Finalmente contento. – “Grave Encounters 2”

Signori e signori, benvenuti alla “first review evah” in lingua italiana di Grave Encounters 2 o meglio, come noi lo conosciamo, del sequel di Esp Fenomeni Paranormali. Almeno credo sia la prima. Ho cercato su Google e non ho trovato altre recensioni. Nelle prime tre pagine. Perchè lo sanno tutti che dopo le prime pagine si trova di tutto tranne quello che si stava cercando. D’accordo, stiamo andando fuori tema. E, tranquilli, è solo un caso che una pseudo recensione di questo tipo sia su questo blog. Cioè?

Una pseudo recensione POSITIVA. Una ogni tanto può capitare, eh. Non montatevi troppo la testa.

C’è una grossissima fetta della popolazione mondiale degli spettatori che trova assolutamente ripugnante l’uso del found footage e odia quella marea di pellicole horror filmate totalmente con telecamere a mano che oggi escono a gruppi minimi di dieci al mese. E, indovinate un po’, talvolta fanno cagare tutti e dieci. Quindi come faccio ad andare contro a questa incredibile quantità di persone che quando si sono recate a vedere un buonissimo film dell’orrore come il mio caro amico Paranormal primo, sono uscite dalla sala urlando “Paranormal di ‘stacippa”? Così:

Grave Encounters 2 è bello. 

E quando si parla di bellezza…

Cerchiamo di analizzarlo seguendo le caratteristiche che un buon horror dovrebbe avere tanto per dimostrare che questo sequel è molto ben costruito e, a tratti, superiore al suo predecessore. Cosa che non è sempre scontata. Sì, Era Glaciale, sto parlando anche con te.

La trama. Alex è uno studente che, per il corso di cinema del suo college, deve realizzare un film e, a tempo perso, recensisce film su Youtube. Ma, nonostante abbia già scritto la propria sceneggiatura e continui a recensire continuamente film sulla rete, non è soddisfatto né del suo film né delle sue recensioni perchè, dal momento in cui ha preso visione del primo Grave Encounters è rimasto affascinato e attratto in tal modo da voler scoprire la verità che c’è dietro quella pellicola. Inizialmente i suoi amici gli danno del deficiente e gli consigliano più o meno affettuosamente di smettere di dire fesserie. Ma Alex è deciso e capisce che il film che vuole veramente realizzare è questo ovvero vuole dimostrare che gli avvenimenti accaduti nel primo film sono veritieri. Da quel momento, comincerà una caccia alla verità che porterà Alex e i suoi amici dentro al celebre manicomio di (biiiip). Perchè no, in tutta la pellicola non viene detto il vero nome del manicomio per aggiungere realismo e non spingere nessuno a recarsi laggiù davvero. Se non fosse che al termine compaiono per alcuni secondi dei numeri che altro non sono che le coordinate geografiche dell’ospedale psichiatrico. Ma sì, è un film e, dico la verità, tutto questo finto realismo non è male. Anzi.

Potrebbe essere una stupidaggine ma il tutto è veramente ben architettato con tanto di intervista alla madre di Lance Preston, il capo reporter del primo film, che malata di demenza crede che il figlio tornerà da un momento all’altro passando per quello che è uno dei momenti che mi è rimasto più impresso nel quale il produttore della rete, ovvero l’uomo che dichiara che tutti i fatti sono veri all’inizio del precedente Grave Encounters, ci mostra chi veramente sono i Vicious Brothers, ovvero i registi dell’originale e sceneggiatori del sequel, facendoci trovare due ragazzotti idioti che fanno le fotocopie e preparano il caffé negli uffici della casa di produzione. Questo e molto altro che far capire allo spettatore che tutto quello che è successo è vero grazie all’utilizzo di buone soluzioni di sceneggiatura che, sicuramente, conterrà più di una falla ma di cui, sinceramente, non mi sono accorto a causa di un buon grado di intrattenimento. Onde percui il grado di realismo e tutte le menate che potremmo riassumere nel termine “metacinema” sono elaborate in una forma più decente dei found footage degli ultimi anni.

Ma stiamo parlando di un horror quindi le cose più importanti che ci devono essere sarebbero spaventi e sangue. Per quanto mi riguarda, in questo ordine di importanza ma sono aperto a quasi ogni esperienza. Gli spaventi sono presenti anche, se a dire la verità, mi sono parsi meno rispetto alla pellicola precedente nonostante quelli che troviamo sono per la maggior parte realizzati ottimamente e con il classicissimo metodo del “Bubusettete”. Metodo che è una delle caratteristiche che distinguono i found footage dagli altri horror. Inoltre, i mostracci, anche se urlano CGI da ogni fotogramma, risultano accettabili nonostante l’effetto urlo con la bocca che si allunga è disponibile con pochi semplici passaggi con un qualsiasi Adobe AfterEffects. Ma va beh, che ci vogliamo fare.

Cantanti di opera lirica durante le prove.

Mentre il sangue, anche se non ce n’è si aspetta in grandi quantità, è presente in parecchie occasioni. Esatto, ho finito di parlare per quanto riguarda la violenza. Problemi?

Tutto questo e molto altro che non vi ho voluto svelare per lasciarvi la curiosità, per farvi recuperare questo horror carino in maniera autonoma e, soprattutto, per evitare di scrivere spaginate di roba causa troppa pigrizia dell’autore, ci porta ad un buon finale che, probabilmente, farà nascere meno sentimenti di odio del solito nei confronti degli sceneggiatori e del regista, in cui incontreremo di nuovo il nostro amichevole Lance Preston, il protagonista rimasto intrappolato nell’ospedale psichiatrico al termine del primo capitolo. Quindi non voglio suggerirvi altro: muovete il culo e guardatelo.

Diretto da Josh Poliquin, un signor Nessuno al primo lungometraggio cinematografico, che precedentemente ha lavorato anche nel cast tecnico di pellicole di grande calibro tipo… Supercuccioli a Natale? Va beh, hai fatto un buon lavoro Josh. Dimentichiamoci il passato che è meglio.

Concludendo questa pseudo recensione stranamente positiva in mezzo ad accozzaglie di film, nella migliore delle ipotesi, mediocri, mi sento di consigliare a tutti gli amanti dell’horror questa pellicola superiore alla media e notevolmente realizzata con ottima articolazione della trama e con buonissimi momenti di terrore tra i quali non si aggirano le solite macchiette idiote da film dell’orrore che deambulano per lo schermo solo in attesa di morire male. D’accordo, qualche macchietta forse c’è ma solo una o due massimo, dai. Eccheccavolo. Per punizione, il prossimo sarà un film brutto brutto, così imparate a contraddirmi.

PS: Per ultimissima cosa un paio di calcoli. L’ospedale psichiatrico è chiuso sicuramente da più di 30 anni. Il giocattolo (nell’immagine sotto), che compare nel film, l’ho avuto anche io da piccolo comprato appena uscito ovvero massimo 10 anni fa. Toh, esagerando 15 anni fa. I conti non tornano ma apprezziamo lo sforzo complessivo.

Ma non immaginate con che voce da bambino ho urlato “Eeeeeh! Ma quello ce l’ho anche io in garage!”. Le gioie della vita, eh.

 

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