Puzza. – “The Last Exorcism: Part II”

imagesEli Roth sei una cacca. Una grande, eh. Di quelle puzzolenti, grandi e morbide. Di quelle che quando le pesti, senti il piede affondarci e l’unica cosa che puoi fare è un’espressione di terrore. Perché sai che quella cacca, se non laverai la scarpa, ti perseguiterà con la sua puzza e rimarrà sotto alla tua suola.

Non importa quanto strofinerai la calzatura sul bordo di un marciapiede o su un manto erboso, quella cacca non si muoverà di un millimetro dalla tua suola, adagiatasi e accomodatasi in quegli spazi prima così vuoti e ora così puzzolenti. E sei tutto contento, ti sei appena momentaneamente scordato del fastidioso incontro pedestre che hai appena effettuato e stai per entrare in un negozio. Quando un odore sgradevole raggiunge l’olfatto e ti ricorda che lei c’è. Lei è lì.

Eli Roth è così. Guardi dei film, sei contento dei film che stanno uscendo in un determinato periodo poi ad un tratto ti ricordi che c’è anche Eli Roth. E lui non puzza, no. O, almeno, non lo conosco di persona quindi non saprei. Perciò ti viene giù quell’aria di tristezza, perdendo la spensieratezza che duramente ti eri conquistato, cercando di far passare il momento più alla svelta possibile. Quindi ti metti sotto, ore e ore di duro lavoro cinematografico, guardando pellicole migliori per poterlo dimenticare nuovamente. Ma poi ti trovi davanti ad un “Eli Roth presenta…” che precede la sua nuova opera da produttore. Perché non fa danni solo da regista ma pure, e aggiungerei soprattutto, da produttore. E lo sforzo viene vanificato. Nuovamente.

Quindi oggi parliamo di The Last Exorcism: Part II ovvero il seguito di The Last Exorcism che, in questo caso, ho sperato fosse una di quelle richieste che farebbe un bambino qualsiasi che vuole rimanere cinque minuti in più al parco a giocare in versione esorcistica: “Ok, l’ultimo esorcismo e poi basta, promesso!” Ma ovviamente mi sbagliavo. Perciò L’Ultimo Esorcismo, con un budget di circa due milioni di dollari, ne tira su al botteghino circa quaranta. E già in fondo alla sala si cominciava a sentire qualcuno che urlava “SEQUEL!”. E sì, probabilmente era Eli Roth stesso. Con una mossa da maestro, ha atteso che la maggior parte degli spettatori si dimenticasse sia di lui che del primo capitolo e poi, BAM, se ne esce con questo con la stessa faccia tosta di Paolo Bitta.

"Stavate parlando di me?"

“Stavate parlando di me?”

La trama. Nell, scappata dal rituale maligno dell’epilogo della prima pellicola, viene ritrovata da una coppia. La porteranno all’ospedale e poi verrà mandata in un centro di accoglienza dove conoscerà tante simpatiche ragazze con una profondità di carattere pari ad un portafoto. Ma il demone si è innamorato (true story) e la rivuole.

Con ordine cerchiamo di capire quali sono i pro (pochissimi) e i contro (tantissimi) di questo merdaio chiamato film.

I PRO:

1) Prima o poi finisce.

2) L’abbandono del found footage. Uno dei pochissimi punti a favore è questo anche se la pellicola non ne risente in una maniera positiva. In questo modo, si sarebbero dovuti evitare tutti i preamboli, le presentazioni e le inquadrature inutili di rito per mostrare al pubblico che cioè mikia questa è robbba vera, raga. Perciò dopo un tradizionale riassuntone iniziale dell’episodio precedente che fa nasare già allo spettatore l’impressione di aver pestato una cine-popò, il film comincia esattamente dall’inquadratura della telecamera utilizzata dalla troupe massacrata nel finale precedente. Inquadratura simbolica che ci fa abbandonare quello stile per dedicarci a quello di un film tradizionale.

I CONTRO:

1) Ad un certo punto inizia.

