Texas Hold’em Indiano. – “Endhiran”

Deve esserci per forza qualcosa che noi occidentali non comprendiamo bene della mente di un qualsiasi abitante dello stato dell’India. No, non solo differenze di usi e costumi, di lingua o di religione. Parlo di un diverso approccio nel pensiero. E questo si evidenzia in modo incredibile a livello cinematografico.

Provo a spiegarmi.

Se c’è da buttare via il pattume, un europeo, sfilerebbe il sacchetto pieno dalla pattumiera, scenderebbe le scale e butterebbe il tutto nel bidone dell’immondizia. Un giapponese, molto probabilmente, sfilerebbe il sacchetto pieno dalla pattumiera, scenderebbe le scale e butterebbe il tutto nel bidone dell’immondizia mentre combatte contro robottoni giganti fatti di cartone tra modellini e uomini in tutina. Un indiano, invece, farebbe così: sfilerebbe il sacchetto pieno dalla pattumiera, scenderebbe le scale e incapperebbe in una caccia al tesoro organizzata da i barboni del quartiere per trovare l’ultimo lingotto d’oro abbandonato da Zio Paperone prima di trasferirsi a Paperopoli. Una volta trovato il lingotto, prenderebbe il sacchetto del pattume da dove era stato lasciato e si recherebbe in strada. In strada, però, troverebbe una collezionista di francobolli che il vento ha sparso ovunque. Perciò, il povero indiano aiuterebbe la poveretta a raccoglierli con il solo uso delle dita dei piedi, mignolo escluso tanto per darsi un tono. Una volta aiutata la poveretta, si recherebbe a gettare il sacchetto nel bidone apposito, scoprendo poi che il bidone non è altro che un varco spazio temporale per l’ultima cena in cui un certo ragazzo trentenne con dei capelli lunghi gli chiede se può allungargli del pane che deve spezzarlo e del vino che deve distribuire ai suoi dodici ospiti.

Endhiran è un filmone indiano del 2010. Ma un filmone filmone, eh. Ci sono arrivato un po’ tardi anche se era nella mia lista da mesi e mesi. Certo, la modesta durata di due ore e cinquanta minuti non mi ha mai particolarmente invogliato ad ingranare la marcia e ad affrontare il secondo film indiano della mia vita dopo l’horror tridimensionale Haunted, a mio parere una mattonata sulle palle di proporzioni pazzesche. Perciò ero intimidito. Ma incoraggiato dalle parole di un vecchio post di uno dei miei blog di cinema preferito, ho preso il toro per le corna e via, Endhiran sia. Dopo due ore e cinquanta minuti ero esaltato. Roba che se fosse andato avanti per probabilmente un’altra oretta mi sarebbe andato benissimo ugualmente. Spettacolo allo stato puro tra scene d’azione devastanti e incomprensibili ad una normale mente razionale con intermezzi musicali alla Lady Gaga, Shakira e Black Eyed Peas con sullo sfondo rovine Azteche o Inca o Maya e deserti sconosciuti. Bollywood riesce a creare un mega kolossal inserendo in tre ore di film avvenimenti difficilmente immaginabili, trovate assurdamente divertenti, esplosioni e combattimenti folgoranti. Insomma, chapeaux.

La trama. E’ semplice ma, durando un’eternità, la storia è composta da parecchi episodi. Cercherò di spiegare più o meno tutto, concentrandoci sulle cose importanti. Il dottor Vaseegaran lavora da dieci anni su un robottone umanoide con la forza di 100 umani come ci viene ripetuto mille volte durante le tre ore. Intanto Sana, la ragazza del dottorone, è gelosa e si sente trascurata. Quindi, Vase (per gli amici) termina il robottone e va a scusarsi con Sana. Tutto va bene, si ride e si scherza. Il robottone è fenomenale, fa un sacco di robe simpatiche con a fianco i due aiutanti imbecilli del dottore ed è fortissimo. Poi decidono di chiamarlo Chitti. Chitti. Lo ripeto ancora: Chitti. Ma ti sembra il nome da dare per un robottone umanoide ultrapotente? Bah. Chiamalo Mazinga, chiamalo Megazord, chiamalo Gundam ma non Chitti, cazzo. Va beh, comunque Sana chiede al suo ragazzo se può prestargli il robottone per aiutarla a studiare per un test di medicina del giorno dopo. La quale non riesce perchè degli indiani cattivoni ascoltano musica altissima. Quindi il robottone fa esplodere l’home theater. Poi altri indiani cattivoni ascoltano la musica alta. Quindi il robottone spacca tutto l’impianto hi fi. Il giorno dopo, una volta che la ragazza ha dato l’esame, decidono di tornare a casa in treno. E qui comincia la partita a poker degli sceneggiatori.

La pellicola è scritta dal regista, Shankar, e da altri due con nomi incopiabili che chiamerò Amico Indiano 1 e Amico Indiano 2. I tre siedono al tavolo. Shankar ha gli occhiali da sole che impediscono agli altri due di leggere i suoi sguardi. Amico Indiano 1 tamburella nervosamente con le dita sul tavolo e Amico Indiano 2 sorride leggermente vedendo il primo in difficoltà. Shankar vede che gli altri due sono disattenti e non concentrati quindi piazza il primo colpo. Vince e arriva la Scena del Treno. Gustatevela tutta. Pazzesca. Ed è solo l’inizio.

