Grazie per la facile comprensione. – “Beyond The Black Rainbow”

Lo so, ero sparito da un po’. No, tutto a posto, sto bene, grazie. Ho passato del tempo a chiedermi quale fosse un film adatto per proseguire degnamente la linea stilistica di questo cine-blog. Troppo tempo alla fine del quale sono giunto alla conclusione che qualsiasi pellicola potrebbe andare bene.

Perciò, andando in ordine alfabetico della mia cartella sul desktop nella mia ovvia videoteca formata da classici tutti in versione originale e soprattutto acquistati legalmente, è presente in prima posizione questo film che potrebbe essere tranquillamente posizionato in una stagione della mia rubrichina di buon successo “Non capisco ma mi adeguo”.

Ma sì, dai. Benvenuti al 

Film Bonus dell’Anno 2012 per la prima stagione di “Non capisco ma mia adeguo”!

Quello che sto per andare ad affrontare è un film senza infamia e senza lode. Parliamoci chiaro: è una delle tante pellicole filosofico-confusionale che si possono trovare in questi anni di crisi dell’originalità cinematografica. Ci si capisce a tratti, per altri un po’ meno ma alla fine si spegne il televisore senza porsi tanti dubbi e struggenti interrogativi perchè, sinceramente, l’arrivo dei titoli di coda rappresenta un sollievo per lo spettatore. Il classico film che “lo guardo perchè c’è l’ho e ormai…”. Oggi parliamo del confuso ma non troppo e originale ma non troppo Beyond The Black Rainbow, film canadese del 2010 fatto  uscire in patria nella notte del 31 dicembre sperando che la gente avesse di meglio da fare  a Capodanno invece che recarsi al cinema a dormire durante il conto alla rovescia per il brindisi. Purtroppo per Panos Cosmatos (chi?), ovvero il regista del film (aaah, ecco!), la Rete non dimentica. MAI. Perciò, diluito in circa due settimane, ho cercato di affrontare questa lentezza apocalittica accompagnata da una noia bestiale mista a due, dico due, effetti splatter decenti in croce.

La trama. C’è l’Arboria cioè un istituto che fa qualcosa circa i sogni che al momento ho scordato completamente e che accoglie dentro di sé una ragazza come paziente. Assistiamo a lunghissime sessioni di terapia tra questa ragazza, Elena, e il dottor Nyle. E via con chiacchere su chiacchere, parole su parole e frasi incomprensibili inutili al fine della trama su frasi incompr.. Insomma, ci siamo capiti. Il problema è che parla solo il dottor Nyle perchè la ragazza non fa uscire un singolo vocabolo dalla sua bocca. Perciò la parola d’ordine è monologhi. Tutto questo per la prima ora di film. Poi, ad un tratto, scopriamo che Nyle e una donna strana, grazie ad uno strano rapporto in cui centra una vasca piena di liquido sconosciuto in cui i due si immergono, se ricordo bene, hanno dato vita a quella ragazza che vive da anni dentro l’Arboria Institute. Esatto, quella che ci hanno mostrato per un’ora di film che rimaneva in silenzio mentre il dottore parlava. Dopo questo flashback (chiarificatore?), mister Nyle si trasforma in un mostraccio mutante e la povera Elena cerca di scappare dall’Arboria. Sì, le domande sono tante, lo so, che seguono un finale completamente accazzo e inadeguato per una pellicola di questa tipologia. Ma si sa, i finali sono difficili da scrivere e visto che ci sono stati tanti altri registi famosissimi e bravissimi che li hanno sbagliati e continuano a sbagliarli, non vedo perchè debba sgridare il povero Panos che ha tanto una faccia simpatica.

Cinque secondi al monologo.. Quattro.. Tre.. Due.. Uno.. Si salvi chi può.

