Toh, un film sugli esorcismi! – “The Possession”

Ciao, sono Sam Raimi. Piacere Sam, io sono Ole Bornedal. Piacere, Ole. Ascolta Sam, ti ho chiamato perchè volevo chiederti se mi producevi un film. No. Ma è un horror. No. Ma è un film sugli esorcismi. No. Ma non sempre i soliti esorcismi, eh. Il demone è ebreo, dimmi se non è una novità questa. No, Ole. Ma guarda che prendo anche una bambina vegana per far vedere che questo è un film moderno. Ole, smettila, ho detto no. E comunque, Sam, ti daremmo un sacco di soldi e i tuoi guadagni sui diritti sarebbero notevoli.

Dove devo firmare, Ole?

Oh, era proprio un sacco di tempo che non usciva una pellicola sugli esorcismi, eh! Mamma mia. Non è passato un momento in cui smettessi di domandarmi incessantemente se l’industria hollywoodiana si fosse dimenticata di questo fantastico genere horror che negli ultimi anni ci ha regalato capolavori tipo… Tipo… Va beh, evidentemente sono stato ascoltato e i mesi di costante angoscia sono finalmente terminati. Esce al cinema The Possession, film di quest’anno diretto da Ole Bornedal e prodotto, insieme ad altre millemila persone, da Sam Raimi. Ora, di Ole Bornedal si sa poco e nulla se non che è un regista danese e nel 1993 ha diretto un film, di cui purtroppo non riesco a trovarne la trama, che si intitola Masturbator mentre di Sam Raimi si sa già tutto tranne quanto abbia preso per aver acconsentito a mettere il suo nome sulla locandina di questa roba. Voglio solo precisare che tutto quello che scrivo è una super pseudo recensione a caldo considerando che sono uscito dal cinema meno di un’ora fa. No, esatto, non ho nulla da fare. E’ l’una e trentasette minuti e tutto va bene.

La trama. Clyde e Stephanie hanno divorziato da poco e le bambine, la vegana Emma e la ballerina Hannah, vivono dal padre solo il fine settimana. Durante la loro permanenza si imbattono in un mercatino da classica periferia americana in cui Emma acquista una scatola di legno impossibile da aprire e con misteriose scritte in ebraico invece di comprare bambole o pupazzi come una bambina della sua età dovrebbe normalmente fare. Fatto sta che Hannah riesce ad aprire la scatola e comincia la lunga (?) discesa verso il terrore (??) e l’incredibile finale mozzafiato (???).

Tutto apposto.

Le mie ultime due esperienze con gli esorcismi cinematografici sono stati L’Ultimo Esorcismo e The Devil Inside. Ovvero due merde spiaccicate che più brutte di così si muore. Zero originalità, zero spaventi e soprattutto una sceneggiatura scritta con il culo. Perciò, andando ovviamente per punti, cerchiamo di capire insieme al regista del film se questo The Possession riesce ad alzare di almeno un pochino l’asticella qualitativa del cinema esorcistico. Si dice così, no?

L’originalità. Ciao a tutti. Sì, sono Ole, il regista. Ho realizzato questo modernissimo e originalissimo film sulle possessioni e sono proprio contento di come è venuto. Ho voluto immergere questa problematica religiosa che affligge, ogni singolo giorno, la società contemporanea, in un contesto moderno e al passo coi tempi mostrando, oltre all’evoluzione del nucleo familiare in situazioni quotidiane quali esorcismi effettuati da figli ribelli dei rabbini, quali sono i pericoli del passato che possono essere risolti solo con l’unione, la forza e l’amore di una famiglia e di nostro Signore potentissimo e illustrissimo e magnificente e onnipresente. Sia lodato nostro Signore. Il nostro Signore ebraico, sia chiaro, eh. Perchè, certo, ho voluto realizzare una pellicola originale trattando il tema delle possessioni nella religione ebraica, problema che colpisce, ogni singolo giorno, la società contemporanea. Mi sono reso conto che i demoni e il tradizionale Diavolo avevano, come diciamo noi del settore in gergo tecnico, scassato la minchia, perciò mi sono detto “Come posso fare una pellicola originale sugli esorcismi?”. E poi, niente, mi è venuto il lampo di genio. Tra l’altro sto già lavorando a qualche sequel, ditemi che ne pensate. Allora un demone buddhista che esce da un giardino zen tenuto male. No, vero? Oppure uno spirito maligno musulmano che soggiorna in un Corano con le pagine stropicciate. Bah, nemmeno questo mi convince. Ci sono, una malvagia entità induista che vive nel ventre di una mucca costipata. Perfetto, con questo farò il botto al cinema nel duemila e mai.

