Viva Coraline, Wallace e Gromit – “Frankenweenie”

frankenweenie-posterSta passando un’eternità da una pseudo recensione all’altra, lo so. Ma che vi posso dire? Capita. Ci sono momenti in cui si è più ispirati a scrivere, altri momenti in cui lo si è meno , altri ancora in cui si ha voglia di fare di tutto tranne che di scrivere e infine quegli attimi in cui ti ritorna improvvisamente quella voglia di sputare fuori tutto quello che si pensa perchè giunti al classico momento “Goccia che fa traboccare il vaso”.

Oggi parliamo di quel capolavoro di originalità che è Frankenweenie, ultima fatica pellicola di Tim “a me personalmente hai rotto le palle” Burton.

Ma facciamo un piccolo passo indietro. E’ il 2010 e il caro Tim decide di affrontare uno dei romanzi più o meno per bambini più famosi di sempre per la sua nuova opera cinematografica. Esce Alice in Wonderland. “Oh, che capolavoro” “Oh, guarda che colori” “Oh, guarda che stile” Ma, sinceramente, viene fuori una pellicola assolutamente mediocre  con sceneggiatura scialba e male elaborata che si salva solamente grazie ai tecnici della computer grafica, che svolgono un lavoro eccellente nelle scenografie, e ai costumisti. Comunque grande successo e allora la Disney dà carta bianca al caro Tim per il progetto successivo. Ovvero la trasposizione cinematografica dell’omonimo serial tv, Dark Shadows con l’ennesimo Johnny Depp nell’ennesima parte camuffata.

Qui mi sento in dovere di aprire una parentesi. Johnny, io ti ho voluto bene. Insomma, il primo Pirati dei Caraibi era carino, il secondo anche, ne La Fabbrica di Cioccolato andavi bene e in Sweeney Todd anche. Ma, e te lo dico con il cuore, hai rotto le palle con questi ruoli. D’accordo sei bravo ma questo tuo continuo iper-mascheramento dei tuoi personaggi dal comportamente ultra-macchiettistico ha ormai stancato e ciò non vuol sempre dire che tu sia un buon attore che riesce ad affrontare ruoli diversi. Sono solo diverse sfumature. Non a caso, sfogliando la sua filmografia, durante gli ultimi tre o quattro anni o non ha fatto quasi nulla o non ha fatto altro che praticamente film di merda. Scusatemi tanto, fan di Johnny e di Tim. Ma torniamo a noi.

Dark Shadows mostra una piccola crisi nella carriera creativa del nostro caro Tim. Il film ha un buon successo ma la critica stronca la pellicola e, guardando il film al cinema, la stronco pure io. Trama eccessivamente ripetitiva e priva di grandi avvenimenti, sceneggiatura che si dilunga troppo, colpo di scena finale imbarazzante e sviluppo dei personaggi quanto in un episodio di Bob Aggiustatutto. Insomma, pure il caro Tim capisce che con il suo ultimo lavoro ha pestato un po’ una cacca e allora decide di tornare alle origini. E scavando nel proprio passato, decide di ricominciare la sua crescita artistica.

"Crescita artistica" su Google.

“Crescita artistica” su Google.

Il primo approccio a Frankenweenie, Tim lo ha nel 1984 quando realizza un corto con la stessa storia. Corto carino, niente da dire. Nel 2012 decide di ritirare fuori la storia e di realizzare un cartone animato in stop motion, alla Coraline e alla Wallace e Gromit, largamente ispirato alla storia di Frankenstein. Con risultati, almeno per me, piuttosto scarsi.

La trama. Victor abita insieme ai suoi genitori a New Holland, un classico paesino felice di periferia in America. Egli possiede un cane, Sparky, che lo accompagna come un amico fedele durante le proprie giornate considerando che Victor non ha amici. I due sono inseparabili fino a quando Sparky, in seguito ad un incidente, muore. Il ragazzo, distrutto dalla morte del caro amico canino, non riesce ad andare avanti. Quindi decide di riportarlo in vita. Ma viene scoperto da alcuni propri compagni di classe che tentano di riportare in vita i propri animali domestici con disastrose conseguenze. Il tutto in bianco e nero e in 3D.

Ora, andando per punti, cerchiamo di capire quali sono i pro (pochi) e i contro (tanti) che ha questa pellicola per essere così criticata dal sottoscritto. Ripeto: queste sono opinioni personali che però non credo si allontanino di molto dalla realtà dei fatti. Quindi, tutti voi TimBurt-iani TimBurt-esi TimBurt-oni fan di Tim Burton, non rompete le palle. Non troppo, almeno.

