.

Punto uno: Il Prologo. Come si fa capire agli spettatori che i ghiacci si stanno sciogliendo? Eh, non è facile subito elaborare un metodo non troppo stupido per far comprendere al pubblico l’inizio di una situazione pericolosa. Ma a quelli dell’Asylum non frega assolutamente nulla di tutto ciò. Quindi assistiamo ad una sequenza dove un deficiente sta facendo surf tra i ghiacchi del Polo Nord. Ma che cazzo di logica è? Tra l’altro questo deficiente non ha attrezzatura per accamparsi, non si capisce come sia arrivato tra i ghiacci e, soprattutto, a chi accidenti può venire un’idea del genere. “Oh, c’è bello sta mattina. ‘Spetta che quasi quasi mi prendo su e vado a nuotare un po’ al Polo Nord..” Non ho parole. Però, grazie alla Provvidenza Divina, dei blocchi di ghiaccio si staccano e alzano un’onda impressionante che travolge il surfista. E ben ti sta, imbecille.

Punto due: I Personaggi. Hayden Walsh è il protagonista maschile ed è interpretato da Shane Van Dyke. Che è anche il regista del film. Non so se sia una coincidenza ma tutti quelli che realizzano dei film ridicoli hanno anche loro stessi dei nomi ridicoli. A parte questo, Hayden è il figo della situazione. Capello biondo lungo, gira per la prima mezz’ora a braccetto con tre ragazze, il bicchiere di champagne in mano e facendo discorsi sul pontile della nave per inaugurare il tragitto. La nave è… D’accordo, ci arriviamo dopo. Hayden ha avuto una relazione con una ragazza, Amy Maine (interpretata da Marie Westbrook), la quale fa parte dell’equipaggio medico della nave. La prima volta che i due si incontrano, Hayden le dice questo: “Oh, ciao Amy.. Non sapevo venissi anche tu.” Ascolta, caro Hayden Walsh di ‘sta cippa, come accidenti le avete fatte le assunzioni per ricoprire i vari ruoli che ci devono essere su una nave da crociera come questa? A caso? Mettendo dei bigliettini in un cappello ed estraendoli? Scrivendo nomi su un foglio di carta, chiudendo gli occhi e puntando il dito? E allora spiegami come cazzo fai a non sapere che c’è una tua ex ragazza, che ha segnato profondamente la tua vita sentimentale, a bordo. Il terzo personaggio più o meno protagonista è James Maine, il padre di Amy, che è interpretato da Bruce Davison. Il senatore Kelly di X-Men e X-Men 2. No, non ricordavo che avesse recitato in questi due film ma ringrazio la Rete per essermi venuta in soccorso. Il caro Bruce è un membro della Guardia Costiera che viene mandato al Polo Nord per vedere che succede e capisce che un sacco di pezzi di ghiaccio trasportati da onde giganti stanno per andare a sbattere contro il Titanic II. E passa tutto il film in elicottero: prima, dalla base al Polo Nord, poi dal Polo Nord al Titanic II. Completamente inutile. Si riscatta in minima parte alla fine. Ma proprio minima.

“Donna nuda a tribordo!”

Parte tre: Il Patatrac. Arriva la prima onda con “sulle spalle” il suo grande pezzettone di ghiaccio. E colpisce la nave. Poi ne arriva un’altra e ribalta definitivamente la nave mandandola sottosopra. Secondo voi si capisce qualcosa su come si svolgono gli avvenimenti? No. Perchè il direttore della fotografia si è evidentemente addormentato contro una parete del set e il regista reputava una cosa da maleducati svegliarlo per chiedergli di illuminare un po’ questi stracazzo di ambienti facendo in modo di chiarire l’azione durante il suo svolgimento. Il risultato è che praticamente tutte le scene catastrofiche in esterno sono disastrosamente buie e incomprensibili. Per sintetizzare il tutto

Papà Quote: “Bah. La dinamica degli avvenimenti non mi è molto chiara.”

