La morte della sceneggiatura. – “Burning Bright”

Il cinema, sin dall’inizio della sua storia, è stato adoperato, in maniera sempre più crescente, per raccontare storie. Storie struggenti, emozionanti, terrificanti e chi più ne ha, più ne metta. Usualmente le storie in un film vengono sorrette da sceneggiature ovvero elaborati scritti su fogli di carta A4 in cui si cerca di raccontare una vicenda più o meno nuova usando delle giuste misure quando si parla di svolgimento di essa.

Decenni e decenni di pseudo evoluzione sprecata nel campo delle sceneggiature per poi resettare tutti i progressi fatti con questa terrificante pellicola. E terrificante non nel senso che provoca spaventi.

Oggi parliamo di Burning Bright, una pellicola del 2010 dello sconosciuto Carlos Brooks. Una pellicola a cui hanno lavorato 5 (CINQUE) persone tra soggetto e sceneggiatura per realizzare un’ora e 17 minuti in cui si parla tipo quattro volte, si ripetono le stesse frasi quelle volte in cui si parla e, soprattutto, non succede assolutamente nulla. In questo film è presente, come attrice principale, Briana Evigan ovvero la ragazza protagonista in Step Up 3, pellicola che usualmente non si basa sulle straordinarie capacità recitative degli attori. Anche se in questo caso, la cara Briana non sfigura e realizza una prestazione nella media, non si riesce a salvare nient’altro in questo letamaio. Ma, come sempre, andiamo per gradi.

La trama. Briana sta andando al college e quindi, decide di mandare il suo fratellino autistico in un istituto in cui potranno prendersi cura di lui durante la sua assenza. Se non fosse che il patrigno ha ritirato tutti soldi della figliastra dal suo conto corrente per comprarsi una tigre. Una stracazzo di tigre. Per realizzare uno zoo safari in uno di quei classici paesini merdosi del centro degli Stati Uniti in cui il massimo che si può trovare è un bar, una pompa di benzina e un motel con le cameriere messicane. Perciò, piuttosto incazzata, Briana e il fratellino ritornano a casa, facendo ritardare ulteriormente l’ingresso al college della sorella. Ma, attenzione, colpone di scena: sta arrivando un uragano e quindi le finestre e le porte vengono sbarrate. E quando i due fratelli si sveglieranno dal riposino pomeridiano si accorgeranno di essere stati chiusi dentro casa con la tigre in libertà. Macheccazz…

E’ una continua ricerca di situazioni sempre più demenziali. Sembra che gli autori della sceneggiatura si siano riuniti per scriverla, cercando di superare per assurdità e inverosimiglianza qualsiasi proposta che veniva fatta. “Uragano!” “Tigre in libertà dentro casa!” “Tigre che sfonda le pareti a testate!” “Briana che trova una pistola a tamburo con quattro proiettili e quando è il momento di sparare il caricatore è ovviamente sull’unico buco in cui non è presente la pallottola provocando solo un clic che richiama l’attenzione della tigre!” E via così.

SPOILER: click

La tigre. La tigre merita un capitolo a parte. La poveretta viene venduta perchè ha sbranato qualche animale nel circo in cui si trovava. Poi viene sbattuta in una gabbia al buio. Poi viene buttata in un territorio sconosciuto in cui trova fratello e sorella con comportamenti sempre più stupidi che la vogliono fare fuori. Insomma, io tifavo per la tigre. Gli umani gli hanno rotto terribilmente le palle e ha ragione, accidenti. Nonostante questo, bisogna però dire che questa tigre è di una lentezza disumana: Briana riesce a fuggire tutte le volte che viene inseguita, il massimo che rimedia è un graffio sulla gamba. Il bambino passa camminando davanti all’animale per un’infinità di volte e non viene mai preso. Quindi molto probabilmente questa tigre sarebbe chiaramente morta nel suo ambiente naturale a meno che avesse cominciato a nutrirsi di lumache, tartarughe e piantine. Per poi arrivare ad un finale terribile con la tigre che diventa quasi umana e un’infinità di avvenimenti che lo spettatore vorrebbero che si verificassero mentre, sintetizzando, non succede assolutamente nulla. Se non Briana scappa, Briana cerca il fratellino, Briana colpisce la tigre che si incazza poi ricominciare la frase per proseguire il film.

Le situazioni in cui si trovano i personaggi sono architettate malissimo. Briana non riesce ad usare un telefono, trova una pistola con proiettili contati che spara a caso mentre scappa dalla tigre, crea una torcia con alcool e asciugamano del bagno per NON usarla e, soprattutto, la prima volta che riesce ad uscire dalla casa, lascia il proprio fratellino autistico dentro che guarda la tv alla mercé della tigre. Ma che cavolo di sorella sei?! Arrivati però a questo punto, molti di voi (forse) si saranno chiesti: “Che accidenti ci fa la tigre dentro casa?!” Reggetevi forte. La tigre è stata messa dentro casa dal patrigno che vuole intascare i soldi del testamento della moglie morta, lasciati ai figli naturali ovvero Briana e fratello. Il padre è un demente. Considerando però che il padre è lo stesso che interpreta il padre imbecille di Jimmy in Aiutami Hope, telefilm comico su Fox, il cerchio si chiude e tutto torna. Questa giustificazione è una totale arrampicata sugli specchi inutile per dare una conclusione a questa inutilità di ora e venti fatta a film. Una merda, insomma.

Fuochino… Fuochetto… Fuocofuocofuoco!

Il finale. Una tigre che per un’ora e 16 minuti mostra tutta la sua ferocia animalesca da (in questo caso, lentissimo) predatore si trasforma in un personaggio qualsiasi dei cartoni della Warner con Bugs Bunny e Duffy Duck, acquisendo una umanità e una capacità di trasmettere i suoi pensieri con solo uno sguardo. L’uragano è terminato e il patrigno torna in casa per vedere se la tigre ha fatto il suo dovere uccidendo i figliastri per intascare l’eredità. Ovviamente li trova vivi. Seguono alcuni interminabili secondi di sguardi increduli con occhi strabuzzanti da parte del padre e ad un tratto BUM! arriva la tigre che si mangia il padre, girandosi per un momento verso i ragazzi, facendo capire che devono andarsene perchè ormai il cattivone è stato punito, il male sconfitto, l’anello distrutto e la Morte Nera è stata fatta esplodere. Briana e fratellino escono di casa. Fine del film. E cominci a chiederti come ha fatto la tigre ad arrivare così di soppiatto per mangiarsi il padre quando per tutto il film si sentono i suoi movimenti da un piano della casa all’altro. Va beh, basta non voglio più pensare a nulla. Lo elimino immediatamente dal mio computer.

Bah. Un film veramente bruttino e deludente dal produttore di Hard Candy come prova che non basta aver prodotto una pellicola abbastanza decente per evitare le possibili pestate di merda future in campo cinematografico. Un film realizzato tanto per far girare un po’ l’economia del mercato home video e per dare da lavorare ad un po’ di gente in questi momenti di crisi. Se le finalità sono queste, allora ritiro le mie critiche.

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