Senza parole. Sono senza parole. Ma… ma… E’ meraviglioso. Cioè è il sogno di un regista qualunque di film d’azione realizzare una sequenza del genere. Insomma, assomiglia tremendamente a quello che immaginavo quando giocavo con gli Action Man da piccolo. Anzi, questo è ancora meglio. Mi sento in dovere di chiedere scusa a voi lettori nel caso in cui possa sembrare confuso in qualche passaggio o paragrafo. E’ che sono ancora emozionato, eccitato e incredibilmente elettrizzato. Ho spalancato gli occhi per l’incredulità almeno venti volte durante questa sequenza di cinque minuti. Meraviglia. Capolavoro. Non ci sono altre parole.

Chitti è una macchina da guerra, non c’è che dire. Però è stupido. Fa qualunque cosa che una persona qualsiasi gli dice e quindi arriva quasi ad uccidere il suo creatore, il dottorone Vasee, quando lo sottopone a un test di prova ad una commissione di super scienziati tra i quali si trova anche il suo mentore, il dottor Bohra, in verità cattivone che non vuole altro che gli Schemi Neurali del robottone per creare il proprio esercito da rivendere a terroristi. Perciò non approva la costruzione di altri robottoni perchè considerati pericolosi e continua dicendo che ci avrebbe ripensato solo nel caso in cui la macchina sarebbe diventata più umana. Emozioni, mancano le emozioni.

Amico Indiano 1 e Amico Indiano 2 sono stati colpiti duramente. Ma il secondo decide di replicare al combattimento sul treno con una scena altrettanto spettacolare.

Peccato che si freghi all’ultimo. Perdendo tutto e uscendo dai giochi. Rimangono solo Amico Indiano 1 e Shankar.

Il dottorone decide quindi di impiantare un chip di ormoni artificiali in Chitti che, finalmente, dopo un’ora di film acquista emozioni. Peccato che si innamora della ragazza del dottorone dopo aver salvato una ragazza che stava morendo di parto in un’altra scena capolavoro che, purtroppo, non ho in scaletta e non mostrerò. Innamorato perso decide di fare una visita notturna alla bella ragazza chiedendole di baciarlo ancora. I due arrivano ad un patto: Sana lo bacerà ancora se Chitti ritroverà la zanzara che l’ha punta e le farà chiedere scusa. Eh?

Qui, Amico Indiano 1, assesta un colpo da maestri. Shankar è quasi ripulito.

Come si fa a commentare una scena del genere. Cioè… Insomma.. Boh. Ma anche solo pensarla. “Allora ragazzi, qui c’è la scena in cui l’androide umanoide discute telepaticamente con le zanzare e le obbliga a chiedere scusa alla sua amata, d’accordo?” Non può che essere andata così. Ho deciso: voglio fare lo sceneggiatore per Bollywood. Fantastico. Comunque, da qui parte una sfidona a chi piace di più a Sana a colpi di tagli di capelli, balli e regali che termina con la proposta di matrimonio da parte del dottorone. Il povero robottone depresso quindi scappa. Il giorno dopo, il dottorone e il robottone hanno un esame all’esercito indiano perchè, ancora non l’avevo detto, Vasee vuole assolutamente vendere Chitti come prototipo di arma per l’esercito. A tutti i costi. Non vuole fare altro. Tipo “Si potrebbe venderlo come aiuto domestico” “No, all’esercito” “Si potrebbe venderlo come giardiniere” “No, esercito” “Si potrebbe venderlo come..” “Ho detto esercito, cazzo!” Fatto sta che Chitti parte per la tangente, comincia a parlare di amore e di Sana e perciò i membri più alti dell’esercito indiano mandano a cagare entrambi. Il dottorone furioso distrugge il robottone e lo butta nel pattume. Verrà portato in discarica dove verrà ripescato dal cattivissimo dottor Bohra. Ta ta ta taaaan.

Il dottor Bohra impianta il chip rosso della distruzione dentro al Chitti ricostruito. Il robottone impazzisce, uccide Bohra (Bohra, scusatemi il gioco di parole ma dovevo) e rapisce Sana. Poi costruisce centinaia di sé stesso e attacca la città. BOOOOOM. Battaglia finale mozziafiato. Ma che mozzafiato, di più. Soffocante. In positivo, ovviamente.

Shankar decide di effettuare l’assalto finale. E’ tempo di un All In. Amico Indiano 1 è spaventato. Shankar realizza l’affondo decisivo e vince clamorosamente con una scena impressionante anche solo da pensare. Godetevela perchè è l’ultima.

Il robottone torna buono ma viene smantellato perchè ha causato troppi danni, il mondo è salvo e il dottorone e Sana si sposano. Fine. E vissero tutti felici e contenti più o meno.

Cosa posso dire di più. Avete già visto tutto. Anzi, non avete visto tutto. Per nulla. In mezzo ci sono un’altra miriade di scene spettacolari, demenziali e, a tratti, completamente inutili. Insomma, un film assolutamente consigliato con delle buone sequenze musicali, al contrario di quello che pensavo, da assolutamente non farsi spaventare dalla lunga durata.  L’unica parola che ho per descrivere questa pellicola è MERAVIGLIA. Se non vi piace, non capite nulla. E basta.

Cercando di tessere delle conclusioni al termine di questa pseudo recensione scritta tra emozione, incredulità e continuo sbigottimento, mi sento di dire che Endhiran è un ottimissimo film. Che poi sia indiano è relativamente importante. Cioè, è ovvio che si nota che è una pellicola prodotta a Bollywood. Dico solo che se l’avessero fatta così ma l’avessero realizzata in Vietnam sarebbe stata fighissima ugualmente. Perciò mi sento di raccomandare caldamente questo film che, nonostante la durata impressionante per noi spettatori occidentali, ci regala una moltitudine di momenti da spalancare gli occhi, da sorridere e da apprezzare. Non male, Bolly.

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