Punto quattro: La Logica. Dimenticate razionalità, logica e realismo. Per un’ora e mezza scarsa assisterete ad un tripudio di deficienza umana oltre il limite del possibile. L’irrealismo e le sbadataggini logiche sono sia nelle azioni che gli attori svolgono nel corso del film, sia nella regia che si dimentica come le posizioni degli attori passando da una inquadratura all’altra. E via con una carrellata di rapidi e semplici esempi:

  • La nave affonda. Un’onda e un iceberg hanno l’hanno appena colpita. Ha uno squarcio sullo scafo. I motori sono guasti. Quindi mi sembra giusto evacuare le persone portandole sul ponte, nel quale si trovano le scialuppe, con l’ascensore. D’altronde la prima regola in caso di emergenza è di usare gli ascensori, no?
  • Hayden e Amy sono chiusi dentro in ascensore (MA VA?!) ma, in pieno oceano, in piena nave, in piena emergenza, il cellulare di lei prende come se non ci fosse nessun problema e riesce a parlare con il padre sull’elicottero. Cellulare: uno strumento comunicativo dal funzionamento ancora misterioso per noi mortali.
  • Inquadratura 1: Hayden e Amy escono dall’ascensore. Si arrampicano e cercano di raggiungere il primo piano disponibile nelle vicinanze. Quindi cominciano ad usare la scaletta di emergenza nella tromba dell’ascensore. Questo è l’ordine: Amy e poi Hayden. Inquadratura 2: Hayden è il primo della fila e apre comodamente le porte di un piano della nave. In questo caso, o Hayden è riuscito a saltare Amy restando entrambi aggrappati ad una scaletta larga venti centimetri o è stato punto da un ragno radioattivo.

Papà Quote: “Ma quello biondo non era ultimo?”

  • L’elicottero con a bordo James Maine riesce a raggiungere la nave, partendo dal Polo Nord, prima di tutti gli altri soccorsi che partono dalle coste. O l’elicottero va molto forte o i soccorsi se la sono presa con calma.

E ci sarebbero tantissimi altri esempi ma penso sia meglio fermarsi quì. Lo dico per voi, eh.

Punto cinque: la Nave. E’ una nave da crociera super mega iper tecnologica e all’avanguardia. Assolutamente migliore del Titanic originale e notevolmente più confortevole e sicura. Ma sappiamo anche che i budget dei film della Asylum sono pari a quello che i mendicanti davanti al Duomo della mia città riescono a racimolare in un mese. Perciò vediamo, per la maggior parte del film, solo dei gran corridoi pieni zeppi di tubi, di tubi che sgocciolano, di tubi che si rompono, di tubi arrugginiti, di tubi che.. eccheppalle questi tubi! Dov’è lo sfarzo? Dov’è il lusso? Sì, lo so. Avete ragione. C’è crisi. L’unico accessorio di superlusso e incredibilmente fantascientifico sono le scialuppe di salvataggio che in realtà sono dei mini sommergibili. Sboroni.

Uh, guarda! Tubi, acqua e tubi che buttano fuori acqua!

Punto sei: il Finale. Siamo davanti ad uno dei finali più “accazzo” e improvvisati del cinema. La casa di produzione cinematografica quì presente non è nuova ad imprese del genere, anzi, sono in grado di dirvi che praticamente tutte le sue pellicole vengono concluse in maniera totalmente approssimative e ridicole. La nave affonda e James Maine dice alla figlia e a Hayden di andare nella Diving Facility e di rimanerci fino a quando non sarebbe andato a prenderli. Ehm, caro James, la nave sta affondando. No, volevo dirtelo solo per ricordartelo. Amy e Hayden arrivano nella Diving Facility, aprono un armadio e si scopre che c’è solo una muta da sub e una bombola d’ossigeno. Fatemi capire: una nave con migliaia di passeggeri e avete una muta e una bombola d’ossigeno? Va beh, ovviamente se la mette Amy. Poi Hayden ha un lampo di genio: “Ehi Amy, chiudiamoci nell’armadio per ripararci.” e si chiudono veramente nell’armadio. Intrappolandosi da soli perchè, mentre l’acqua sale, un mobile cade sulle ante dell’armadio, bloccandole. Geni, mi viene da dire solo che siete dei geni. L’acqua li ricopre completamente. Ma, poverini, hanno solo una bombola d’ossigeno. Quindi Hayden, l’uomo dalle strategie vincenti, se ne esce con un’altra idea incredibile: “Amy, usa tu la bombola d’ossigeno. Io affogherò ma, quando tuo padre ci verrà a salvare e ci porterà fuori di quì, rianimami.”

