Il cugino stupido e olandese dell’Enigmista – “Claustrofobia”

Correva l’anno 2004 quando al cinema spopolò Saw – L’enigmista, film che genererà altri sei sequel. Mi ricordo che all’epoca c’erano ancora i cinema aperti in centro prima che l’abnorme multisala vicino alla stazione della mia città li chiudesse tutti, uno per uno. Ho stampato nella mia memoria la locandina scabrosa, con raffigurato una mano o un piede mozzato, che aveva abbastanza scandalizzato.

L’unica cosa che pensavo è che ero curioso di vederlo. Già all’epoca avevo una curiosità piuttosto accesa nei confronti del genere horror. Curiosità che avrei parzialmente soddisfatto negli anni a venire. Ma continuavo a chiedermi che cosa ci fosse in quella pellicola per avere una locandina così scabrosa. A quei tempi, però, mai avrei immaginato che una pellicola avrebbe dato vita ad una saga immensa e ad una lista enorme di simil cloni. A proposito di simil cloni…

E oggi, 31 Agosto 2012, mi trovo davanti al mio computer per parlare di questo ennesimo clone/film ispirato a/scopiazzatura senza stile della saga dell’Enigmista con la E maiuscola. Quindi oggi parliamo di Claustrofobia, thriller del 2011 con qualche tocchetto horror di provenienza olandese. Un titolo che rivela praticamente tutto il finale, facendo saltare qualsiasi penosa suspense architettata disastrosamente, dopo un prologo che lascia poco spazio all’immaginazione ma che fa meravigliare per la demenza dei personaggi. Ed è solo l’inizio, pensate. Una pellicola sbagliata già dal titolo che non rende assolutamente l’idea della claustrofobia nelle ambientazioni e nelle atmosfere e che spoilera praticamente qualsiasi orribile colpo di scena. Come se King Kong fosse stato intitolato La morte dello Scimmione Gigante e un qualsiasi Final Destination fosse stato chiamato Alla fine muoiono tutti. Cominciamo bene..

La trama. Eva frequenta la scuola per diventare veterinaria ma non riesce a vivisezionare gli animali. Partendo dal presupposto che non capisco perchè un veterinario debba vivisezionare un animale sveglio senza nessuna anestesia a meno che non lavori in una azienda farmaceutica che testa medicine sugli animali, la ragazza è fuori corso da 3 anni. Ha un’amica, Cynthia, che la porta a ballare una sera. Nel locale incontrano Alex, il nuovo vicino di casa di Eva, la quale si è trasferita in un appartamento in un condominio nuovo. I tre tornano, al termine della serata, si recano a casa del ragazzo. Eva torna a casa stanca e si addormenta. Quando si sveglia, si ritrova legata ad un letto in una cantina fatiscente più o meno torturata da un uomo con la maschera antigas. Originalità saltami addosso.

Alé.

L’altro giorno camminavo per il centro della mia piccola città. C’era un mercatino di libri in una piazzetta di lì a poco. Perciò sono andato a vedere se trovavo qualcosa di buono da leggere in mezzo a libri vecchi, mal messi, impolverati ed edizioni ormai fuori commercio da decenni. Quando, ad un certo punto, trovo un libricino piccolo di poche pagine che si intitola “Manuale per l’Enigmista perfetto”, il quale contiene tutte le regole che un maniaco serial killer razionalmente psicopatico dovrebbe seguire per sterminare tutte le persone che vuole seguendo il suo piano e completandolo anche da morto.

Regola numero uno ovvero la regola che dice che ogni serial killer razionalmente instabile deve avere una degna origine. Togliamoci subito un peso e rivelo immediatamente che il cattivone con la maschera antigas è Alex, il vicino di casa di Eva. Ma perchè si comporta in questo modo? Semplice: era ancora un bambino quando venne rinchiuso da una bambinetta stronza in una cella frigorifera di un obitorio dove venne lasciato per tre giorni senza acqua e cibo. Scherzone!

