Requiem – “Sadako 3D”

Sadako-3D-2012-Movie-PosterCari amiche e cari amici. Siamo riuniti oggi per un momento molto triste. Sembrava ieri che ci facevamo spaventare da lei. Eh sì, era proprio un bella storia horror. Era originale, era innovativa per l’epoca e c’erano parecchi momenti di tensione ben costruiti. Ha tentato di replicare il proprio successo facendola purtroppo, come si dice in gergo, fuori dal vasino. Ma, si sa, mica tutte le ciambelle escono con il buco. Ma finalmente sembrava avesse trovato la tranquillità. Nessuno le dava più fastidio, ormai. Tranne qualche regista impedito che ogni tanto ne saltava fuori riempiendo i propri film con citazioni su citazioni, rovinandola. Ma era riuscita a resistere. Perchè lei era forte. Ed era sopravvissuta a tanto senza invecchiare un secondo.

Ma nel tardo 2012 non ce l’ha più fatta e si è arresa. Un minuto di silenzio per la saga di The Ring che ufficialmente va a farsi benedire con questo ultimo capitolo ovvero Sadako 3D.

Personalmente, ero molto eccitato quando ho scoperto che sarebbe uscito un nuovo sequel della celebre bambina assassina che uccide tramite videocassetta. Personalmente, amo i sequel di film horror. Specialmente quando comincia a raggiugere una cifra dal tre in poi. A patto che me li realizzi con un minimo di cura. Devi farmi respirare l’aria dei capitoli precedenti. Devi farmi capire che siamo sempre all’interno dello stesso mondo. E non puoi fottertene, distruggendo le regole che erano state istituite in quattro libri, in otto film (quattro della serie originale, un film per la televisione, due remake – americano e coreano – e un sequel del remake americano) e in due serie televisive. Invece no. Arriva Tsutomu Hanabusa, fa il fenomeno e manda tutto a puttane. Come se gli horror asiatici degli ultimi anni fossero così strepitosi da potersi permettere una cagata una tantum.

Tu non hai capito un cazzo.

Tu non hai capito un cazzo.

La trama. In città, tredici anni dopo gli avvenimenti originali (secondo Wikiwiki), cominciano ad accadere strani suicidi. Il denominatore comune è che tutte le persone stavano guardando un video prima di morire. Il detective Koiso e il suo assistente indagano e credono che ci sia qualche collegamento con il recente suicidio di un noto pittore (credo) di nome  Kashiwada. Intanto, in una scuola della città, Ayane, insegnante, comincia ad indagare su questo presunto video maledetto che avrebbe ucciso una sua studentessa. E da quel momento in poi è un guazzabuglio di pagine internet con il famoso Errore 404, sfondi con la collina verde di Windows, iPhone che catturano persone, capelli usati come tentacoli e eserciti di mostriciattoli Sadak-osi che camminano come ragni anche se hanno solo due gambe.

Per quali motivi il film originale era un buon horror? Per prima cosa, la pellicola sguazzava in atmosfere cupe in cui avvenivano cose strane ma non troppo. Non si cercava di strafare, di mostrare l’impossibile e, soprattutto, non si utilizzavano troppi effetti digitali. La tensione era palpabile ed era questo il vero terrore. I momenti bubusettete non erano troppo abusati e la storia era buona, sorretta da una sceneggiatura ben scritta che imponeva le proprie regole nella saga. Poche ma semplici:

– Videocassetta con il video maledetto. Se la guardi, sette giorni dopo muori.

– Una volta terminata la visione del filmato stregato, ricevevi una chiamata.

– Per salvarti, dovevi duplicare la cassetta e mostrare l’originale a qualcun altro.

– Sadako “abita” in un pozzo.

Tutto qui. Anzi, non proprio tutto qui ma queste sono le cose più importanti da rispettare nel caso ti salti in mente di realizzare un sequel. Evidentemente il grande Hanabusa, regista di questo immenso capolavoro cinematografico contemporaneo, o ha perso il post-it su cui erano scritte queste poche cose o se n’è allegramente sbattuto. Io voto per la seconda. Perchè tutto in questo ultimo capitolo è quotato solo ad aumentare la spettacolarità della saga e la tensione serve solo a prepararti al sicuro momento bubusettete che sta arrivando nel giro di pochi secondi. Quindi in questa pellicola:

– Della videocassetta non parliamone nemmeno che ci sono i dvd, i BluRay e i filmati in streaming. E se guardi il filmato, muori dopo nemmeno cinque minuti. Bam.

– Appena termini di guardare il filmato non ricevi nessuna telefonata. Nessuno ti avvisa che stai per morire. Le bambine assassine di oggi sono sempre più pigre.

– Nel caso tu stia pensando di elaborare uno stratagemma per salvarti la vita, puoi tranquillamente fermarti. Perchè non esiste. O almeno esiste se hai il potere di fare esplodere vetri e creature mostruose a suon di urla. Tranquilli, a questo ci arriviamo tra poco.

– Il pozzo viene mostrato per cinque minuti tanto per far capire che, sì, questo è un sequel del Ring originale. Inoltre, anche se Sadako è stata già sconfitta e il suo corpo distrutto (questo non lo ricordo ma lo dicono, credo), la mente della bambina è comunque rimasta all’interno del pozzo. E cerca un corpo per reincarnarsi. Dal pozzo escono solo delle farfalline nere che attaccano la gente. Sì, avete letto bene.

