Luna e il divertimento secondo lei – “The Starving Games”

starvingVedo la pubblicità in televisione e sospiro. Vedo il trailer e sospiro. Quanto posso ridere con una scagazzata di un uccello in faccia? E con personaggi omosessuali stereotipati peggio che in una puntata di Glee qualunque? E quanto, invece, con una bambina che, dando una facciata al muro, escalama, nell’edizione italiana, un sonoro “Mortacci tua”?

Però, invece, alla battuta su un “culo rotto”, posso ridere, no? No? No. Ma sono così sicuro che posso giudicare questo film come “una merda” senza prima averlo visto? No, quindi spingo play e che The Starving Games abbia inizio.

C’è una persona tra i miei amici di Facebook che chiamerò Luna. No, non è quello vero ma ha una qualche assonanza con il nome reale. Luna ha quasi 22 anni, va a ballare tutti i fine settimana in posti frequentati da sedicenni, non riesce a scrivere qualcosa senza uccidere la grammatica italiana e pubblica foto di se stessa nel cesso, ritratta sempre negli stessi modi. Foto su foto in cui cambia solo il filtro dell’applicazione per Iphone con cui sta scattando: seppia, bianco e nero, forte saturazione, luce sovraesposta e via cosi. Eh, guarda in questa foto ha il cappellino, qui fa la linguaccia, qui non ha il cappellino ma fa la linguaccia, qui ha ancora il cappellino, qui linguaccia e cappellino. Si da il caso che io e Luna non abbiamo mai avuto grossi rapporti ma l’ho sempre considerata una cazzona. Quindi, nel momento in cui noto che da una settimana continua a postare il trailer di questo film (posso chiamarlo così?) che, evidentemente, gli procura una certa attesa spasmodica, mi incuriosisco, decido di procurarmi la pellicola e guardarmela anche solo per entrare per un’ora e venti nella sua testa, cercando di capire quale potrà mai essere il grado preferito di divertimento e ironia di un soggetto del genere che ha pure facoltà di voto. Bene, dopo un’ora e dieci di film (perchè in realtà questo film dura un’ora e dieci più 13 – dico tredici – minuti di “papere” finali) riesco a capire che la sua idea di ironia è la stessa di Homer Simpson, se non peggio.

La trama. Kantmiss Evershot (già qui siamo a livelli altissimi di umorismo) si offre volontaria, insieme a Peter, per i 75esimi Starving Games (letteralmente i “giochi degli affamati”, credo). Dopo una serie di peripezie demenziali, Kantmiss vince il gioco al massacro battendo gli Expendables e si unisce agli Avengers. Sì, avete letto bene e, no, non ho scritto male.

Ma, sinceramente, lo poteva intuire anche mia nonna, che guarda solo Tempesta d’amore su Rete4, che la storia non è proprio il vero punto di forza della pellicola. Giunti a questo a questo punto, andiamo per gradi:

Il titolo. Sappiamo quanto i distributori italiani si divertano nella rielaborazione dei titoli dei film. La storia del nostro Paese ci dice quanto la professione dei titolisti italiani sia dura, faticosa e richieda una massiccia dose di creatività. In questo caso, è stato preso il nome originale, The Starving Games e cambiato in Angry Games a causa di una (UNA) scena della durata massima (MASSIMA) di 30 (TRENTA) secondi (SECONDI) in cui la protagonista viene colpita da un uccellino del celebre gioco “Angry Birds”. Basta, finito, tutto qui. A dire il vero, non è tutto qui perchè una volta che la creatività del titolista italiano viene messa in moto, è difficile fermarla. Quindi, in un impeto di creatività, si decide di mettere un sottotitolo ovvero “La ragazza con l’uccello di fuoco” che parodizza il titolo di una parte della saga di Hunger Games mischiando con, nemmeno troppo vaghi ma assolutamente superflui, doppisensi sessuali. Io non ho nulla contro i doppisensi di questo tipo. Penso solo che permettere di utilizzare un sottotitolo del genere, trasmesso tra l’altro più e più volte in televisione, in un Paese in cui si censura qualsiasi semplice e innocente pellicola che contenga lesbiche, riferimenti al suicidio e gladiatori che ammazzano la gente a random, dimostri una mancanza di equilibro e di razionalità nell’opera della censura italiana. Ma, sappiamo anche questo, la storia della censura in Italia è bella lunga, pure i censori devono mangiare e pagare le tasse quindi tutto a posto e via così.