Bah. Al contrario di quasi tutti gli utenti di IMDb.com che hanno lasciato un commento sulla pagina della pellicola, non sono stato così catturato da questa atmosfera che alcuni sembrano definire addirittura con un “David Lynch incontra Stanley Kubrick”. C’è la cacca e c’è il cioccolato, come dico spesso. E chiarendo che il cioccolato sono Kubrik e, a volte, Lynch, vi lascio intuire quale sia la cacca. Certo, c’è qualche buon momento ma la tensione è pressoché zero per non parlare dei colpi di scena che sono realizzati in maniera così, boh, disinteressata che non colpiscono in nessun modo lo spettatore che altro non sta pensando a cosa farà una volta che il film sarà finito. Oh, fatto tutto molto bene e con le classiche sequenze da cui non si cava un ragno dal buco in fatto di chiarezza espositiva razionale con momenti di buona inquietudine mista famigliarità di alcune figure. Cosa che il mio amico Freud potrebbe chiaramente spiegarvi citandovi qualche passo di uno dei suoi best seller ovvero “Il Perturbante”. Mamma mia, quante ne so. Non posso nemmeno giudicare la qualità della recitazione perchè

  • La ragazza, Elena, mugugna per tutto il film e non spiaccica una parola che una;
  • Il dottor Nyle bisbiglia per i primi 50 minuti e urla frasi principalmente sconnesse per i successivi 50.
  • Ci sono altri due personaggi nel film, una donna e un vecchio signore che è il vero capo dell’Arboria, ma compaiono per cinque minuti complessivi in due e perciò eviterò di citarli ulteriormente in questa pseudo recensione.

E così con la parte della qualità delle interpretazioni ho finito.

Ah, poi c’è anche questo. Non fate domande che non ho idea di chi sia.

Passiamo al finale. Elena esce dall’Arboria seguita dal mutante Nyle e arrivano in un campo in cui sono presenti due soggetti che non potrei definire in maniera differente se non con il termine idioti. I due idioti, ovviamente, rudi e campagnoli chiaccherano, ovviamente, del sesso in maniera, ovviamente, non propriamente forbita. Fino a quando uno dei due va a fare la pipì a, probabilmente, decine di kilometri di distanza dal focolare e viene ucciso dal mutante bianco cattivo. Prima muore colui che emette liquidi organici di colore generalmente giallastro e subito dopo decede anche il suo simpatico compagno di bevute. Rimasti soli, Nyle, vedendo che è già passata quasi un’ora dal suo ultimo monologo, decide di improvvisarne un’altro. Se non fosse che Elena lo spinge e gli fa sbattere la testa contro un sasso, uccidendolo. La ragazza cammina per i campi ed arriva in una città. Schermo nero. Titoli di coda. Ormai non mando nessuno a quel paese causa eccessiva abitudine a finale di codesto tipo. Se da un lato l’abitudine a vedere film cagosi è un male, posso giustificarmi dicendo che, dall’altro lato, quando vedo un bel film con un bel finale, posso rimanere sorpreso e meravigliato il doppio. Funziona come teoria, eh? Eh? EH?!

Concludendo questo strazio, questa pellicola è da consigliare solo agli appassionati del genere “non ci capisco un cazzo o ci capisco poco ma mi piace per questo”. Tipo me. Tutti gli altri stiano abbondantemente alla larga o rischierebbero di spegnere dopo cinque minuti. D’accordo, cinque sono troppi. Dopo due minuti. Vero, due minuti sono troppo pochi. Beh, allora fate quel diamine che vi pare, gentaglia. Io vi ho avvertito.

Non pensate troppo al senso della pellicola o le conseguenze mi sembrano chiare.

Annunci

2 pensieri su “Grazie per la facile comprensione. – “Beyond The Black Rainbow”

  1. Allora hai seguito il mio consiglio ;). Come pensavo anche a te non è dispiaciuto. Una follia senza senso ma alcune sequenzze sono degne di nota!

  2. Capolavoro ma per pochi.
    Il finale brutto ma talmente brutto che sembra fatto apposta per sputtanarsi.
    La colonna sonora meriterebbe un articolo a parte.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...