2) Sembrava fosse amore e invece… Se l’abbandono dello stile “telecamera a mano” aumenta la speranza di ritrovarsi davanti ad un horror perlomeno decente, tutto questo entusiasmo viene spento mano a mano che ci si avvicina al finale. Perché non succede un emerito cazzo. Ma proprio nulla. Abbiamo un’ora su un’ora e mezza in cui assistiamo ad una serie di fenomeni paranormali inutili, visti e stravisti, capaci di procurare solo sbadigli invece che salti sulla poltrona. Esattamente in puro stile found footage: un’ora e dieci di chiacchere e robette che si spostano con il tecnico del mixaggio audio che tira su tutte le levette tra bassi e volume con l’indegno tentativo di limitare almeno un po’ la noia e cinque minuti di avvenimenti che sulla carta sarebbero decenti ma in pratica sono indegne. Tutto questo grazie al nostro punto 3 dell’elenco.

3) Ed Gass-Donnelly. Ora, caro amico Eli, vieni qui e mi spieghi in base a che cosa hai scelto mr. Ed (perdonami, ti chiamo così per abbreviare). Perché in un film di un’ora e mezza su SATANA, MALE, BUAHAHAH, POSSESSIONE e robe simili, ci propina una regia incredibilmente anonima e piatta. Mai un qualcosa di originale. Mai un qualche tentativo di fare di più del compitino da svolgere più o meno bene. Dai Ed, fai rotolare la telecamera. Falle fare un volo a strapiombo della città. O un’accelerazione improvvisa. Fai qualcosa di originale, ti prego Ed. Niente, ma proprio niente di niente. Tranne il fantastico filtro grigio bluastro che proprio nessuno utilizza al giorno d’oggi. Nessuno, vero Ed? Ma mica solo dal punto di vista registico sei colpevole, nono. Pure a scrivere fai cagare. Punto 4, per favore.

4) La sceneggiatura. Mamma mia, che nervoso. Tutti i cliché, tutti li hai messi, Ed. Vi siete messi in due, tu e un tuo amico, e siete riusciti a partorire solo queste idee? Porte che si chiudono all’improvviso. Genio. Cani neri che abbaiano alla indemoniata. Innovatore. Scene allo zoo con animali terrorizzati dalla posseduta. Fenomeno. Entità misteriose che passano veloce davanti alla telecamera con conseguente innalzamento del volume in quella che per comodità chiameremo colonna sonora. Grandissimo. Per non parlare delle mosche che si aggirano attorno al MALE in grassetto e con tutte le lettere maiuscole. Pensatore. Oppure gente con ossa che scrocchiano ogni tre per due. Capolavoro. Continuando con segni misteriosi alla pentacolo disegnati ovunque: strade, palazzi, pareti di casa, pavimenti. Ovunque. A proposito di segni ovunque…

5) Déjà vu. Disegni misteriosi a terra, entità che non si mostrano mai, porte che sbattono e ante dei mobili della cucina che si muovono da sole. Una trama che non si muove per quasi l’intero film per poi accelerare negli ultimi cinque minuti. Non so voi ma a me sembra di aver già visto questo film. Si chiama Paranormal Activity e, ok non avrà inventato nulla, ma sicuramente ha più ragione di continuare lungo questa linea già ben (?) consolidata. Ma L’Ultimo Esorcismo? Perchè anche tu vuoi fare così? Insomma, con il primo film eri andato benino, qualcosa di originale l’avevi. Personalmente mi avevi fatto pena, però qualche piccolo merito te lo si poteva dare. E invece con la grande filosofia del “se ce l’avete fatta voi, possiamo riuscirci pure noi”, L’Ultimo Esorcismo Parte II cerca la strada del serial cinematografico. Sia perché gli sviluppi narrativi sono quasi nulli, sia perché il finale è più aperto che più aperto non si può. Tra poco ci arriviamo.