L'unico uccello di fuoco che vedrete in tutto il film.

L’unico uccello di fuoco che vedrete in tutto il film.

Maiara Walsh. Quando ero un po’ più giovincello, solevo passare momenti pomeridiani intrattenendomi con prodotti di finzione televisiva realizzati dall’emittente chiamata Disney Channel. Oltre a Hannah Montana e Zack e Cody al Grand Hotel, c’era Cory alla Casa Bianca che raccontava la storia di questo ragazzino che si trasferiva nel luogo di residenza del Presidente degli Stati Uniti quando il padre veniva assunto come chef nelle cucine. Lì conosceva una ragazzina, figlia di un qualche ambasciatore, credo, interpretata da Maiara Walsh. La stessa che ora è cresciuta e recita come protagonista in questo film prendendosi cagate di uccelli in faccia e facendosi toccare il culo da Gandalf. Maiara, già il nome non ti aiuta, ma sappi che credo sia il momento di rivedere l’andamento della tua carriera cinematografica.

Una baguette al posto della freccia! Minchia risate!

Una baguette al posto della freccia! Minchia risate!

L’umorismo, se così si può definire. Un film che utilizza un umorismo totalmente fisico in maniera per nulla originale, che procede per gag, ripetizione all’infinito di determinati schemi e, addirittura, viene occupato del minutaggio, allungando il brodo, per mostrare gli avvenimenti importanti della prima parte del film. Sì, degli highlights! Un’accozzaglia di personaggi, citazioni (siamo nel 2014 e ancora continuano a fare parodie di Avatar) e battute scadenti che, molto spesso, mettono in piedi delle scenette che, seppure nella realtà durino una trentina di secondi, paiono durare un’infinità, quasi costringendo lo spettatore a guardarsi attorno con l’imbarazzo o verificare l’ora che si è fatta sul cellulare. Ma, a quanto pare, quando scrivo “lo spettatore” mi riferisco a me stesso perchè questi film, se continuano a esserne prodotti, incassano. Persone su persone che si recano al cinema per vedere calci con piedi che si incastrano su per il culo, costumi di plastica ed effetti digitali imbarazzanti anche per la peggior produzione Asylum, ridendo di gusto per le “brillanti” trovate di sceneggiatura. Forse sono io ad essere sbagliato. Forse dovrei riguardarlo una seconda volta sforzandomi di ridere di gusto, afferrando una manciata di pop corn con una mano mentre con quell’altra mi gratto le parti intime, lasciando fuoriuscire un qualche peto o scoreggia. Forse sono cresciuto con delle idee sbagliate sul grado di decenza che deve avere un film per essere classificato come “carino”. Forse, mia Face-amica, cara Luna ho bisogno di un consiglio: dimmi, ragazza dalla mania di protagonismo virtuale e dal ragazzo facile. Dimmi dove ho sbagliato.

Perdonali perchè non sanno quello che fanno.

Perdonali perchè non sanno quello che fanno.

E poi basta. Che altro vi devo dire. Una pellicola che regala grandissimi momenti di comicità a una moltitudine di ragazzini dotati di un sottile umorismo, capaci di cogliere facilmente tutte le sfumature delle intelligenti e provocanti battute contenute in essa. Poi mi fermo un attimo, ci penso su. Bah, rimango dubbioso. Cara mia amica Luna, credo proprio che, alla fin fine, rimarrò della mia opinione. Mi dispiace di non riuscire a capire cosa c’è di sbagliato in me. Ma credo che il tuo concetto di divertimento continuerà ad essermi sconosciuto ed il tuo concetto di cinema continuerà ad essere una putrida fanghiglia in cui non vorrei mai metter piede.

Insomma, concludendo, potevo semplicemente scrivere “sì, questo film è una merda”, così me la sarei sbrigata in una riga. Invece no, Giacomo vuole scrivere, Giacomo vuole rompere le palle. Mai una volta che mi ascolti.

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