Il tonno è più buono – “3 Days to Kill”

three_days_to_killE’ nuvoloso e nella sua casa di campagna in Arizona, Kevin riposa in veranda su una sedia a dondolo mentre sorseggia una birra in attesa di scorgere un qualche animaletto selvatico per sparargli con il fucile per noia. Passano le ore, nessun animaletto ma le bottiglie continuano ad essere svuotate a discapito del fegato del bevitore. E’ un po’ depresso, non è sempre facile essere una star in declino. Certo, qualche particina in un paio di kolossal degli scorsi anni gliel’hanno data. Ma morire sullo schermo nel tentativo di salvare un cane, ha fatto sorgere a Kevin una serie di dubbi: sono ancora adatto a questo lavoro? Cosa potrei fare per rilanciarmi? O sono troppo vecchio per qualsiasi cosa?

Quindi, terminata l’ennesima birra, decide di rientrare in casa e, chiudendosi la vestaglia rossa unta da patatine alla cipolla, si siede sul divano. Accende la televisione. Un reality show. Una replica di qualche telefilm che hanno cancellato già da tempo. Poi lo vede: Taken. Un attore ormai non più giovanissimo che si rilancia grazie ad un classico revenge movie in salsa d’azione. Spalanca gli occhi, il cuore batte sempre più forte. Prende il telefono e chiama il suo agente: “Voglio un film d’azione – dice Kevin -. Voglio una parte figa e la voglio subito”.

Ma purtroppo le cose non vanno sempre come si vuole.

Il tempo passa e il “grande” Luc Besson, un uomo che in vent’anni è passato dal dirigere Nikita alla trilogia di Arthur e il popolo dei Minimei, prende gli scarti di Taken, sempre da lui scritto, e li cuce assieme per una nuova sceneggiatura, priva di colpi di scena, priva di originalità e con più scene sentimentali che d’azione, e la regala a McG. Chi è McG? All’anagrafe Joseph McGinty Nichol, meglio McG quindi, è colui che è riuscito a distruggere più timpani che palazzi con Terminator Salvation e che ha preso le Charlie’s Angels per ridurle a culi che si muovono a ritmo di musica. Quindi non proprio un fenomeno. Comunque McG decide di regalare la parte principale a Kevin Costner che, da qualche settimana, si trovava sul divano di Besson da quando una sera, dopo essersi ubriacato in preda ad una profonda depressione, aveva suonato alla sua porta e non riusciva più a ricordare dove si trovasse casa sua. Perciò Besson, regalando il film al suo amico regista, riesce a togliersi da torno il vecchio Costner che, si sa, dopo un po’ gli ospiti puzzano come il pesce. Due piccioni con una fava.

Colpo della strega.

Colpo della strega.

La trama. Ethan Renner (Costner) è un ex agente della CIA al quale diagnosticano un male incurabile. Decide quindi di tornare dalla propria famiglia a Parigi (manco nelle ambientazioni riesci a essere originale, Besson) per godersi le ultime settimane con le persone che ama. Ma dal suo passato arriva Vivi Delay (Amber Heard), un’assassina sempre della CIA, che gli offre il classico “siero verde che fa miracoli e cura qualsiasi cosa” in cambio di un ultimo lavoro.

Che detta così, la storia non è nulla di originale, certamente, però qualche simpatica scena d’azione potrebbe regalarla. Invece, dopo un inizio che già può lasciare un attimo perplesso a causa della sua banalità e imprecisione, ci si ritrova con una pellicola su Ethan che cerca di riconquistare l’amore della figlioletta adolescente che dice parolacce, che oddio c’ha i capelli messi male e deve andare ad una festa e che rischia di venire stuprata in discoteca ma lei si è tanto divertita e vorrebbe tornarci subito. Il tutto contornato da qualche inseguimento (“qualche” sta per “uno” che dura credo un paio di minuti), delle sparatorie dirette malamente e un paio di combattimenti corpo a corpo abbastanza degni di essere chiamati tali. I problemi di questo film, quindi, sono essenzialmente due: Kevin Costner e la sceneggiatura talmente debole che si taglia con un grissino.

"E qui, Kevin, devi correre!" "Cosa devo fare, scusa?"

“E qui, Kevin, devi correre!”
“Cosa devo fare, scusa?”

Kevin Costner. Deambula per miracolo, non riesce a correre e tu gli vuoi dare un ruolo d’azione? Ha sempre la stessa faccia da tonno pinne gialle (scusate, ma non riesco a fermarmi) e per un’ora e mezza tenta con qualsiasi mezzo di regalare una stramaledettissima bicicletta viola alla figlia che però poverina non ha mai imparato ad andare in bici perchè suo papà non c’era mai oddio che storia triste ora piango ueue. Si riesce a sopperire alle mancanze fisiche del povero Kevin in quasi tutte le scene d’azione in cui si deve muovere troppo con la scusa che la dose del siero miracoloso sta per finire, si sente debole, stramazza al suolo e occhi al cielo. Per non parlare delle scene di interrogatorio con l’apice della violenza che si ha nel momento in cui Costner strappa un pezzo di nastro adesivo attaccato ad un’ascella. Da segnalare, però, la presenza di un personaggio italiano che, nonostante la presenza fisica stereotipata, risulta parlare correttamente il nostro idioma: questione comprensibile a causa di un “vaffanculo” pronunciato in maniera precisa, fluente e con accenti e doppie nel posto giusto.

La sceneggiatura. Besson non aveva proprio voglia di scriverla. Ma proprio zero. Forse stava per scrivere delle varianti originali nel campo del revenge movie ma poi si è accorto che il timer era suonato e l’arrosto nel forno era ormai pronto. Il francese si serve del “Manuale del film d’azione 1.0” per quanto riguarda i personaggi (la femme fatale, il cattivo pelato albino, il cattivissimo tedesco) e le ambientazioni (hotel di lusso e club privato con spogliarello lesbo buttato dentro così malamente che quasi t’imbarazzi per l’autore). Ovviamente evitando le scene d’azione spettacolari e dando un finale pseudo happy ending che fa gridare pietà al Signore Onnipotente. Dura due ore ma paiono di più.

Perciò è molto meglio camminare in una valle verde che vedere questo film. Vero, Kevin?

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