A casaccio. – “Abduction”

Buongiorno, buon pomeriggio, buona sera e buona notte, cari lettori. Vi siete mai chiesti come funzioni la mente di uno sceneggiatore? Beh, io sì. E come funzioni la mente di uno sceneggiatore mediocre che viene ingaggiato per una produzione puramente a scopi commerciali, ve lo siete chiesti? Anche quello sì.

Chiariamo subito la faccenda: il primo tipo di sceneggiatore è quello con più liberta, che può spaziare e scrivere quasi tutto quelle che vuole che tanto, la casa di produzione, sa che è bravo. Mentre lo sceneggiatore ingaggiato per una produzione puramente a scopi puramente commerciali è quello inesperto. Quello che si ritrova lì un po’ per caso, che cerca di dare un senso alla storia anche se un senso non ce l’ha, che prova a equilibrare una trama che usa degli attori o incastrati da qualche contratto o che piacciono alle ragazzine. E in questa pellicola troviamo esempi di tutte le tipologie. Dagli sceneggiatori super mediocri, alle star incastrate terminando con figoni che piacciono a ragazzine.

Sto parlando di Abduction, thriller per ragazzotti e ragazzine sceme del 2011. Un thriller che ha come attore protagonista un Taylor Lautner, il lupo di Twilight, che non fa passare 5 (CINQUE) minuti di pellicola, includendo anche i loghi delle case di produzione iniziali, per farsi ritrovare senza maglietta a mostrare il suo poderoso fisico. Nel caso non l’aveste ancora capito, questo film non serve ad altro se non a sfruttare l’ondata di popolarità dell’attorucolo della saga vampiresca cercando di coinvolgerlo in una trama mista a thriller di spionaggio con momenti drammatici da adolescenti. E, come al solito, si fallisce clamorosamente. Anzi, non così tanto clamorosamente considerando che le premesse di stare guardando un film di merda le si hanno dal momento in cui si guarda il poster del film. Poster che racchiude più scene d’azioni e più movimento di quasi l’intera pellicola.

“Come? Mi tolgo la maglietta solo una volta?”

La trama. E’ una cazzata, parliamoci chiaro, che però contiene una valanga di falle logiche e spiegazioni incomprensibili. Nathan fa boxe e wrestling al college, ha due amiconi maschi (rigorosamente un bianco e un nero simpaticissimo) ed è innamorato della sua amica d’infanzia figona che abita di fronte a casa sua. Un giorno, durante un corso di Sociologia, ricordate bene la materia, viene affidato un compito a coppie e, ovviamente, la coppia è formato da figone e figona. I due devono scrivere una ricerca di dieci pagine su… i bambini scomparsi. Oh, ho fatto cinque anni di sociologia alle superiori, e, sempre a mio parere, mi sembra che centri poco e nulla questo argomento. Certo, qualcuno potrà obiettarmi che è sempre un argomento in cui centra la nostra società ma allora si potrebbe eseguire una ricerca anche su “Perchè le persone mangiano tanti Pan di Stelle a colazione?”. Non è che se dici Sociologia = studio della società, ci puoi buttare dentro di tutto. Va beh, sorvoliamo.

La ragazza trova un sito internet in cui ci sono le foto dei bambini scomparsi che, cliccandoci sopra, si assiste ad una trasformazione e viene mostrato come potrebbero essere i bambini dopo un tot numero di anni passati. Fatto sta che trovano una foto di Nathan figone da piccolo e lui si riconosce perchè ha la stessa maglia con la stessa macchia sulla stessa spalla. Una maglia di minimo quindici anni prima. Ancora sporca. Non fa una piega. Non la maglia, la spiegazione. Insomma, scopriamo che quel sito internet non è altro che una trappola dei cattivi per rintracciare Nathan, il quale ovviamente ci cade in pieno, arrivano i cattivi, sparano alla sua famiglia non famiglia, il ragazzo è confuso e non sa più chi sono i suoi genitori, c’è una bomba nel forno ed esplode tutto. EH?!