6) L’esorcismo. Dopo essere stata da un prete che (COLPO DI SCENA) si rivela cattivo e alleato col DIAVOLODEMONIOSATANA, Nell, camminando per strada, viene avvicinata da un ubriaco che vuole farsi una foto con lei dopo che l’ha vista su YouTube in un video che la ritraeva durante l’esorcismo del film precedente. A parte il fatto che se la telecamera è rimasta a terra in mezzo alla foresta vicino alla quale abitavano solo campagnoli che a malapena sapevano usare la calcolatrice, qualcuno mi deve spiegare chi cazzo ha recuperato i filmati e li ha messi in rete. Ma, grazie al cielo, Nell gli dice chiaramente di levarsi dalle palle e ammazza l’uomo su un marciapiede di una via normale di New Orleans con la gente che passa come se nulla stesse accadendo, accorrendo ad aiutare il poveretto quando ormai gli sono rimaste in corpo cinque ossa integre e mentre della schiuma gli esce dalla bocca. Quindi, terrorizzata, viene avvicinata da una signora che lavora all’ospedale ma che nel tempo perso è una sacerdotessa voodoo. La sacerdotessa infermiera decide di evocare il Baron Samedi per scacciare il demone dalla ragazza.

Baron Samedi in tutto il suo splendore.

Baron Samedi in tutto il suo splendore.

Ma non è sufficiente. Perciò l’infermiera voodoo chiama i suoi amichetti per organizzare un esorcismo fatto bene. Legano Nell su un lettino, le attaccano una flebo con acqua santa, fanno un bel cerchio di polverina sacra per terra e via. Tutto a posto fino a quando un dottorone si avvicina e le dice, cito testualmente, “Tra poco lo evocheremo. Lo distaccheremo dal tuo corpo e lo attaccheremo a quell’animale.”

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Un esorcismo per attaccare il demone ad una gallina. UNA GALLINA. E poi il dottorone continua facendo il simpaticone, assicurando che la gallina non sentirà dolore. Ma chi cazzo te l’ha detto? E, a parte questo, UNA GALLINA? Stiamo scherzando? Ti prego, Ed e Eli, ditemi che state scherzando.

Comunque l’esorcismo inizia e ovviamente (SPOILER) va male. E minuti su minuti di preparazione con ammenicoli magici vari vanno a farsi benedire e i dottoroni decidono di uccidere Nell con della morfina perché ormai è troppo tardi. Bene. Bravi. L’avete preparato bene, questo rito, eh. Fenomeni. E poi c’è il finale.

7) Il finale. Ussignùr. Nell, incazzata come una pantera e resuscitata da Blabla (lo chiamo così il demone anche se ha un nome simile che non ricordo), prende l’auto (giuro) e guida a caso incendiando interni delle macchine (solo quelli, le fiamme non escono. Quando si parla di porte tagliafuoco…) e alberi. Il tutto con effetti digitali terrificanti appena appena un gradino sopra a quelli della Asylum. Un finale che, teoricamente, poteva anche essere figo, invece viene gestito con una povertà, una freddezza e una bruttezza incredibile. Zero aumento di tensione, zero crescendo di spettacolarità. E via così, sperando che ci facciano realizzare il sequel, vero Eli?

Insomma, concludendo, si tenta di realizzare un franchise anche con questo film, senza accorgersi che le idee sono pochissime e che le poche che hanno avuto sono pure già state usate mille e mille altre volte. Il tutto realizzato senza sentimento, senza passione, con una piattezza e impersonalità fastidiosa capace solo di provocare colpi di sonno e sbadigli. Tranne la decente performance di Ashley Bell, la protagonista, la quale riesce, durante un primo appuntamento, a pronunciare la seguente frase “No, zero ragazzi. Però una volta sono rimasta incinta” senza provocare incredibilmente nessuna risposta da parte dello spasimante, non si salva nient’altro. Violenza nulla, sangue pochissimo e spesso realizzato al computer e pure male. Avevate dei dubbi? Quindi il 4 Luglio quando in Italia esce andatevi a prendere un bel gelato, piuttosto.

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