Supercazzola spagnola – “Open Windows”

open-windows-poster01Open Windows è essenzialmente una supercazzola. Negli anni ’70 e ’80, ci sguazzavamo dentro: virus mutanti su arcipelaghi paradisiaci sperduti ai quattro angoli del globo ma comunque tutti uguali, assassini con guanti neri che uccidevano in tutti i modi tranne che in quelli più semplici e colpi di scena come se piovessero. Poi ci siamo addormentati. E parecchio anche.

Arrivano gli anni 2000 e la supercazzola decide di traslocare perchè ormai da noi non se la fila più nessuno, non va d’accordo con i vicini che fanno sempre rumore e attaccano la lavatrice di notte che poi senti sempre quel ronzio di sottofondo che rompe il cazzo.

Quindi mette la roba dentro gli scatoloni e va in Spagna. Là trova tanta gente simpatica e, anche se ci mette un po’ a fare amicizia, riesce a crearsi un buon giro di frequentazioni tanto che la chiamano alle serate senza che debba farsi sentire sempre lei. Però si sa, ‘el troppos struepas’ come direbbero gli amici spagnoli ovvero quando pensi che uno è veramente simpatico e per qualche settimana ci si vede quasi una volta al giorno, poi mobbasta veramente che piuttosto di sentire la sua voce metto su Carmen Consoli. Però cavolo oggi gli avevo già detto che sarei uscito con lui. E va beh, ormai è andata così ma da domani si cambia.

Ecco, Open Windows è la frequentazione della supercazzola in questo ultimo periodo. Un po’ l’accetti, un po’ ti diverti ma più vai avanti più sospiri e tolleri fino a sfiorare (ma anche sfondare) la barriera di quello che studi scientifici hanno definito lo “Eccheccazzonoperò”.

Come se fosse antani.

Come se fosse antani.

Diretto da Nacho Vigalondo, già regista de Los Cronocrìmenes che mi dicono essere un bel film di viaggi nel tempo ma ancora non l’ho visto perchè nel mio ordine di importanza viene dopo Sharknado 2, il film racconta la storia di Nick Chambers, ovvero Elijah Wood in un ruolo quasi uguale a quello in Wilfred, il quale vince un concorso per cenare con la star del cinema Jill Goddard, interpretata da Sasha Grey. Se non fosse per il super-mega-ultra hacker che si intrufola nel suo pc, si conquista la sua fiducia e cinque minuti dopo gli fa stendere uno sconosciuto che poi nasconderà sotto il letto che poi verrà fatto esplodere. Ma la particolarità di questo film, che vuole giocare a tutti i costi la carta dell’innovazione e dell’originalità, è che l’intera vicenda viene narrata attraverso il desktop del computer di Chambers con finestre di webcam e applicazioni che si aprono continuamente. Che sì da un lato ok all’originalità (ma non troppa come capiremo tra poco) ma dall’altro la credibilità è pari allo zero. Ma andiamo per punti. Era un po’ che non lo dicevo, mi sento meglio.

Scusate non sono riuscito a trattenermi.

Scusate non sono riuscito a trattenermi.

L’originalità e la credibilità. Open Windows viene presentato il 10 marzo 2014 al South by Southwest Film Festival cioè quattro giorni prima dell’uscita nelle sale americane di The Den, pellicola dello scorso anno e realizzata con lo stesso principo ovvero la visione degli avvenimenti tramite desktop. Mentre il Vigalondo utilizza una strategia più puntata verso l’intrattenimento puro aiutandosi con una moltitudine di stratagemmi spesso discutibili e tentando di creare una sorta di universo credibile in un poco più di un’ora e mezza, The Den riesce nell’intento mille volte meglio con molta più tensione, un registro più horror, più duro e più cubo e una conclusione, nonostante un po’ scontata, che non ti fa ribaltare il divano dal nervoso. Inoltre Open Windows non si aggrappa a nessun sistema operativo conosciuto mentre The Den gira su Mac, aiutando ulteriormente ad alzare il livello di credibilità: perchè mentre l’hacker spagnolo cracca i cellulare come se stesse comprando le sigarette, l’altro al massimo riesce a far funzionare la webcam da remoto e, fidatevi, è meglio così e il film ne beneficia. E poi i personaggi.

I personaggi. Elijah Wood a me piace. Non so bene se mi piace come attore o è uno di quelli che mi sa tanto da buon regaz, di quelli con cui bere qualcosa alla sera insieme, fare una passeggiata e tornare a casa non troppo tardi. Ma in questo caso, il caro Wood ha la personalità di un pezzo di legno (l’avete capita eh? L’avete capita?). Si fa convincere in maniera demenziale, gli basta pensare alla Grey e perde ogni briciolo di razionalità e spina dorsale, passando quasi l’intero film a balbettare con la sua vocina stridula. Per quanto riguarda Sasha Grey, poteva andare peggio ma penso sia il primo film in cui il suo spettatore tipo è costretto ad attendere cinquanta minuti prima di vederle le tette.

Il finale. Arriva un certo punto in cui non capisci bene dove Open Windows voglia andare a parare. Verso l’ora e un quarto, ecco. Poi comincia il balletto finale con il classico scambio di identità, io sono lui ma lui non è me perchè tu sei lui ma alla fine vogliamoci bene perchè tra un quarto d’ora finisce il film e dobbiamo muoverci. Un giro di colpetti di scena nel giro di pochi minuti da far rabbrividire l’Enigmista di intensità sempre crescente fino all’ultimo in cui il massimo di emozione che puoi esprimere è il seguente:

Poi per fortuna che finisce altrimenti chissà. Perciò, concludendo, questo Open Windows era sulla carta molto forte, il trailer faceva ben sperare ma alla fine si tratta di un filmetto guardabile senza impegno e che può a tratti divertire senza mai però sfondare troppo la barriera dell’esagerazione visiva, sfondando invece troppo quella dell’esagerazione concettuale rendendo il tutto disomogeneo. Minchia, che riflessione. In sintesi, meglio The Den.

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