Mamma mia, quante risate. – “Piranha 3DD”

Ho una tale rabbia in corpo. Ma veramente tanta. Roba che se il computer non fosse stato mio, alla fine del film, avrei voluto alzarmi e gettarlo a terra per saltarci sopra con tutte le mie forza. Per poi prendere dell’alcol puro, innaffiarlo per bene e poi dargli fuoco. Inoltre avrei preso un’accetta e per tagliuzzare i pezzi rimasti. Ma non pago, sarei andato a prendere delle forbici, dal cassetto della cucina, per tagliare singolarmente ogni pezzo più grande della misura di due centimetri. Infine avrei ammirato il mio Art Attack.

E questo è solo colpa tua, Piranha 3DD di merda.

Il primo, Piranha 3D, non mi aveva convinto del tutto. Insomma è intrattenimento basilare, una roba che trent’anni fa avrebbero proiettato nei drive-in e che sarebbe stato usato dalle coppie solo per limonare durante la proiezione. Ma, dopo un’ulteriore visione e la lettura di qualche recensione, mi sono reso conto di essere stato troppo cattivo e di aver preteso troppo da una pellicola realizzata appositamente con quel taglio di umorismo grossolano, misto a sangue e donne nude. Quindi, caro Alexandre Aja, hai fatto un lavoro carino. Ma l’industria cinematografica americana, si sa, sfrutta l’onda dell’entusiasmo e, soprattutto, del successo, quindi decide di metterne in cantiere un seguito. Seguito che tra Maggio e Giugno di quest’anno esce nelle sale di quasi tutto il mondo. E leggete bene distributori italiani perchè questa sarà l’unica volta che vi dirò grazie per non aver ancora acquistato la pellicola per il nostro Paese. Grazie, amici. Perchè Piranha 3DD è, forse, solo un gradino sopra a un qualsiasi film dell’Asylum con un qualsiasi mostro acquatico gigante.

La trama. La si può facilmente trascrivere su un quadratino di carta igienica con una bomboletta spray per graffiti. I piranha del primo film non sono stati sconfitti ma sono sopravvissuti in laghi e tunnel subacquei e sotterranei quindi, grazie ai canali di scolo artificiali e ai tubi, ritornano in superficie ed attaccano un parco acquatico, The Big Wet, durante il suo primo giorno d’apertura.

Che detta così potrebbe essere anche decente come idea. Anzi, tutto il plot potrebbe anche essere accettabile. Se non fosse che un imbecille di proporzioni cosmiche trasforma il tutto in una merda di dimensioni apocalittiche: questo sei tu John fottutissimo Gulager.

Un uomo che, a un paio di minuti dall’inizio della pellicola, ti fa  trovare una mucca morta nell’acqua che scoreggia. Vicina ad essa, ci sono due pescatori che, mentre si accendono una sigaretta, provocano una reazione esplosiva. Sequenza che sa di classico al pari di una qualsiasi scena con Willy Coyote che precipita in un canyon producendo un sonoro SBAM! mentre atterra. Grassissime risate. Andiamo oltre per favore.

Tipo così.

Poi comincia ad introdurci l’ambientazione del film vero e proprio ovvero il parco acquatico The Big Wet. Un parco che sullo sfondo ti fa sempre vedere scivoli alti decine di metri con mega cascate ma che poi riprende sempre le stesse tre o quattro zone durante lo svolgimento. Roba che ti fa pensare che la pellicola sia stata girata al Bondy Beach di Bondeno. E compaiono anche i primi personaggi ovvero una valanga di giovanotti/e con la faccia famigliare per la quale per tutto il film non dirai altro che “Ma dove l’ho già visto quello?”. Perchè, parliamoci chiaro, i personaggi non sono per niente approfonditi e sono, invece, caratterizzati all’inverosimile, trasformandosi in macchiette enormi tipo il capo del parco acquatico che pensa ai soldi e alle tette e, che nel momento dell’attacco dei piranha, l’unica cosa che pensa di fare è di prendere una valigetta e scappare con i soldi.

Ma, sinceramente, a noi dell’approfondimento dei personaggi ci frega veramente poco. Se c’è una cosa che Alexandre Aja aveva capito era che questa tipologia di film doveva essere indirizzato allo spettatore scemo senza pretese che andava al cinema tanto per vedere sangue, belle ragazze e una sana dose di umorismo. Quindi andiamo per gradi e analizziamo uno per uno questi tre fattori che dovrebbero, ahimè, essere presenti.