“Vedi lì in fondo? Ecco, se vai lì c’è un livello bonus..”

Regola numero due ovvero la regola che dice che ogni maniaco pazzamente stabile deve avere un obiettivo da perseguire. Insomma, Alex c’è rimasto male. Provate voi a essere rinchiusi in una cella di un obitorio per tre giorni dalla bambinetta che vi piace e non avere nessun risentimento nei suoi confronti. Quindi scatta la vendetta. Il cattivone, dopo un anno in clinica per curare il suo trauma infantile (spoiler: invano) e dopo essere diventato adulto, rapisce la bambinetta stronza ormai cresciuta e la immobilizza a letto, paralizzandola iniettandole del veleno. Toh, così impari, brutta antipatica!

Regola numero tre ovvero la regola che dice che ogni assassino fuori di testa ma non troppo deve scegliere bene il luogo in cui rinchiudere le proprie vittime. E qui cominciamo la lunga e dolorosa discesa per cercare di capire che questa pellicola ha falle di sceneggiatura grandi come un cratere di meteorite. Alex rinchiude la povera Eva e la tiene in cantina. Cantina che ha pareti sottili facendo in modo che quando Eva urla si fa sentire immediatamente dal portiere, cantina che ha una porta che si apre anche dall’interno, cantina piena di tubi grazie ai quali, colpendoli, riesce a comunicare con il portiere all’esterno dell’appartamento (La Cara Oculta ringrazia). Un ambiente completamente sbagliato dal quale la ragazza riesce per ben due volte due a scappare, un ambiente che viene scoperto in due minuti due dal portiere dello stabile, che muore strangolato da un tubo da giardino, e da un detective, che indaga sulle sparizioni prima di essere strangolato da un iPad (storia vera) e che non riesce a comunicare con l’esterno chiamando con un cellulare in un luogo dove fino a cinque minuti cinque prima c’era campo ovunque. Cantina compresa. Perciò non mi sembra che la scelta dell’ambiente sia stata fatta in maniera così accurata.

La prossima volta porta le tue vittime qui, visto che ci sei.

Regola numero quattro ovvero la regola in cui un pazzoide omicida con un piano ben preciso deve avere un minimo di carisma, furbizia e intelligenza. Alex è un demente. Insomma, non mi ricordo di un cattivo con un piano del genere che sbaglia praticamente tutto quello che fa. Non ne prende una, poverino. Come detto precedentemente, in un’ora di film viene scoperto dal portiere e da un detective che vengono ammazzati in due scene diverse ma molto simili e molto ripetitive, Eva riesce a scappare per ben due volte anche qui in modalità estremamente ripetitive fino a quando la ragazza riesce ad uccidere il suo aguzzino con modalità demenziali. Inoltre, Alex dopo aver ucciso i due uomini, non li perquisisce e sbatte i corpi in cantina con la ragazza. Facendo così, Eva trova in una tasca del portiere un cellulare e in una tasca del poliziotto, un coltellino svizzero. Infine, Alex è uno, leggete bene, stagista assistente chirurgo ma riesce a operare persone e a trapiantare organi come se si trattasse di travasare caramelle da un contenitore all’altro. Fenomeno. Voglio un sequel. O un cartone animato.

Basta. Ci sarebbero tante altre regole ma non ho comprato il libro. Ho sfogliato solo le prime due pagine e perciò mi ricordavo solo queste. Insomma, abbiamo però capito che Claustrofobia è una pietà. Un filmetto mediocrissimo con una conclusione più telefonata del cucchiaio di Maicosuel contro lo Sporting Braga. Colpi di scena che rasentano lo zero, interpretazioni mediocri per non parlare degli stralci di colonna sonora rubati bellamente dal film dell’Enigmista e da un’altra pellicola che ora mi sfugge. Per concludere, questa è robaccia. L’Enigmista ti avrebbe bocciato all’esame, caro Alex.

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