3HorribleMovies – Luglio 2012

Oh, non ho ancora finito la piccola rubrica sulla Asylum che mi sono detto: beh, perchè non iniziare un’altra rubrica mensile che sarò sicuramente incapace di tirare avanti dopo due mesi circa?

Quindi eccoci quì con il primo appuntamento della 3HorribleMovies.

Si sa, di film ne è pieno il mondo e spesso si cade in trappoloni enormi, trovandosi così davanti a spazzatura di dimensione enorme/grande/discreta/minuscola e così via. Perciò, ogni mese, riunirò in questa rubrichina i 3 peggiori film di cui ho preso visione negli ultimi 30 giorni più o meno. Perchè non sempre è facile scegliere un solo film brutto di cui parlare e trovare tante cose da dire. Perchè spesso non riusciamo a trovare tante giustificazioni alla bruttezza di una pellicola se non il fatto che essa è, appunto, brutta. Perciò direi di smetterla con questi giri di parole tanto per avere una introduzione e passerei alla vera Top 3. Via alla sigla!

Basta scrivere “ugly” su youtube e guarda che meraviglie che ti trova. E rimanendo completamente a tema di bruttezza, partiamo con il primo film ovvero Esorcista II – L’Eretico in terza posizione. Lo so, arrivare a realizzare un seguito di un film di così tanto successo e ormai considerato un cult dell’horror come è L’Esorcista è da fuori di testa. Ma so anche che la fantastica industria cinematografica appena vede un successo non vede l’ora di realizzarci un sequel. E quindi ritroviamo la nostra Reagan cresciuta che lavora o è ricoverata saltuariamente oppure si reca quando le tira in un centro dove vengono accuditi e curati bambini problematici tramite tecniche sperimentali. Intanto abbiamo padre Lamont che viene mandato dalla Chiesa per indagare sui fatti che hanno causato la morte di padre Merrin nel primo film. E da lì in poi, delirio. L’approssimazione è di casa, i dialoghi sono deliranti e spesso totalmente inutili, sequenze incomprensibili e un avvio di pellicola (i primi 30-40 minuti) di una noia e di una lentezza terribile che cerca di introdurci ad una vicenda di cui, parliamoci chiaro, non frega un cazzo a nessuno. Perchè alla fine del primo film Pazuzu, il demone, era sconfitto, Reagan stava bene, padre Merrin era morto in battaglia e tutti vissero più o meno felici e contenti. Mi sento però in dovere di spezzare una lancia per il povero sceneggiatore che si è trovato tra le mani il compito di dare un seguito ad un film completamente e largamente auto conclusosi. William Goodhart, pace all’anima sua, cerca di tirare su una storiella simil inquietante che sfocia continuamente nel ridicolo saltellando da lampadine intermittenti ipnotizzanti che collegano più menti tra di loro, passando per cavallette modificate geneticamente che distruggono la propria specie e terminando poi con una sorta di spiegazione imbarazzante sul perchè Pazuzu si legò a Reagan nel primo episodio della saga. Questa non ve la dico, scopritela da soli. Infine, nell’ultima mezz’ora, si butta tutto in vacca, si fa un esorcismo vecchia scuola, si rade al suolo una casa, si brucia una persona e via così. E’ seguito da un terzo sequel. Non so perchè ma ho il sospetto che ne parleremo il mese prossimo.