I pro:

Il bianco e nero. Non è una idea malvagia e quell’atmosfera di horror old-style si (parzialmente) respira.

Il cane, Sparky. E’ carino e ha degli occhioni dolci dolci.

La tartaruga gigante, Shelley. E’ grande, ricorda Godzilla e… Niente, mi piaceva.

FRANKENWEENIE

La questione delle scimmie d’acqua. Uno dei compagni di classe dementi di Victor decide di rianimare delle scimmie d’acqua. Quelle che si vedono che si trovano nei sacchetti in un buon 5% dei telefilm/cartoni americani per bambini. Il ragazzino le butta in piscina, vengono rianimate e risalgono dall’acqua con grande malvagità in puro Gremlin-style.

Frankenweenie_seamonsters

Il 3D. Nonostante abbia visto questa pellicola in 2D, è facile accorgersi che ci sono dei veri e propri momenti in cui la terza dimensione fa da protagonista con robe che vengono sparate in faccia allo spettatore. Inoltre il bianco e nero aiuta. Peccato ma 10 euro e mezzo per rivederlo in 3D, io a Tim non glieli do.

I contro:

Il bianco e nero. Parliamoci chiaro. Siamo in un’epoca in cui ormai tornare al bianco e nero fa figo. Tutto questo citazionismo e questo ritorno alle origini del cinema è sempre più di moda. Quindi il realizzare la pellicola in bianco e nero non è che poi sia tutta questa originalità, anzi.

Il cane, Sparky. D’accordo, bello, simpatico e pure coccoloso. Ma basare tutti i momenti empatici del film, soprattutto la prima mezz’ora, sugli occhioni dolci dolci del cane del protagonista non mi sembra un gesto all’altezza del caro Tim. La parte di me che ha un cane si è fatta coinvolgere ma l’altra parte di me, quella che cercava di rimanere oggettiva, l’ha trovato un sotterfugio al pari con quello di Magic Mike. Poi forse sarò insensibile ma le cose che mi emozionano appartengono alla stessa categoria di Chuck Norris che fa le battute sui morsi dei serpenti.

Ma non sarà dolcioso????

Ma non sarà dolcioso????

La storia. E’ Frankenstein. Per la prima ora e per la maggior parte delle scene più importanti non cambia di una virgola. Il protagonista si chiama Victor Frankenstein. Sparky, una volta fatto ritornare in vita, è cucito, formato da pezze e ha due grosse viti all’altezza del collo come Frankenstein. Il procedimento con cui Victor resuscita il proprio cane è identico al primo Frankenstein, quello con Boris Karloff. La folla inferocita che insegue “il mostro” verso il mulino a vento per poi dargli fuoco è identico in Frankenstein. E queste sono solo quelle più evidenti. Insomma, se mi si vende la cosa come un Frankenstein per bambini mi va bene, se volete dirmi che questo è un’operazione nostalgica verso il cinema classico hollywoodiano con piccole citazioni, beh, io non ci sto. Coraline e la porta magica, film in stop motion del 2009, non ha nulla da invidiare a questo film, anzi, le atmosfere sono nettamente migliori, l’originalità è superiore e, addirittura, le scene di tensione sono realizzate in maniera molto più efficaci. Non ci siamo, no.

Il percorso narrativo e il finale. In fondo è un film per bambini perciò finisce bene. Quindi quelli che sperano in un finale diverso e originale saranno delusi. Come in molti altri momenti del film. Gli avvenimenti sono spesso telefonati, si riesca ad intuirli ancor prima che accadano e si assiste al loro svolgimento senza alcun sussulto. I colpi di scena, come si può capire dalla mia affermazione precedente, sono quasi nulli.

Cercando di concludere e tirando un po’ le fila del discorso, mi sento di dire che questa è un’opera fin troppo citazionista senza una vera anima, che cerca continuamente di omaggiare un’epoca, un cinema che ormai non c’è più, risultando alla lunga fastidioso e poco originale. La storia di Frankenstein viene rivisitata attraverso qualche piccola variante per bambini con il magnifico stile dello stop motion sul quale non ho nulla da ridire circa la sua bellezza. Ma si assiste ad una pellicola priva di originalità e di inventiva che inserisce personaggi stereotipati e ben poco approfonditi, riuscendo solo a creare un minimo di atmosfera nostalgica senza però arrivare mai al punto. Ora, caro Tim, però devi spiegarci a che punto volevi arrivare.

Piuttosto mi riguarderei Coraline.

Ciao Tim. Alla prossima.

Ciao Tim. Alla prossima.

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