Gli spaventi. Ciao, sono sempre io, Ole. Ho cercato di realizzare una pellicola sugli esorcismi ebraici perchè ho pensato fosse un buon terreno per piazzare qualche buon sano momento di puro terrore . L’ho solo pensato però. Cioè, c’ho messo qualcosina ma non tutto quello che avrei voluto. Insomma, di tutti gli appunti che mi ero fatto sui tovagliolini di carta del bar di fronte a casa ne avrò usati sì e no un paio. Però quelli che ho messo sono fighi, eh. Sono così fighi che ho voluto metterli tutti subito nel trailer di due minuti e mezzo che, praticamente, riassume tutto il film senza il finale che ho scritto in auto mentre stavo andando sul set per girarlo. Ero lì con il foglietto sul volante che guidavo quando mi sono detto “Oh, speriamo che non mi becchi un tir in una fiancata mentre sto scrivendo” e così mi è venuto il lampo di genio. Non sarò incredibile? Insomma, che possibilità c’è di farsi venire un’idea così fenomenale mentre si guida? Va beh, di che parlavo? Ah sì, gli spaventi. Dai, qualcosina c’è. Tipo due o tre. Ok, massimo quattro. Però mi sono tenuto tutte le idee per il sequel, eh. Come dite? Non mi fanno fare il sequel?

Sceneggiatura scritta con il culo. Ancora ciao. Sono sempre Ole, il vostro regista. Mi dispiace ma in questa sezione devo dissentire con il supremo capo del blog. Insomma, ho dedicato anima e corpo alla sceneggiatura di questa pellicola. Mi sono svegliato la mattina, ho fatto colazione, mi sono vestito, sono andato in edicola e ho letto sul giornale un articolo interessante dal quale, per me, si poteva trarre un bel film horror. Poi ho chiamato altri due per scrivere la sceneggiatura. E’ stato faticoso per me, eh. L’edicola mica è attaccata a casa. Poi da quando ho disdetto l’abbonamento mi tocca sempre farmela a piedi fino a là. E, pensate, a volte mi alzo pure prestissimo, tipo mezzogiorno, ma, chissà perchè, i giornali sono già finiti. Quindi spesso faccio pure un giro a vuoto. Bah. Certo c’è qualche buco nella sceneggiatura ma quella non l’ho scritta tutta io. Mi potreste chiedere che cazzo centrano le falene che compaiono mille volte ed entrano e escono dalla bocca dei protagonisti da vive o da morte. Oppure potreste chiedermi che centra l’intera sequenza in cui, forse, un procione entra in casa e svaligia il frigo salvo poi per fuggire dalla porticina del cane. Procione che nemmeno si vede, eh. Io mica li voglio attaccati al culo mentre giro quelli delle associazioni animaliste quindi mica uso dei procioni veri. E così ho risolto il problema. Potreste chiedermi perchè ho girato un finale così brutto quanto insipido e scontato ma il problema è che non lo so. Ci serviva un finale, c’è venuto in mente quello e lo abbiamo girato. Se ci veniva un finale in cui il demone scappava alle Bahamas per aprire una piadineria sulla spiaggia probabilmente l’avremmo girato. Cavolo, che idea! Ma come faccio a sfornare continuamente proposte geniali?

Insomma, The Possession è un horror discreto. Molto discreto. Così discreto che dopo poco più di un’ora le uniche cose che mi ricordo è un procione che non si vede, una mano che esce dalla bocca che è raffigurata anche nella locandina e il tir che sbatte contro l’auto del figlio ribelle del rabbino nel finale. Poco altro. Certo, mi ricordo tutto questo insieme ad una infinità di imprecisioni e falle logiche che non fanno altro che prendere questa pellicola sputarci sopra e destinarla ad un inevitabile deludentissimo mercato home video. Falle logiche tipo interi piani deserti di ospedali senza nemmeno un minimo di sorveglianza, tipo il prologo tanto incomprensibile quanto inutile, tipo le falene che non si capisce che accidenti ci azzecchino e tipo la classica ricerca sul web con la quale, in meno di un minuto, il padre delle bambine impara ad effettuare un esorcismo ebraico. Beh, dopo questo chapeau. I suoi momenti spaventerelli ci sono ma sono pochissimi e, spesso, buttati alla cazzo. Le interpretazioni, tranne quella notevole della figlia vegana posseduta, sono assolutamente nella media. Inoltre la storia della scatola ebraica contieni spirito maligno è molto più chiara e spiegata meglio nella pagina Ebay della presunta vera dybbuk box che in tutto l’arco del film.

Giunto a questo punto non mi resta che provare a cercare la morale in un film del genere. Dev’essere.. che andare all’ospedale di notte per fare esorcismi è pericoloso perchè non c’è nessuno. No, non ci siamo. Allora la morale è che le porte per i cani devono essere piccole o ci passano anche orsi grizzly. Nemmeno. Ci sono! Che alle bambine è molto meglio comprare bambole e peluche che farle giocare con falene morte e denti staccati. Uffa, non va bene. La morale di The Possession è che essere vegani fa male perchè sei a rischio possessione da parte di demoni ebraici. Sì, dev’essere questa.

Mangia pure verdure che sei a rischio possessione.

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