Sangue. Il sangue, inteso come liquido rosso, c’è. Sono gli effetti speciali e il make up attorno ad esso che sono una poverata paurosa. Insomma, sembra che, effetti CGI parlando, tra il primo film e questo ci sia un abisso. Si ha l’impressione, per una moltitudine di sequenze, di trovarsi di fronte ad uno dei tanti film tipo Mega Shark vs Giant Octopus o robe del genere. Idee, che potevano anche risultare carine, devastate nella realizzazione da un poveretto alla regia che non causa altro che confusione e caos su pellicola. Gli esempi più lampanti si trovano quando i piranha cattivoni riescono finalmente ad arrivare dentro al parco acquatico. Mentre la maggior parte degli spettatori si immaginano una sequenza super apocalittica, il massimo che riesce a realizzare quel deficiente di Gulager è un insieme di persone che si muovono come se affetti da epilessia in piscine contornate da un po’ di rosso. Si ha veramente l’impressione di essere di fronte ad una sceneggiata costata due lire per cercare di tirarne su quattro in cui si cerca di esagerare le cose accadute nel capitolo precedente per mostrare che questo secondo è più figo. Tipo pene sgranocchiato da piranha infilato in apparato riproduttivo femminile. E non dico altro. In breve, il sangue c’è ma in tutte le scene in cui c’è, viene sfruttato da merda.

Tipo così.

Belle ragazze. Ci sono, eh. Tante. E con la “super ideona” della zona nudisti dentro al parco acquatico, vi lascio intuire cosa ci possa essere. Ma mister G smerda tutto come al solito e riesce a rendere noioso persino mostrare delle ragazze svestite/semi svestite. Minuti e minuti a ripetizione di montaggio videoclipparo di ragazze che si sguazzano e ridono tra loro (come nemmeno nel peggior film erotico notturno su 7 Gold) e con sottofondo la canzone di circostanza della band del momento composta da ragazzi fighi che, almeno a me, paiono tutti uguali. Quindi la prima volta ok, la seconda volta passa, la terza speri che finisca presto ma dalla quarta in poi, Gulager riesce nella incredibile impresa di annoiare lo spettatore maschile mostrandoti delle tette. In breve, le ragazze ci sono ma per la maggior parte delle scene in cui ci sono, vengono sfruttate da merda.

Umorismo. Ed è proprio in questo che il nostro nuovo regista preferito, sarcasticamente parlando, ci dimostra di essere ancora più scarso di quello che pensavamo fino al secondo prima. Perchè il simpaticone ha un livello di ironia veramente bassissimo pari a quel tuo amico che fa le scoregge con l’ascella e ride da solo. E ti chiedi ripetutamente “Ma dov’è che fa così ridere? Perchè non fa ridere anche me? Forse sono io che sono sbagliato?”. Solo che Gulager è debole anche nel cercare di convincerti che lui ha un buon senso dell’umorismo. La scena che ho in mente penso che riassuma tutto: il capo del parco acquatico sta scappando. Incappa in una bambina sporca di sangue che piange sul corpo della madre uccisa dai piranha. Il capo allora le allunga un po’ di soldi per scusarsi. Poi sale su un caddy, tipo quelli da golf, sbaglia a mettere la marcia, inserendo quindi la retro, e prende sotto la bambina, sfoderando un’espressione che anche Stanlio e Olio avrebbero trovato offensivo per la categoria di comici che rappresentano. Quante risate! Ma quante, eh? Mi sono ritrovato a guardare lo schermo con espressione dubbiosa non sapendo cosa dire, immaginandomi il nostro regista preferito che sghignazzava come un matto davanti al monitor del montaggio. In breve, l’umorismo… No, niente. L’umorismo proprio non c’è.

Concludendo, questo film è popò. Qualche cosa carina per il 3D ignorante che piace a me, probabilmente, ci sarebbe stata ma avendolo visto nelle classiche due dimensioni non ho potuto beneficiarne. Fatto sta che rimane una pellicola di merda che non acquisterò nemmeno a tre euro in un cassone di un supermercato. E, per favore, stateci alla larga anche voi. Non guardatelo. No, non pensateci nemmeno. Non dite “Eh ma ho visto il primo quindi devo guardare anche questo”. No! Anche perchè di collegamenti con il primo c’è veramente ma veramente poca roba. Quindi piuttosto accendete SkySport1 e guardatevi una replica di una partita o mettete su RaiSport per un qualche campionato di freccette. Molto meglio.

Oddio, mi stavo dimenticando di una delle parti principali di questa schifezza. In questa pellicola, troviamo David Hasselhoff che interpreta sé stesso. Quindi per, minimo, quattro volte ci troviamo davanti questo, ormai, vecchio attore con la pancia e le tette che sballonzolano durante ogni singolo scatto di corsa che ripete per un’ora che lui è quello di Baywatch. Simpatico, la prima volta. La sedicesima, hai rotto il cazzo. Con affetto, il sottoscritto.

Uff… Tipo così.

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