Beh, potrei fermarmi già qui. Penso che un estimatore qualsiasi della pellicola originale stia già storcendo il naso dalla prima riga di questo elenco. Ma le novità e le meraviglie non finiscono mica. Nossignore.

E ringrazia che ho la connessione veloce altrimenti venivi fuori con una falange alla volta.

E ringrazia che ho la connessione veloce altrimenti venivi fuori una falange alla volta.

D’altronde come si potrebbe dare un seguito ad una storia che si basa su apparecchiature tecnologiche ormai vecchie? Si porta tutto su computer. Il video, prima, viene trasmesso live in streaming attraverso un canale on line e, successivamente, viene ricercato su internet da alunni dementi con scarsi tentativi. Ovvero, per la prima mezz’ora di film, scorrono ripetutamente mille pagine dello stesso motore di ricerca e si clicca sempre sullo stesso link che produce sempre lo stesso risultato.

Captura de pantalla 2012-10-18 a las 11.25.05

Questo.

Ma le novità più eclatanti e più orribili sono tre: le motivazioni di questa nuova strage informatica, il nuovo video maledetto e un finale osceno. Tutto rigorosamente con il meraviglioso filtro bluastro che tanto ci ha rotto le palle.

Le motivazioni di questa strage informatica. Sono demenziali. Ricordate il giovane pittore Kashiwada (credo) suicidatosi da poco che avevo citato inizialmente. Salta fuori che, dopo essere stato pesantemente insultato e messo alla gogna su internet a causa delle sue opere d’arte, si incazza con l’umanità e quindi decide di vendicarsi sui critici/popolazione mondiale/umanità, riportando in vita Sadako, gettando corpi di giovani donne more con capelli lunghi dentro il pozzo della bambina affinché possa prendere possesso dei corpi e vivere di nuovo.  La falla nel piano di Kashiwada viene a galla immediatamente perchè, nel momento in cui Sadako torna in vita, si reca subito ad ucciderlo. Genio.

Il nuovo video maledetto. E’ una autentica merda. Troviamo Kashiwada che farnetica frasi sconnesse fino a quando dice che Sadako sta tornando. E Sadako torna. Infatti arriva, lo strangola ed esce dal televisore. Niente più pozzo, niente più camminata inquietante, niente più tensione. Tutto qui. Una vera cagata. Nessun momento di terrore.

Benvenuti a Uomini e Donne.

Benvenuti a Uomini e Donne.

Il finale osceno. Ayane, l’insegnante, e Koiso, il detective, si recano dal pozzo di Sadako per finirla una volta per tutte e per salvare il migliore amico ragazzo boh di Ayane che è stato risucchiato da Sadako dentro ad uno schermo pubblicitario posizionato su un camion. Con i suoi capelli-tentacoli. Va beh. Arrivati, Koiso muore subito e viene assalito da tante farfalline nere che escono dal pozzo e che formano una miriade di mostri con arti inferiori improponibili e gli ovvi capelli neri lunghi. Ayane, con mosse da ninja/samurai/TigreeilDragone e simili ne stende un paio e distrugge i restanti con un “urlo supersonico”.

Mosse tipo così che ogni studentessa normale sa fare.

Mosse tipo così.

Successivamente, la Sadako vera e propria assale Ayane e la porta nel suo mondo (virtuale? ormai non ci sto più dietro, ragazzi) facendole trapassare un iPhone. La bambina malefica le dice che loro due sono simili e si scopre che Ayane è un’altra che ha dei poteri strani come aveva Sadako da giovane e che entrambe erano state discriminate in maniera più o meno grave. Grazie che me lo avete detto perchè altrimenti avrei pensato che far esplodere le cose urlando fosse normale. Le due combattono, l’amico dell’insegnante viene salvato e distrugge l’iPhone per… per… per… Boh, fatto sta che Sadako viene sconfitta e Ayane ritorna tra noi. E vissero felici e contenti. Bene. Bravi. Bis. No, niente bis, grazie.

Cercando di concludere, mi sembra doveroso fare un accenno al 3D che è nel titolo. Personalmente, l’ho visto in 2D e mi sembra che l’unica cosa che avrebbe potuto salvare in corner questa pellicola è proprio la moltitudine di oggetti che vengono sparati in faccia allo spettatore, pezzi di vetro in primis. Pure i monitor moderni, quelli piatti e a cristalli liquidi, esplodono in pezzi di vetro pur non contenendone.

Perciò chi sperava che la saga di The Ring potesse proseguire in una maniera degna dei primi capitoli dovrà ormai arrendersi alla legge del marketing cinematografico, cercando di abituarsi a vedere seguiti pieni di CGI con momenti bubusettete spesso telefonati, popolati da personaggi sempre alla moda, sempre pettinati bene e sempre molto alla Justin Bieber. Mi dispiace ma questo non è il Ring che voglio continuare a vedere. Io Sadako, la videocassetta assassina e le atmosfere di tensione le voglio ricordare così.

Va beh, mi arrendo.

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