Anche se in questo mese mi sono trovato davanti al televisore mentre venivano trasmesse cose tipo A Spasso Nel Tempo con Boldi e De Sica o LOL con Hannah Montana, ho deciso di seguire il filone nordico che sta colpendo la cultura occidentale. Perciò, in seconda posizione, troviamo Babycall con la “donna odiata dagli uomini” originale ovvero Noomi Rapace. Certo, MYmovies non mi ha aiutato nella scelta della visione battendo continuamente un colpo al cerchio e uno alla botte durante la recensione (voto 1 stella su 5 con scritto a fianco “Un thriller agghiacciante…”) quindi ho scelto di fidarmi di IMDb.com che sceglie di spararmi un 5,7 che sta a significare “Se vuoi, guardalo ma sappi che è una stronzata”. E, infatti, è una stronzata. Devo confessare che ogni tanto ho perso qualche minuti di pellicola causa abbassamento improvviso delle palpebre e tentativi improvvisi di avvicinamento alla fase REM ma, sinceramente, non me ne sono reso conto più di tanto. Perchè la vicenda è estremamente lenta, noiosa e, a tratti, non sembra nemmeno di guardare un thriller ma un fottutissimo dramma familiare. E, secondo te, caro regista di Babycall, ho voglia di guardare un dramma famigliare appena ho finito di pranzare con l’abbiocco che incombe su di me come una enorme spada di Damocle? La risposta è ovviamente no. La pellicola racconta la storiella di Noomi Rapace che scappa dal marito manesco insieme al figlio e vengono collocati in un appartamento dai servizi sociali. La madre, per tenere sotto controllo il figlio mentre dorme, decide di comprare un baby monitor ma il caso vuole che le frequenze del suo oggetto interferiscano con quelle di un altro facendole ascoltare urla di aiuto di qualcun altro. Qualcuno di voi penserà “Beh, Noomi metterà da parte l’inquietudine di essere trovata dal marito manesco per andare a indagare su queste urla d’aiuto”. No. No, per niente. Inizialmente, sapendo che il baby monitor ha un raggio di 50 metri, cerca di orientarsi nel suo nuovo condominio con un disegno fatto da suo figlio in cinque minuti. Poi smette di cercare. Ma ogni tanto ha culo e si ritrova davanti cose che l’aiutano a capire che sta succedendo. Fatto sta che, alla fine, non capisce assolutamente che cosa stia accadendo. Comunque, a dire il vero, allo spettatore frega poco e nulla di capire cosa realmente stia accadendo. L’unica cosa che viene da pensare è quanto manchi al termine di questa noia con un finale totalmente in bilico e piuttosto confuso. “E poi come la concludo la sceneggiatura?” “Boh, vai con i problemi mentali che ci prendi sempre.”

In questo periodo olimpico, si cerca di riscoprire e di dare i giusti riconoscimenti al proprio Paese, facendo riemergere quel simil orgoglio patriottico che cerca di unire tutto il popolo. Quindi mi sento in dovere anche io di premiare la nostra fantastica nazione portando in prima posizione una pellicola di cui ho preso visione in questo mese. Perciò, in prima posizione, troviamo Com’è Bello Far L’Amore del maestro e genio dell’arte cinematografica contemporanea Fausto Brizzi, già autore di sceneggiature celebri a livello internazionale come Natale sul Nilo, Natale in India, Natale a New York e Natale in Crociera. In questa magica e strepitosa commedia dai toni sfarzosi della Hollywood degli anni ’50-’60, troviamo fenomenali interpretazioni ai livelli di un Gene Wilder qualsiasi o una Marylin Monroe qualunque circondati da presenze di medio livello ma sempre di grandissimo spessore mentre vengono sballottati da continui intrecci, colpi di scena e momenti di pura commozione. Cazzo, mi ero dimenticato che stavo parlando di Com’è Bello Far L’Amore. Per un istante credevo di stare scrivendo un saggio sull’Era D’Oro di Hollywood. No, per quanto riguarda questa pellicola mi sento in dovere, anzi in obbligo, di dire che è una merda. Tipo di quelle che trovate in un bagno chimico sporco che ormai si sono seccate sulla porcellana del gabinetto e che quindi l’unico modo per tirarla via è prendere lo scopino e cominciare a grattare. Ho reso l’idea? Si sorride tre volte, per esagerare. De Luigi continua a venire sballottato in ruoli uno più uguale dell’altro mentre cerca di essere simpatico ad uno spettatore che ormai comincia lentamente a stancarsi. O forse sono solo io che spero che lo spettatore stia cominciando a stancarsi. Inoltre con una Gerini che rivaluterò solo e soltanto nel prossimo film di Zampaglione, Tulpa, per capire come se la cava in un horror, roba non proprio da suo curriculum. Della trama non voglio nemmeno parlare perchè è solo un’accozzaglia di gag e di situazioni che dovrebbero essere ridicole per divertire il pirla di turno che paga 8 euro per recarsi al cinema. Quasi dimentico che questa pellicola è stata distribuita anche in 3D: beh, se vi sono sembrati commerciali e demenziali gli effetti tridimensionali di Saw 3D e di Piranha 3D, non avete ancora visto nulla. Vedere per credere. Insomma, questa pellicola rispecchia esattamente lo stato di forma attuale di questo Paese, costretto a rimanere continuamente intrappolato nei propri stereotipi con storie sempre più demenziali per ipnotizzare lo spettatore medio e farlo ridere per un’ora e mezza scarsa. E’ ora di svegliarsi. E si potrebbe iniziare dal cinema.

No, Dario Argento, non mi riferisco a te e al tuo Dracula 3D come tentativi di inserire nuova linfa al cinema italiano. Ma ti aspetto al varco comunque.

Si ringrazia per la gentile attenzione. L’appuntamento è tra un mese con, si spera, altri tre pellicole all’altezza del significato della parola “Bruttezza”.

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