Papà Quote: “Ma non possono usare la bombola in due? Cioè fanno una boccata per uno.. Si vede in altri film..”

Eh, vallo a spiegare ai fenomeni che hanno scritto la sceneggiatura. Ma intanto il padre è arrivato con l’elicottero. Insieme a lui ci sono il pilota (ovvio) e un’altra scienziata. Il padre si inventa un metodo incredibilmente efficace per il suo recupero nel caso la situazione diventi brutta ovvero si lega una corda attorno alla vita e chiede alla scienziata di tenerla stretta. Dopodiché si butta in mare, entra nella nave e va a recuperare quei due deficienti. Ma l’elicottero ha finito la benzina. Eccheppalle, ma ce n’è sempre una? Il pilota urla alla scienziata di aprire un gommone e di buttarsi. “E tu cosa farai?” chiede la scienziata al pilota. “Faccio quello che posso!”, risponde. “Faccio quello che posso” che consiste nell’agitare la manopola dei comandi, urlare e schiantarsi in acqua. Boom, il pilota muore. Mamma mia, che nervoso. Ma James, seguendo la sua corda kilometrica, è tornato fuori dalla nave con i due intrappolati nell’armadio. I tre si sistemano sul gommone della scienziata. Hayden è morto ma Amy non ci sta: comincia una lunga sequenza in cui cerca di rianimarlo con massaggi cardiaci e con respirazioni bocca a bocca. Un minuto e da Hayden nessuna risposta. Due minuti e da Hayden ancora nessuna risposta. Tre minuti e Hayden rimane morto. Dopodichè una panoramica della durata di un secondo, mostra la nave ribaltata, un elicottero dei soccorsi (con grandissimo tempismo) passa davanti alla telecamera e titoli di coda. Come titoli di coda, scusa? Beh, mi hai fatto tre minuti di massaggi e respirazioni e mi finisci tutto così all’improvviso? Shane Van Dyke, oltre ad essere un cane come attore, sei anche una merda di regista. Un uomo che ha deciso di realizzare un film del genere, esserne il regista, interpretarne il protagonista maschile facendolo morire eroicamente nel finale. Insomma, ha coronato il sogno di ogni undicenne che vuole fare l’attore ovvero realizzare il film che si vuole con una trama demenziale, interpretarne il protagonista ed uscirne da eroe. Shane Van Dyke, ti sei appena meritato il mio “mi piace” sulla tua pagina ufficiale di Facebook.

Quindi cerchiamo di tirare un po’ le somme di questa poverata impressionante ma allo stesso tempo così (involontariamente, spero) esilarante. Il dvd l’ho comprato e sono state 5 sterline ben spese. Ora posso vantarmi dire di avere anche io in casa questo (popò di) film. Per quanto riguarda la realizzazione tecnica, mi sento di dire che è veramente triste: gli effetti digitali sono in una CGI pessimamente utilizzata, le scene catastrofiche, tranne una esplosione, sono tutte al buio, è impossibile capirci più di tanto e le dinamiche sono confusissime. Per quanto riguarda i personaggi, la storia d’amore è patetica e tutti gli altri personaggi non sono altro che dei fantocci che si aggirano per i set sparando battute a caso in attesa che muoiano in qualche modo. Perciò, Asylum, sarei proprio curioso di vederti realizzare un Titanic III. Ma, Shane, se ti incontro per strada, ti tiro qualcosa e, nella migliore delle ipotesi, ti sputo addosso. Quello che penso di te, per tua sfortuna, non cambia.

Ti stimo ma vergognati.

Dai, Shane, ti sbrighi ad accettare la mia richiesta di amicizia su Facebook?

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