L’impensabile. – “The FP”

Questa pellicola può solo essere frutto di un pomeriggio estivo di incredibile noia. I registi, insieme alla loro banda di amici, hanno cominciato a mandarsi messaggi per decidere che fare in questa caluria pomeridiana di fine luglio, periodo in cui la loro città diventa deserta e gli unici che girano sono i cani con i loro padroni, se va bene. La banda continua a mandarsi messaggi ma non arrivano a nessuna conclusione, non riescono a decidere sul da farsi.

Fino a quando, uno dei due registi manda affanculo tutti dicendo “Oh, mi avete rotto le palle. Ci troviamo alle 5 in sala giochi e basta”. Nessuno ha il coraggio di rispondere che non avrebbe avuto voglia di andarci perciò alle 5 si ritrovano tutti lì. Ci sono quelli con la faccia perplessa che aspettano un qualsiasi dissapore per proporre di andarsene, ci sono quelli che sparano cazzate ovunque si trovino senza distinzione di luogo in cui si trovino e poi ci sono quelli che usano i due euro per le sigarette, fregati dal portamonete del padre, per fare una partita a qualsiasi cosa. E, si sa, un’idea può nascere ovunque. Ma proprio ovunque.

Allora io in sala giochi, come tutti i bambini e ragazzi, ci sono passato. Mi sarò sputtanato, probabilmente pensando complessivamente all’arco della mia intera esistenza, sicuramente più di una decina di euro. Forse anche più di due decine di euro. Ho giocato al gioco del cecchino che ora non ricordo come si chiamava, ho terminato Jurassic Park per ben due volte e ho provato numerose volte a terminare almeno la prima missione in quel cazzo di videogame in cui si consegnano le pizze in motorino, fallendo in maniere clamorose. Quando ero bambino, la mia concezione di sala giochi si fermava lì ovvero cabinati con i quali puoi giocare se inserisci una o più monete. Puro intrattenimento. Ma il mondo del Cinema è spettacolare: esso è capace di tirare fuori pellicole da qualsiasi cosa, da qualsiasi videogioco. Un film sull’Air Hockey? Eccolo. Un film su House of The Dead? Precisando che Uwe Boll deve morire tranne per quanto riguarda Postal, esiste pure quello. E non paghi dello schifo che il primo capitolo aveva suscitato nel pubblico, qualcuno ha deciso di realizzarne un sequel scollegato e inutile. Poi ovviamente Super Mario Bros e cose simili. Pure Pac Man, oh mio dio, non si è salvato. Ma per fortuna, qualcuno di intelligente esiste e ha deciso di realizzarne solo un corto. Ma pensate bene. C’è un videogioco a cui quasi tutti abbiamo giocato o abbiamo guardato il matto della situazione pestare quei tasti come un forsennato, terminando la partita in un lago di sudore.

Sì, ora esiste una pellicola anche su questo.

The FP è una commedia d’azione (possiamo definirla così, valà) americana scritta diretta dai fratelli cazzoni Brandon e Jason Trost. Film, che a quanto sto leggendo su IMDb.com, ha coinvolto l’intera famiglia, durante la realizzazione, chiamando in causa parenti a occupare i ruoli più disparati della crew tipo costumista, produttore esecutivo e tecnico degli effetti speciali. Mentre Jason ne interpreta il protagonista. Insomma, prima di tutto, mi sento di dire che non è un blockbuster e che quindi, durante la visione, ce ne si accorge subito. Però il budget stimato, a dire il vero, è di un milione di dollari e il risultato non è nemmeno malaccio. Ma è la trama che è demenziale. Demenziale in due modi: da una parte, pensi “Oddio, che cagata” mentre dall’altra, pensi “Beh dai, figo”.

Ora sì che ragioniamo.

La trama. Futuro prossimo. Due gang si contendono la cittadina di Frazier Park. Da una parte, troviamo JTRO con il fratello maggiore BTRO, e dall’altra, L Dubba E. Il problema è che la guerra tra gang non si svolge nel normalissimo modo in cui GTA: San Andreas ci ha insegnato ma, in questo caso, i capi delle gang si sfidano a Beat-Beat Revolution. Ovvero la versione priva di diritti perchè costavano troppo per il budget del film di Dance Dance Revolution. Ma in un Cage Match, BTRO muore non si sa bene di cosa e, quindi, amareggiato dalla scomparsa del fratello, JTRO decide di ritirarsi a vita privata fino a quando un suo vecchio amico verrà a richiamarlo per la battaglia finale in cui verrà deciso il destino della cittadina.

Solo uno scema poteva pensare ad una trama del genere. Ma dove una grossissima premessa inizia ad inserire nella testa dello spettatore grandi aspettative, il film, invece, le delude. Almeno in parte. I primi dieci minuti sono spettacolari e valgono completamente l’intero film: ambientazioni futuristiche miste a discariche e sfasciacarrozze tipo quello dietro la casa di mio nonno, musica dance tecno da far rabbrividire un qualsiasi file midi e sfide all’ultimo sangue sulle pedane con le freccette. Ma che cazzo volete di più? A proposito di cazzo, la prima notizia che si trova nella sezione Trivia della pagina del film su IMDb.com è che la parola “fuck” viene utilizzata 250 volte. D’accordo, è un pelo volgare, ma allora? Mentre leggo la seconda notizia della sezione Trivia in cui mi viene detto che le scene di vomito sono vere, sento il bisogno di pensare ad altro.

Tipo ai personaggi: incredibilmente sopra alle righe e enormemente sboccati, i personaggi di questo filmino sono semplici ma abbastanza ben strutturati. C’è il buono eroe-incrocio tra un Jena Plissken e l’ultimo Rocky, poi abbiamo l’aiutante scemo che, durante gli ultimi anni, è un ruolo che sembra ad appartenere solo a persone asiatiche, c’è l’aiutante misterioso che poi diventa amicone e c’è il cattivone tanto cattivo ma allo stesso tempo tanto imbecille da far arrabbiare qualsiasi membro dell’Associazione Americana degli Imbecilli.

Insomma, non potevamo chiedere troppo da un film del genere con un budget pari al guadagno che avevo quando organizzavo il mercatino con le sorprese degli ovetti Kinder nel parco vicino a casa. Certo, i balletti (o le sfide, chiamateli come volete) potevano essere diretti un po’ meglio, invece visto uno visti tutti. Diciamo che l’unico motivo per attendere un balletto è la musica tecno puramente da gioco giapponese per la quale ti alzeresti a saltare a ritmo, se non fosse che solo l’idea di fare una cosa del genere davanti allo schermo del proprio conputer, in ciabatte, è una cosa imbarazzante. Per il resto, è un filmetto guardabile della durata di un’ora e venti scarsa perciò non esageratamente lungo. Avevo un po’ di aspettative e sono state deluse in parte: l’idea è buona, alcune sequenze (tra cui la spiegazione dell’acronimo B.E.A.T. e l’allenamento) sono ben riuscite ma speravo in qualcosa di più.

E ora, aspetto questo.

No, non è vero.

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