Venezia 70 – Sorcerer e il Leone d’Oro alla Carriera: William Friedkin

sorcererUno degli avvenimenti più emozionanti a cui sono riuscito ad assistere nella mia breve parentesi, ma comunque piena di soddisfazioni, alla Mostra del Cinema di Venezia è sicuramente questo. Per prendere i biglietti, la sveglia alle 6 e mezza era obbligata. Poi camminata, vaporetto e coda al box office. Ero tranquillo ed eccitato allo stesso tempo: avevo ottenuto il biglietto per la proiezione di Sorcerer e, subito dopo, della premiazione, con il Leone D’Oro alla Carriera, del regista, il grande William Friedkin.

La trama. Quattro uomini (Roy Scheider, Bruno Cremer, Amidou e Francisco Rabal) scappano dalle loro vite per differenti ragioni: una bancarotta fraudolenta, un colpo andato male, un attentato e un omicidio. Tutti si ritrovano in un paesino dell’America Latina nel quale lavorano quasi come schiavi. Ad un tratto, si presenta l’opportunità di fuga che i quattro stavano aspettando: una grossa somma e i passaporti legali in cambio del pericolosissimo trasporto di casse di nitroglicerina instabile. 218 miglia di stradine impervie e fangose.

Il film è un capolavoro e su questo non si può obiettare nulla. I quattro interpreti, Roy Scheider e Francisco Rabal in primis, sono straordinari e perfetti nei loro ruoli con interpretazioni magistrali che culminano con il delirio finale del primo. La tensione è palpabile per tutto il film: non ci sono mostri, non c’è nessun demone ma il “regista del male”, come viene soprannominato Friedkin dopo L’Esorcista, riesce a trasmettere un terrificante senso di inquietudine e terrore utilizzando ambientazioni naturali claustrofobiche e angoscianti sia che si tratti di piccole stradine in mezzo alla foresta che di spazi aperti tra le montagne. Come ha dichiarato lo stesso regista nel piccolo discorso, che si trova in fondo a questa pseudo-recensione, questa pellicola racconta comunque dello scontro tra il Bene e il Male, entrambi protagonisti in maniera palpabile nonostante si abbia l’impressione contraria. Con un Male presente ovunque, sotto qualsiasi forma, capace di colpire i protagonisti, di metterli in difficoltà tramite frane, pericolosi trafficanti e tempeste improvvise, e capace anche di uccidere senza pietà.

Se nella prima metà del film, la tensione si percepisce grazie alle grandi interpretazioni degli attori, grazie agli sguardi, alle frasi cariche di cinismo e umorismo nero che si scagliano l’uno contro l’altro, nella seconda metà, ovvero quando comincia il trasporto delle casse di nitroglicerina che potrebbero esplodere in qualunque momento, dopo un sobbalzo o una discesa, la pellicola diventa fenomenale. Il respiro si ferma più volte, le palpebre si rifiutano di sbattere: qualsiasi sequenza, qualsiasi imprevisto che capita ai quattro protagonisti è impressionante e carica di tensione, lo spettatore, all’ennesima potenza. Il tutto culmina con la follia surreale finale di Roy Scheider che riesce a sconvolgere pure il pubblico per la sua eccellente realizzazione e per la potenza figurativa.

Parcheggio perfiiiietto.

Parcheggio perfiiiietto.

Infine, il film, concedendo un apparente momento di respiro quando pare che il pericolo sia terminato, riesce a spiazzare tutti, proponendo un epilogo veramente nero, crudele e cinico che però non rovina assolutamente nulla ma, anzi, continua a perorare la causa del “Male ovunque” che tanto ama il regista americano.

Applausi, applausi ovunque e standing ovation. William scende le scale, percorre la strada per il palco e io, essendo in un posto esterno nella platea, gli faccio ciao con la manina.

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Segue una premiazione divertente, leggera ed emozionante di una leggenda del cinema. Bravo Willy. Meritato. E continua così. Alla fine, la galleria con alcune foto che ho scattato.

Ok, so che manca un minuto iniziale ma è perchè stavo facendo le foto. E so anche che l’audio non è dei migliori. Ah, e l’unica cosa che non ho digerito è quell’accidenti di titolo italiano: Il Salario della Paura. No, ragazzi del 1977, proprio no, eh.

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