Nathan quindi si reca in ospedale per curare le ferite della figona vicina di casa che era da lui durante il momento dell’assalto. Qui scopriamo che uno dei metodi migliori per non farsi registrare dalle telecamere di sicurezza, è girare per i reparti con un mucchio di palloncini colorati che le coprono. Scusa ancora ma… EH?!

Ma devo proprio andare avanti a spiegarvi la trama? Dai, per favore. Andate su wikipedia a leggerla. Va beh, la concludo in breve, d’accordo? Grazie. Nathan è il figlio di un agente CIA sotto copertura, la vera madre è stata uccisa dal cattivone cattivo e quindi lui è stato affidato ad altri due agenti. Il cattivo cattivone vuole Nathan per ricattare il vero padre per farsi consegnare una lista con i nomi degli agenti corrotti della CIA. Che, ripensandoci ora, mi viene da chiedermi: ma che cazzo se ne fa il cattivo cattivone di una lista del genere? Fossero progetti per armi atomiche, fossero piani per invasioni extraterrestri, fossero appunti su una tecnologia incredibile. No, nulla di tutto ciò. E’ solo una lista criptata su un telefonino che assomiglia alle stringhe verdi che compaiono un minuto sì e un minuto no in  un Matrix qualsiasi. Quindi Nathan vive, il padre lo saluta di nuovo e il cattivone muore. E vissero tutti felici e contenti. Soprattutto gli spettatori che ringraziano l’apparecchio o il proiezionista di turno che smette di trasmettere questo merdaio.

In questa pellicola, come detto prima, abbiamo attoroni tipo Alfred Molina (da Dottor Octopus a un filmetto di merda in meno di dieci anni) che interpreta il capo della CIA e Sigourney Weaver (da scienziatona di Avatar a filmetto di merda in meno di due anni), i quali devono essere stati per forza incastrati per realizzare una poverata del genere altrimenti non trovo nessun’altra spiegazione. Un momento, ne ho trovata un’altra: soldi.

Manuale della celebrità di Sigourney: “Da madre di mostri alieni a comparsata in merdate in soli trent’anni”.

Per quanto riguarda la regia, questa pellicola è assolutamente mediocre, senza infamia e senza lode. Un compitino svolto senza troppa voglia e senza troppe convinzioni consegnato ad un pubblico di spettatori che, cadendo nella trappola di un trailer abbastanza ben confezionato, pensano di trovarsi di fronte ad un discreto thriller d’azione, ritrovandosi poi tra le mani una schifezza piena di situazioni paradossali, tipo bombe che compaiono dal nulla nei forni, e con scene d’azione incredibilmente statiche. Mentre allo sceneggiatore, mi sento di fare un grandissimo applauso: ad un uomo che alla domanda “E ora come faccio a non far vedere i nostri amici che scappano tramite telecamere di sorveglianza?”, riesce a rispondere “Con dei palloncini!” e la casa di produzione replica “Geniale!”, non può che andare la mia stima. Sono sarcastico, per i meno intuitivi.

Cercando di tirare un po’ le fila e quindi concludendo, mi sento solo di ripetere che se vi passa per l’anticamera del cervello la voglia o la curiosità di vedere questo titolo, accendete il pc, andate su youtube e guardate il trailer che risparmiate un’ora e ventotto minuti. Ma, cari amici, possibile che sia tutto da buttare? Possibile che non ci sia nemmeno una morale importante da imparare? Dai.. per me la morale è che… che fare i compiti di Sociologia fa male. No, non mi convince… Allora la morale è… la morale è controllate sempre nei vostri forni perchè possono comparire bombe improvvise che vi fanno esplodere la casa. Sì, dev’essere questa.

E io che speravo fosse questo tipo di “abduction”…

Concludiamo in bellezza.

Mamma quote: “Bah, ha appena detto (Taylor “Lupacchiotto” Lautner) che non ha avuto l’opportunità di conoscere veramente le sue madri che sono morte tutte e due e ha sempre la stessa espressione da scemo.”

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